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Trump promette indagine su fuga notizie di Manchester, G7 Taormina, La Germania e il software per i richiedenti asilo, Temer (Brasile) ritira l’esercito

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Usa, Trump promette un’indagine dopo la fuga di informazioni d’intelligence sull’attentato di Manchester

26 mag 11:09 – (Agenzia Nova) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, bersaglio di incessanti fughe di indiscrezioni dall’apparato di intelligence Usa in merito ai presunti contatti tra la sua campagna elettorale e la Russia, ha annunciato ieri una indagine, dopo le dure critiche del governo britannico per la fuga di informazioni riservate sull’attentato di Manchester, pubblicate all’indomani dell’attacco dal “New York Times”. La premier britannica, Theresa May, ha sollevato la questione durante il suo incontro con il presidente Usa ieri, a margine del summit della Nato di Bruxelles. E’ dalle elezioni dello scorso novembre che il presidente Trump e la sua amministrazione sono alle prese con una incessante fuga di informazioni ostile dai ranghi dell’intelligence alle pagine dei principali quotidiani Usa, principali vettori della campagna per sollevare un’impeachment sulla base delle accuse – sinora non circostanziate da alcuna prova – di una presunta collusione tra la Casa bianca e il governo russo. Nel corso dei mesi seguiti al suo insediamento, Trump ha visto schiaffati nelle prime pagine dei quotidiani Usa i contenuti delle sue conversazioni telefoniche con altri capi di Stato e di governo, e addirittura dei faccia a faccia a porte chiuse con funzionari esteri alla Casa bianca; uno dei casi piu’ controversi ha riguardato il recente incontro tra Trump e il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov; “fonti governative ed ex governative” anonime, citate da “Washington Post” e “New York Times”, hanno accusato il presidente di aver condiviso con il ministro russo informazioni riservatissime in merito ai piani terroristici dell’Isis per colpire l’aviazione civile; e di aver compromesso la fonte di tali informazioni, vale a dure un infiltrato israeliano tra i ranghi dell’Isis. La Casa bianca ha categoricamente smentito di aver discusso fonti d’intelligence, ma nel frattempo, queste ultime erano gia’ state compromesse per effetto delle indiscrezioni pubblicate dagli stessi quotidiani. Il grave problema dell’incontenibile fuga di informazioni dalle agenzie di intelligence Usa – che i Democratici ritengono un problema secondario, di fronte alle accuse di tradimento mosse al presidente – avevano pero’ gia’ assunto una dimensione internazionale dopo l’elezione del presidente, e di nuovo nelle ultime settimane, quando era emerso che proprio l’intelligence Usa ha ripetutamente sollecitato quella israeliana a non condividere informazioni riservate con l’amministrazione Trump, per timore che quest’ultima possa comprometterle. Una raccomandazione ironica, alla luce delle gravi ripercussioni diplomatiche causate dall’incontinenza dei servizi di sicurezza Usa dopo l’attentato di Manchester di questa settimana. Per la Casa bianca, sottolinea il “Wall Street Journal”, agire con decisione contro i responsabili delle fughe d’informazioni e’ politicamente difficile: il presidente e la sua squadra verrebbero immediatamente accusati di ricorrere a un pretesto per insabbiare le indagini sulla Russia. La dura reazione del premier britannico May, pero’, paiono aver convinto l’amministrazione presidenziale Usa ad accantonare i tentennamenti e passare all’azione. “Le fughe di informazioni sensibili posano una grave minaccia alla nostra sicurezza nazionale”, ha dichiarato Trump ieri, da Bruxelles. Il presidente ha definito l’anarchia della comunita’ d’intelligence Usa “profondamente preoccupante”; da Washington, il procuratore generale, Jeff Sessions, ha assicurato che l’amministrazione “intraprendera’ ogni sforzo per porre fine” alle diffusioni di informazioni non autorizzate, ed ha gia’ “intrapreso le misure appropriate per fermare le fughe di informazioni piu’ dilaganti”. Sessions, pero’, ha le mani parzialmente legate, essendosi auto-ricusato da qualunque questione giudiziaria abbia anche indirettamente a che fare con le indagini sul ruolo della Russia nelle elezioni presidenziali dello scorso anno. Tali indagini sono ora affidate a un procuratore speciale, l’ex direttore dell’Fbi Robert Mueller, che puo’ agire con la massima autonomia, anche sul fronte della diffusione non autorizzata delle informazioni.

