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Trump da vendita TikTok vuole farci anche la ‘cresta’. Ma la Cina vuole evitare l’effetto domino, poi anche WeChat?

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Da ex imprenditore immobiliare ed ora nei panni di “intermediario” nella trattativa Microsoft-TikTok, Donald Trump vorrebbe che “una parte molto consistente della vendita andasse nelle casse del ministero del Tesoro Usa”. La richiesta del presidente degli Stati Uniti è stata comunicata in un briefing alla Casa Bianca con i giornalisti, durante il quale Trump ha sottolineato che senza l’ok dell’amministrazione l’operazione non sarebbe possibile.

Per questo motivo il presidente ha usato come esempio quello di un locatore e un conduttore che senza un intermediario non possono concludere un accordo.

Ho detto che se la compri…una parte consistente di quel prezzo dovrà arrivare nelle casse del Ministero del Tesoro degli Stati Uniti, perché stiamo rendendo possibile l’accordo”, queste le parole del presidente. Trump ha aggiunto: “In questo momento non hanno alcun diritto, a meno che non siamo noi a concederglielo”.

Il presidente degli Usa ha poi spiegato le caratteristiche della potenziale società acquirente di TikTok: ”Ho detto: ‘Guarda, per questioni di sicurezza non può essere controllata dalla Cina. Ecco l’accordo, non mi importa che si tratti di Microsoft o di qualcun altro: lo deve comprare una grande società, una società sicura, una vera società americana”.

Sappiamo che Microsoft ha avviato la trattativa con ByteDance, il gruppo cinese che controlla TikTok, per acquistare l’app nei mercati degli Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda, ma la Cina, ovviamente, non ci sta ad accettare “il furto”. Così è stata bollata l’operazione sul futuro di TikTok negli Stati Uniti dalla stampa ufficiale cinese. 

“La Cina non accetterà in alcun modo il ‘furto’ di una tech company cinese e ha molti modi per rispondere se l’Amministrazione (Trump) andrà avanti”, si legge in un editoriale del China Daily, che esordisce ricordando come “dopo aver evocato un bando” per l’app cinese negli Usa, ora il presidente americano abbia dato a Microsoft 45 giorni per chiudere l’acquisto di TikTok.

“È una tattica che l’Amministrazione Usa ha impiegato durante i negoziati sull’accordo commerciale”, scrive il giornale, aggiungendo che “Washington sa bene che Pechino sarà prudente rispetto a un’analoga rappresaglia perché attribuisce grande importanza agli investimenti in Cina”.

TikTok valuta di spostare sede della app fuori da Usa

Così la Cina ha già in mente il piano B per contrastare l’operazione Trump-Microsoft. 

La società proprietaria di TikTok, infatti, sta valutando di stabilire il quartiere generale di Tiktok fuori dagli Stati Uniti. “ByteDance è impegnata a diventare un gruppo globale”, ha dichiarato il portavoce, citato dall’emittente televisiva statale cinese China Global Television Network.

“Alla luce della situazione attuale, ByteDance sta esplorando la possibilità di stabilire la sede centrale di Tiktok, fuori dagli Stati Uniti, per servire al meglio i suoi utenti globali”. 

L’ipotesi giunge a poche ore dalle indiscrezioni del quotidiano britannico The Sun secondo cui il gruppo cinese starebbe pensando di spostare la sede centrale della sua app di punta a Londra.

Il presidente Usa, Donald Trump ha dato tempo fino al 15 settembre prossimo alla divisione Usa di Tiktok per essere venduta a un gruppo statunitense, con ogni probabilità Microsoft, altrimenti scatterebbe il ban. TikTok sarebbe inserita nella ‘black list’ delle società indesiderate negli Usa.

Dire No per evitare l’effetto domino. Dopo TikTok, gli Usa possono acquistare anche WeChat?

La richiesta di Washington a Bytedance di vendere le attivita’ statunitensi di TikTok a Microsoft implica che la Cina perdera’ probabilmente il controllo del suo primo vero successo globale su Internet, il primo ad avere l’ambizione di diventare un gigante tecnologico globale di alto livello nel mercato piu’ importante, quello statunitense.

Consegnare le operazioni statunitensi a Microsoft potrebbe avere un effetto domino su altre società cinesi che hanno nutrito aspirazioni globali, come Alibaba e Tencent, la cui app mobile WeChat è stata menzionata dai principali funzionari statunitensi come prossimo potenziale obiettivo.

Agli occhi della leadership di Pechino, la mossa di Washington per intimidire una delle sue più preziose società tecnologiche attraverso la vendita di un’unità redditizia all’estero è un’ulteriore prova del fatto che gli Stati Uniti considerano qualsiasi azienda tecnologica cinese con successo internazionale una sfida al suo primato tecnologico.

Per gran parte degli ultimi due anni, le preoccupazioni per la sicurezza nazionale americana hanno ruotato attorno a Huawei, senza fornire prove.

Ora l’indice di Trump è puntato contro un’altra soluzione tecnologica di successo cinese: TikTok. Se la Cina fosse il primo Paese a sviluppare il 6G sarebbe sempre nel mirino degli Usa?

“Smettete di politicizzare le questioni economiche e commerciali, smettete di abusare del concetto di sicurezza nazionale e di perseguire politiche di discriminazione ed esclusione”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, rivolgendosi a Washington.

Non resta che attendere il 15 settembre per vedere se Zhang Yiming, il fondatore e CEO di ByteDance, società che gestisce TikTok, troverà l’accordo con Microsoft “inginocchiandosi a Washington”, questa l’espressione usata da molti utenti in Cina sui social, oppure per assistere al piano escogitato dalla Cina per evitare il “furto” di TikTok, l’app con cui sta, pian piano, conquistando gli utenti Usa (ad oggi 100 milioni).

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