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Trump contro Kimi K3: la sfida all’AI cinese spacca il fronte trumpiano alla Casa Bianca

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Il modello open-weight cinese mette sotto pressione OpenAI e Anthropic, scuote i mercati e divide gli strateghi vicini al presidente tra più concorrenza e maggiore controllo pubblico sull’AI.

Kimi e gli altri modelli cinesi di intelligenza artificiale open-weight rappresentano un problema concreto per Donald Trump. Non soltanto perché minacciano la posizione commerciale delle principali società americane dell’AI, ma anche perché stanno dividendo in fazioni contrapposte gli strateghi tecnologici vicini al presidente.

Ogni volta che dalla Cina arriva un nuovo modello avanzato, gratuito e aperto, le aziende statunitensi hanno meno motivi per pagare l’accesso ai sistemi proprietari di OpenAI o Anthropic. Una dinamica che rischia di produrre conseguenze economiche e politiche per l’amministrazione Trump, considerato il peso assunto dagli investimenti nell’AI nella crescita americana.

La crescente diffidenza verso le società dell’AI

Il problema per Trump è anche capire fino a che punto il governo debba intervenire per difendere le aziende americane. Il dibattito arriva a una settimana dalla decisione dello Stato di New York di introdurre il primo divieto statale negli Stati Uniti alla costruzione di nuovi data center.

La fiducia verso le società dell’AI è in diminuzione e una parte rilevante dell’opinione pubblica americana potrebbe mostrare scarsa solidarietà nei confronti di OpenAI e Anthropic alle prese con concorrenti più economici. Molti potrebbero sostenere che non spetti al governo proteggere gli interessi commerciali delle due aziende.

Su questo punto emerge una parziale convergenza con David Sacks, che il 19 luglio ha criticato le principali società dell’AI perché “vogliono che il governo elimini la loro concorrenza open source”.

Sacks ha inoltre sostenuto che i modelli cinesi sono diventati popolari perché impongono meno limitazioni alle modalità con cui gli utenti possono utilizzarli, al netto dei sistemi di censura statale incorporati nei prodotti sviluppati in Cina.

Sacks fuori dall’amministrazione, cambia la linea della Casa Bianca

David Sacks, tuttavia, non ricopre più un incarico formale come consigliere di Trump. La sua posizione, secondo cui una maggiore apertura dei modelli rappresenterebbe un vantaggio, è stata progressivamente sostituita all’interno dell’amministrazione da una linea favorevole a un intervento più ampio del governo.

Alla base di questo orientamento c’è la convinzione che i modelli AI abbiano ormai raggiunto capacità sufficientemente elevate da rappresentare potenziali minacce per la sicurezza nazionale. Di conseguenza, il governo dovrebbe controllare in modo più stringente come vengono sviluppati e utilizzati.

Questa posizione ha portato alla definizione di un nuovo processo di revisione della Casa Bianca, finalizzato a valutare la sicurezza dei modelli AI prima della loro pubblicazione.

Il nodo dei chip esportati in Cina

Nel confronto è rimasta in secondo piano una questione centrale: come abbia fatto un modello come Kimi a raggiungere prestazioni così elevate. Per gran parte dell’amministrazione Biden e anche durante la fase iniziale del secondo mandato di Trump, impedire alla Cina di ottenere i chip più avanzati era stata una priorità degli Stati Uniti.

I controlli sulle esportazioni sono stati successivamente allentati. Trump ha assunto la controversa decisione di consentire a Nvidia di vendere un maggior numero di chip alla Cina, in cambio di una quota dei ricavi destinata al governo statunitense. Le autorità americane hanno inoltre denunciato alcuni casi di contrabbando di semiconduttori.

La Cina continua comunque a disporre di una capacità di calcolo limitata e non è chiaro quali chip siano stati utilizzati dalla società che ha sviluppato Kimi per addestrare il modello.

Uno scontro senza una strategia condivisa

Il confronto esploso durante il fine settimana mostra che molti esponenti vicini a Trump considerano Kimi un campanello d’allarme per l’industria tecnologica statunitense.

Resta però irrisolto il punto centrale: non c’è accordo su quale debba essere la risposta. Una parte dell’amministrazione considera l’apertura dei modelli un fattore positivo per la concorrenza. Un’altra ritiene invece necessario rafforzare il controllo pubblico per proteggere la sicurezza nazionale e il vantaggio tecnologico americano.

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