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Argentina, Cristina Kirchner pronta a ricandidarsi al Senato

26 mag 11:09 – (Agenzia Nova) – Nel bene o nel male l’ex presidente Cristina Kirchner e’ sempre protagonista della scena politica argentina. E con lei, l’infinito confronto tra due visioni diverse del paese. In una lunga intervista concessa al canale televisivo “CN5”, la “presidenta” ha fatto capire di essere pronta a correre per le elezioni parlamentari di ottobre. “Se serve la mia candidatura per ottenere piu’ voti, ci sono”, ha detto Cristina nel mezzo di un intervento quasi esclusivamente centrato sulle critiche al governo in carica. Il dibattito politico del paese riflette in gran parte proprio la divisione tra la leader peronista e l’attuale presidente Mauricio Macri, imprenditore di ispirazione liberale. L’attuale capo di Stato usa la leva delle aperture commerciali e degli investimenti nelle infrastrutture per rilanciare il paese. Kirchner e’ tornata a rivendicare la necessita’ di un intervento dello Stato a protezione delle fasce piu’ deboli della popolazione, a partire dal controllo dei prezzi. Tanto il “Clarin” quanto “La Nacion” si concentrano sulle “contraddizioni” di Kirchner, ricordando che la poverta’ e l’inflazione da lei denunciate oggi, ma in calo, erano ieri prese sottogamba da un governo che per anni aveva sospeso la pubblicazione dei dati ufficiali sul tema. E attaccano i giornalisti di “CN5” per mancanza di contraddittorio per l’intervista di oltre un’ora. Il dualismo insiste su temi sentiti del dibattito pubblico. Il 25 maggio – “Giorno della patria” – e’ festa nazionale, e il governo al completo era nella cattedrale di Buenos Aires per ascoltare il discorso del cardinale Mario Poli: “la diseguaglianza genera violenza”, ha detto l’arcivescovo segnalando “che non c’e’ motivo di festeggiare la patria se buona parte del popolo non e’ invitata”. La Chiesa argentina, sottolinea l’analista Carlos Pagni su “La Nacion”, svolge d’ufficio il ruolo di protezione dei deboli e pur se non particolarmente critica nei confronti di Macri, e’ preoccupata che il governo neoliberale, nella sua formula politica, non includa la variabile sociale. Una posizione che filtra anche dalla lettera che papa Francesco ha inviato a Milagro Sala, attivista sociale in regime di carcerazione preventiva con l’accusa di aver organizzato proteste contro un governo regionale. Il caso e’ tra quelli che scaldano di piu’ in un paese in cui il ricordo degli abusi sui diritti umani e’ ancora fresco. Bergoglio dice di capire la sua sofferenza e si augura che il caso si risolva in fretta, aggiungendosi a una lista di pronunciamenti di organismi internazionali. Il dualismo ha anche un palpabile riflesso sui temi di politica estera. Macri ha sfilato Buneos Aires dall’asse neosocialista alimentato durante l’epoca Kirchner – iniziata con la presidenza del defunto marito di Cristina, Nestor. Il presidente ha sciolto il caso dei “tango bond”, ripreso i contatti con l’Fmi e riaperto il dialogo con molte capitali occidentali. “Ci siamo riaffacciati al mondo… ma al peggiore dei mondi”, ha criticato Cristina.

