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Trump raccoglie le Big Tech e parla di  “Costituzione” dell’AI, poi presenta il chatbot America

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Vedere il Presidente Trump con alle sue spalle Musk, Amodei, Altman, Zuckerberg, Bezos e altri fa pensare ad un grande progetto politico, più che ad un tavolo per la sicurezza e il controllo dell’AI. Nessuna nuova legge, solo autoregolamentazione delle Big Tech.

Trump e la “costituzione” dell’AI: le Big Tech promettono sicurezza, Washington accelera

Un accordo “moralmente vincolante”, controlli affidati alle aziende, un possibile comitato di sorveglianza e nessun rallentamento imposto, niente di più, niente di meno. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha presentato così la strategia americana per l’intelligenza artificiale (AI) dopo il pranzo di lavoro alla Casa Bianca con tutti i leader delle più grandi aziende tecnologiche del Paese. “È quasi come una costituzione, in un certo senso”, ha dichiarato. Di fatto, però, il patto annunciato non è un nuovo quadro legislativo, ma solo un impegno volontario dei maggiori produttori di AI.

Attorno al tavolo sedevano Elon Musk, proprietario di SpaceXAI e Tesla, Mark Zuckerberg di Meta, Sundar Pichai di Google, Dario Amodei di Anthropic, Jensen Huang di Nvidia e Greg Brockman, presidente di OpenAI. Presenti anche Jeff Bezos, fondatore di Amazon, e Lisa Su, amministratrice delegata di AMD. Accanto a Trump c’era anche il presidente della Camera, Mike Johnson.

Il confronto a porte chiuse è diventato una manifestazione pubblica dell’alleanza tra Washington e l’industria tecnologica: all’esterno, Trump ha risposto per circa mezz’ora alle domande dei giornalisti, con i dirigenti schierati alle sue spalle. Zuckerberg ha annunciato “robusti controlli interni”. Amodei ha mantenuto maggiore prudenza: “Ritengo che questa tecnologia comporti rischi reali”, aggiungendo che le modalità per affrontarli sono ancora in discussione.

Quattro livelli di controllo, senza obblighi

L’accordo, in sintesi, prevede controlli sui modelli durante lo sviluppo e l’utilizzo, anche per evitare accessi informatici impropri e contenere rischi biologici e chimici. Poi ci sarà un team interno incaricato di verificarne il funzionamento e correggere i problemi, valutatori esterni indipendenti e un comitato del consiglio di amministrazione che esamini i rapporti.

Le aziende hanno “promesso” di incontrarsi periodicamente per concordare standard comuni. Il testo contempla una “futura” trasformazione degli impegni in leggi o regolamenti, senza fissare tempi, quindi potrebbe anche non accadere mai.

La debolezza di tutto questo impianto propagandistico è evidente: promettere verifiche non equivale a creare un’autorità pubblica indipendente. Il patto non introduce sanzioni proprie, poteri ispettivi o garanzie sulla pubblicazione dei risultati. Restano naturalmente applicabili le leggi esistenti, ma la nuova “costituzione” aggiunge soprattutto promesse (dal forte sapere elettorale, viste le elezioni di medio termine alle porte).

Comitato, nuovo zar per l’AI e il chatbot America.gov

Trump valuta un organismo di circa dieci persone per sorvegliare il settore, senza precisarne composizione e poteri. Vuole inoltre nominare un nuovo responsabile dell’AI alla Casa Bianca, il nuovo ‘zar’ al posto di David Sacks. Secondo Axios, il Presidente USA ha accolto favorevolmente il nome di Jay Clayton, senza annunciare una nomina.

Dopo la richiesta del Presidente Trump di iniziare a chiamare l’intelligenza artificiale “super intelligenza”, quindi non più AI ma SI, almeno nei documenti ufficiale della Casa Bianca e nel linguaggio dell’amministrazione federale (anche qui è evidente la strategia di marketing politico tesa a presentare l’AI come un grande progetto nazionale, solo che cambiare nome non rende più affidabili i prodotti), arrivano altre novità governative.

Nella stessa giornata è stato presentato America.gov, il chatbot AI ‘americano’ per orientare i cittadini tra informazioni e servizi federali. Trump lo ha descritto come “impossibile da violare”, ma ovviamente senza fornire prove a riguardo.

Confermato anche il sostegno ai data center e alle contestazioni locali Trump risponde prospettando contributi economici delle aziende alle comunità.

La sicurezza dentro la corsa alla Cina

La priorità resta sempre il vantaggio americano, la supremazia tecnologica del Paese (sulla Cina). Trump ha spiegato di non voler concordare con Xi Jinping la governance dell’AI perché ciò renderebbe più difficile superare i prodotti cinesi. La sicurezza viene quindi collocata dentro la competizione strategica.

Anche le aziende corrono. Nello stesso giorno OpenAI ha presentato Dots, dopo aver fermato GPT-6.1 Astra per problemi emersi nei test. Sono sistemi diversi, ma il messaggio pubblico resta difficile da decifrare: allarmi continui, seguiti da nuovi lanci.

I pericoli possono essere reali, ma è chiaro contemporaneamente che il marketing riesce bene a sfruttarli. Descrivere l’AI come eccezionalmente potente aiuta a venderla, mentre presentarla come difficile da controllare può rafforzare il ruolo dei grandi produttori (che diventano i ‘custodi’ della sicurezza).

La domanda è sempre la stessa: chi verificherà le loro promesse? Viene da pensare che questo facsimile di “costituzione” scritta dai protagonisti del mercato rischia solo di proteggere soprattutto la loro libertà di correre, non certo la nostra sicurezza.

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