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Il vertice del G7 dominato dalla lotta contro il terrorismo

26 mag 11:09 – (Agenzia Nova) – Per quattro dei sette capi di Stato e di governo riuniti oggi venerdi’ 16 maggio e domani sabato 27 a Taormina, in Sicilia, questo verice del G7 e’ una “prima volta”: questo vale, scrivono gli inviati del quotidiano “Le Monde” Marc Semo e Bastien Bonnefous, sia per il presidente Usa Donald Trump che per il neo eletto presidente francese Emmanuel Macron, come pure per il primo ministro britannico Theresa May e per Paolo Gentiloni, il presidente del consiglio dell’Italia che e’ il paese organizzatore dell’incontro. I temi che verranno trattati sono invece in larga parte simili a quelli affrontati ieri giovedi’ 25 a Bruxelles al vertice dell’Alleanza atlantica (Nato): la giornata di oggi sara’ dominata dalle questioni della sicurezza e della difesa, e poi da quelli dell’economia. Gentiloni ha annunciato che dal vertice uscira’ un messaggio “di impegno comune ed eccezionale contro il terrorismo” da parte dei sette paesi piu’ industrializzati del mondo occidentale (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Canada). Domani invece sara’ avviato un dialogo allargato, centrato in particolare sull’Africa e sullo sviluppo, a cui sono stati invitati i leader di cinque paesi africani (Etiopia, Kenya, Niger, Nigeria e Tunisia). L’essenziale della dichiarazione finale del vertice e’ gia’ stato messo a punto da diversi giorni, preparato in anticipo dagli “sherpa” delle diverse diplomazie; ma la politica della nuova amministrazione Usa sta provocando incertezza su due questioni-chiave: la Casa Bianca infatti mostra apertamente la sua opposizione all’accordo di Parigi sul clima, e minaccia di non applicarlo o addirittura di ritirarsi dal trattato; inoltre ha espresso volonta’ protezioniste, presentate come una “lotta contro le pratiche commerciali sleali in materia di scambi internazionali”. “Le discussioni andranno avanti per tutta la notte”, dicono al “Monde” fonti dell’Eliseo, secondo cui non si puo’ escludere che il vertice alla fine partorisca una dichiarazione finale “minima”, svuotata di significato. La responsabilita’ di trovare un compromesso ricade sul paese ospite, l’Italia, ed al ministero degli Esteri italiano sanno come conciliare l’inconciliabile. “L’approccio resta quello della massima apertura”, hanno detto al “Monde” fonti della Farnesina: “Quel che vogliamo evitare e’ di dare l’impressione che sei paesi fanno blocco contro un settimo”.

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G7, “echi reaganiani” nella visita di Trump a Taormina

26 mag 11:09 – (Agenzia Nova) – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, prende parte da oggi al suo primo summit dei paesi industrializzati (G7). Il vertice si concentrera’ principalmente sulle minacce alla sicurezza e sul contrasto al terrorismo, argomenti su cui i leader delle economie avanzate possono contare su una generica comunanza d’intenti. Il presidente Usa, pero’, e’ sostanzialmente isolato su altri due fronti importantissimi: il commercio internazionale – che lo vede unico sostenitore di una visione protezionistica e nazionalistica dell’economia – e i mutamenti climatici, argomento cui l’inquilino della Casa bianca guarda con scetticismo, specie per quanto riguarda gli effetti delle misure di contenimento delle emissioni inquinanti sull’economia. Sotto un certo punto di vista – scrive “Bloomberg” – il presidente Usa sembra aver lasciato la tappa peggiore della sua prima visita ufficiale per ultima. La tavola rotonda di oggi e domani con i leader di alcune delle economie piu’ ricche del pianeta sara’ segnata da quel dibattito politico multilaterale che Trump apprezza pochissimo, e scevra di quegli accordi concreti – come quello multimiliardario per la vendita di armamenti all’Arabia Saudita, firmato domenica scorsa – che invece il presidente ritiene la miglior sorta di trofeo da riportare a Washington. I leader del G7, comunque, “faranno tutto il possibile per evitare qualsiasi manifestazione pubblica di dissenso reciproco”, ed e’ anche per questo motivo, secondo l’agenzia Usa, che alla fine il focus dell’incontro saranno il terrorismo e la sicurezza. “Non si coalizzeranno contro di lui”, sostiene Jeremy Shapiro, ex funzionario del dipartimento di Stato Usa e membro dell’European Council on Foreign Relations con sede a Bruxelles. “Forse lo faranno tra un anno o due, quanto avra’ cambiato idea su tante cose da spingerli a pensare di poterlo forzare a una retromarcia sul mutamento climatico”. Questa settimana il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, ha ribadito che Trump assumera’ una decisione definitiva in merito all’accordo sul clima di Parigi soltanto dopo la conclusione del G7. secondo John Kirton, direttore del Gruppo di ricerca del G7 e del G8, e’ la prima volta dai tempi di Ronald Reagan che l’arrivo di un nuovo presidente Usa mette alla prova l’unita’ del “club” delle economie avanzate. Kirton si riferisce al summit del 1981 a Toronto, in Canada, il primo cui prese parte Reagan. Anche allora, gli altri leader delle economie avanzate videro nel presidente degli Stati Uniti “un esponente della destra estrema, con scarsa esperienza in materia di affari esteri”. In quell’occasione, l’incontro si risolse in maniera assai meno traumatica di quanto previsto; Reagan si limito’ ad ascoltare, e contro le aspettative, accetto’ di partecipare a una successiva riunione delle Nazioni Unite in merito alla questione del sostegno dei paesi avanzata al Sud del mondo: un tema, sottolinea “Bloomberg”, che e’ piu’ o meno l’equivalente politico dei mutamenti climatici oggi.

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Regno Unito, il vantaggio dei Tory sul Labour scende a cinque punti

26 mag 11:09 – (Agenzia Nova) – Nel Regno Unito riprende la campagna elettorale per le politiche dell’8 giugno, interrotta dall’attentato di Manchester. L’ultimo sondaggio di YouGov per il quotidiano “The Times” rivela che il vantaggio dei conservatori sui laboristi si e’ ridotto a cinque punti: 43 contro 38 per cento. Il Labour ha guadagnato tre punti rispetto alla scorsa settimana, i Tory ne hanno perso uno. I liberaldemocratici sono saliti al dieci per cento, un punto in piu’; stesso incremento per l’Ukip, il Partito per l’indipendenza del Regno Unito, passato dal tre al quattro per cento. Se il risultato delle elezioni confermasse le intenzioni di voto, la maggioranza parlamentare dei conservatori scenderebbe da 17 a due seggi. La flessione del partito di governo, che aveva 24 punti di distacco dalla principale forza di opposizione quando la leader e premier, Theresa May, un mese fa, ha chiesto le elezioni anticipate, e’ attribuita soprattutto all’accoglienza negativa delle proposte riguardanti l’assistenza sociale, con aggravi di spesa per gli anziani; per la prima volta e’ sceso anche il tasso di approvazione personale della prima ministra. Oggi e’ atteso un discorso del leader laborista, Jeremy Corbyn, che gia’ suscita polemiche. Il numero uno del Labour dira’ che la politica estera britannica, insieme ai tagli di risorse alla polizia, ha una parte di responsabilita’ per la crescita del terrorismo in patria. “Molti esperti, inclusi professionisti dell’intelligence e dei servizi di sicurezza, hanno evidenziato le connessioni tra le guerre che il nostro governo ha sostenuto o combattuto in altri paesi e il terrorismo in casa (…) Una comprensione informata delle cause del terrorismo e’ parte essenziale di una risposta efficace che protegga la sicurezza del nostro popolo, che combatta il terrorismo invece di alimentarlo. Dobbiamo essere abbastanza coraggiosi da ammettere che la ‘guerra al terrore’ semplicemente non sta funzionando”, dira’ Corbyn.

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La Germania adotta un software per il riconoscimento dei richiedenti asilo

26 mag 11:09 – (Agenzia Nova) – Stando a fonti citate dalla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, le autorita’ tedesche hanno adottato gia’ lo scorso anno un software per identificare e determinare l’origine dei rifugiati. Secondo gli esperti citati del quotidiano, il software avrebbe consentito di identificare soggetti come Anis Amri, l’attentatore del mercatino di Natale a Berlino, o un soggetto come il soldato Franco A., ma non sarebbe stato utilizzato per una “questione di privacy”. Nel frattempo, pero’, l’Ufficio federale della migrazione e rifugiati (Bamf) sta procedendo alla sperimentazione dei nuovi sistemi di ausilio all’identificazione, come confermato da un responsabile del ministero federale dell’Interno. Sono state 2.016 le offerte presentate alla Bamf nei primi mesi dell’anno da aziende tecnologiche provenienti dalla Germania e da Israele. Almeno una societa’ avrebbe collegamenti con i Servizi israeliani. Tra le altre cose questi sistemi comprendono il riconoscimento vocale automatico e quello del dialetto. Secondo le cifre ufficiali, il 60 per cento di tutte le persone che fanno richiesta di asilo al Banf sono prive di documenti di identificazione, e l’ufficio opera attualmente con un sistema di biometria e riconoscimento d’immagini che si va ad aggiungere alla corrispondenza delle impronte digitali.

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Francia, continua ad avanzare l’onda del partito di Macron in vista delle elezioni parlamentari

26 mag 11:09 – (Agenzia Nova) – La prossima Assemblea Nazionale francese sara’ dominata dal colore blu del movimento del neoeletto presidente Emmanuel Macron, La Re’publique en Marche (Lrem; “La repubblica in Marcia”; ndr): lo afferma il quotidiano economico “Les Echos” presentando gli ultimi dati del sondaggio quotidiano Le’giTrack realizzato dalle societa’ OpinionWay ed Orpi in vista delle elezioni parlamentari dell’11 e 18 giugno prossimi. Secondo le intenzioni di voto raccolte dal sondaggio, infatti, la giovanissima formazione politica otterrebbe la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento, con una forchetta che va dai 310 ai 330 seggi sui 577 che costituiscono l’Assemblea Nazionale: un risultato che sarebbe nettamente superiore a quello ottenuto nel 2012 dal Partito socialista (Ps) e dai suoi alleati di governo; la maggioranza, ricorda “Les Echos”, si situa a 289 seggi. Negli ultimi giorni la Lrem di Macron ha continuato ad avanzare e secondo le ultime rilevazioni ora si attesterebbe al 28 per cento delle intenzioni di voto, erodendo in particolare l’elettorato socialista: il Ps ora e’ accreditato del 10 per cento, un risultato che gli farebbe conquistare appena 25-30 deputati; “gli elettori della sinistra moderata vogliono dare una maggioranza al governo Macron” spiega il direttore aggiunto di OpinionWay, Bruno Jeanbart. Si approfondisce dunque lo scarto tra Lrem e la destra classica de I repubblicani (Lr, ex Ump), che nei sondaggi resta stabile al 20 per cento delle preferenze con una proiezione di 140-160deputati; ed ancora di piu’ con il Front national (Fn) di Marine Le Pen, che nell’ultima settimana ha perso un punto percentuale attestandosi al 19 per cento delle intenzioni di voto. “Si sta confermando”, dice Jeanbart, “la tradizionale dinamica politica che alle elezioni parlamentari premia il partito del presidente”: unica ombra, il sondaggio e’ stato realizzato prima che esplodesse la polemica sul ministro dell’Edilizia Richard Ferrand, accusato di aver favorito la societa’ della moglie quando era direttore della cassa mutua Mutelles de Bretagne. Al momento e’ difficile dire quale sara’ l’impatto dello scandalo sull’opinione dell’elettorato, scrive “Les Echos”, ma non e’ da escludere che possa frenare l’ondata del partito di Macron ad appena due settimane dal voto.

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Germania, Martin Schulz: occorre investire in pace, non in armi

26 mag 11:09 – (Agenzia Nova) – Il leader e candidato alla cancelleria dei Socialdemocratici tedeschi (Spd), Martin Schulz, interviene tramite un editoriale sul “Der Spiegel” riguardo gli strumenti di sicurezza e sorveglianza dello Stato per combattere l’estremismo e il terrore. Occorre una nuova politica di pace che non si limiti a contrastare il fenomeno terroristico a posteriori, ma che insista sulle cause che alimentano tale fenomeno, scrive Schulz. Questo approccio, ammonisce il segretario dell’Spd, non puo’ non passare ad esempio per la fine della campagna di attacchi mirati tramite droni condotta dagli Stati Uniti in diversi paesi mediorientali ed africani. La spesa militare ha continuato a crescere in tutto il mondo durante lo scorso anno e le tensioni si sono acuite in particolare in Medio Oriente, nella Penisola coreana e nell’Asia del Sud. Secondo l’Istituto internazionale di ricerca per la pace di Stoccolma (Sipri), solo lo scorso anno sono stati spesi in armamenti quasi 1.700 miliardi di dollari. E’ evidente, secondo Schulz, che le cause strutturali dei conflitti e le sfide come la poverta’, la siccita’, le emigrazioni, le epidemie e le carestie “non si combattono con piu’ armi e soldati, bensi’ con un maggiore sviluppo economico, sociale e politico delle regioni interessate”. Il mondo “non ha bisogno di piu’ armi, ma di piu’ giustizia e opportunita’ di sviluppo”. Il leader dell’Spd adotta poi una prospettiva storica: oggi, sottolinea, non esistono piu’ due blocchi contrapposti, come durante la Guerra fredda. “Il mondo e’ piu’ complicato dopo la fine dell’Equilibrio del terrore” poggiato sulla deterrenza nucleare. “Abbiamo bisogno invece di una nuova politica di pace che possa fornire una risposta alla minaccia del terrorismo internazionale”, scrive Schulz. Occorre concentrarsi costantemente sulla cooperazione e l’equilibrio degli interessi, il controllo degli armamenti e il disarmo”. Bisogna anche proseguire, secondo il politico tedesco, sulla strada del controllo del programma nucleare iraniano, fortificando la fragile fiducia costruita nel corso dei negoziati con Teheran. “Solo la fiducia puo’ combattere efficacemente il terrorismo che e’ la piu’ grande minaccia comune attuale”. Occorre limitare l’esportazione delle armi nelle regioni dove cova il terrorismo, per evitare di alimentarlo. L’Spd, scrive il leader politico, continuera’ “la sua politica restrittiva e trasparente in merito all’esportazione delle armi, come ha sempre fatto nella storia della Repubblica federale”. Schulz prosegue affermando di voler proseguire con la politica coerente di un divieto generale alle piccole esportazioni di armi verso i Paesi al di fuori della Ue, della Nato e dei Paesi partner. Occorre mirare pero’ puntare ad una politica comune europea, sottolinea il socialdemocratico. Allo stesso tempo la Germania deve lavorare per garantire che vi sia un efficace strumento di controllo delle armi. Schulz e’ comunque favorevole a uno sforzo di modernizzazione della Difesa tedesca. In futuro “le Forze armate tedesche parteciperanno a missioni all’estero legittimate dal diritto internazionale, per questa ragione i soldati tedeschi hanno bisogno delle migliori attrezzature possibili”. L’obiettivo del 2 per cento della spesa militare del Pil, pero’, rappresenta per Schulz una “tendenza pericolosa” perche’ significherebbe quasi un raddoppio del bilancio attuale a circa 70 miliardi di euro annui. “I nostri genitori avevano questa immagine della Germania?” Si chiede il politico socialdemocratico. Occorre fare al contrario “progressi sulla politica della sicurezza e della difesa comune europea”, insieme ai partner comunitaria. L’uscita dall’Ue del Regno Unito, contrario alla difesa comune europea, “puo’ essere un’opportunita’ in questo senso”. L’obiettivo deve essere quello della “creazione di una struttura militare europea che renda la guerra strutturalmente impossibile”, anche risparmiando denaro attraverso una cooperazione e divisione del lavoro tra le Forze armate europee, “con un risparmio fino al 30 per cento della spesa”. Sarebbe un contributo storico al disarmo in Europa, sostiene Schulz. L’esperienza storica, conclude, “insegna che piu’ armi non vogliono dire piu’ sicurezza, mentre e’ necessario investire nella pace”. Occorre “maggior coinvolgimento dei civili nelle risoluzioni dei conflitti e una globalizzazione piu’ equa”. L’Europa deve avere “un ruolo piu’ attivo sulla scena politica internazionale” per promuovere questa visione anche tra gli alleati e gli interlocutori.

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Brasile, Temer ritira l’Esercito e rivendica i successi del governo

26 mag 11:09 – (Agenzia Nova) – Dopo 24 ore di polemiche, il presidente brasiliano Michel Temer ha disposto il ritiro dell’Esercito dalle strade di Brasilia, misura che era stata decisa per contrastare l’escalation di violenza registrata nel corso di un affollato corteo antigovernativo. La presenza dell’Esercito nella capitale federale, fatto relativamente inedito dalla nascita della democrazia, aveva suscitato forti critiche tra le fila della maggioranza come tra quelle dell’opposizione e aveva esposto il capo di Stato alle critiche di altre capitali regionali nel dibattito sul rispetto dei diritti fondamentali centrato soprattutto sulla crisi venezuelana. Temer e’ tornato in video per spiegare che le proteste avevano preso una piega eccessiva – soprattutto per l’azione dei black bloc, con palazzi governativi dati alle fiamme – e rivendicare l’esigenza che il paese non sia bloccato dalla protesta o dai procedimenti giudiziari. La magistratura inquirente e’ sempre piu’ sulle sue tracce e l’ordine nazionale degli avvocati ha depositato la richiesta ufficiale di impeachment, la 13esima di una serie tutta legata ai presunti reati di corruzione del presidente. Nel suo terzo messaggio video registrato nel corso di una settimana, Temer ringrazia deputati e senatori per il lavoro che effettuano e ritmo sostenuto, mentre fuori dai palazzi – e nelle aule di giustizia – infuria la polemica. Un lavoro a difesa dell’operato di un governo di cui il capo di Stato rivendica i risultati, forte dei dati che confermano la progressiva uscita del Brasile dalla corruzione. E i dati ufficiali sull’economia esibiti ieri dal governo tendono a dargli ragione. Ad aprile il bilancio statale ha registrato un avanzo di 12.570 milioni di reais, circa 3,8 miliardi di dollari. Merito soprattutto del maggior gettito fiscale reso possibile dal recupero dell’attivita’ economica: circa 36 miliardi di dollari, il 2,27 per cento in piu’ rispetto ad aprile 2016, al netto dell’inflazione.

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May esorta il G7 ad affrontare l’estremismo online

26 mag 11:09 – (Agenzia Nova) – La premier del Regno Unito, Theresa May, riferisce il “Financial Times”, interverra’ oggi al vertice del G7, a Taormina (Messina), dopo l’attentato di Manchester, per esortare i leader mondiali a esercitare pressioni sui colossi tecnologici affinche’ ripuliscano il web dai contenuti estremisti. A suo parere le compagnie internet non stanno facendo abbastanza per rimuovere i materiali che incitano all’odio e alla violenza e occorre un intervento politico per promuovere un forum globale, guidato dall’industria hi-tech, e definire nuovi standard per la rimozione di tali materiali. May spera che quanto avvenuto a Manchester induca i suoi interlocutori a essere piu’ incisivi. Secondo fonti governative britanniche, l’idea di Downing Street poggia su due elementi: il blocco dei contenuti nocivi postati dagli utenti e la notifica alle autorita’; servirebbero nuove linee guida per definire cio’ che costituisce un contenuto nocivo. May lascera’ la Sicilia prima del previsto, per tornare in Gran Bretagna, dove l’allerta terrorismo e’ alta e dove e’ ripresa la campagna elettorale per le politiche dell’8 giugno. Ieri a Bruxelles, in occasione del vertice della Nato, l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord, ha affrontato col presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, la questione della fuga di notizie sulle indagini sulla strage. Trump ha promesso che andra’ a fondo della vicenda perche’ le rivelazioni costituiscono una minaccia alla sicurezza nazionale e perche’ la relazione tra Washington e Londra e’ di primaria importanza. La polizia britannica ha annunciato che tornera’ a condividere informazioni con gli Usa.

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