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Trasparenza e cittadinanza digitale: Anorc, ‘Serve un modello di governance per la PA’

Si è tenuta ieri a Roma, presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, la prima riunione del Forum governativo su trasparenza e cittadinanza digitale alla presenza del Ministro per la Semplificazione e la Pubblica amministrazione Marianna Madia. All’incontro, tra le associazioni chiamate a partecipare, anche ANORC, rappresentata dal segretario generale Avv. Andrea Lisi.

Il Forum ha l’obiettivo di coinvolgere PA centrali, locali e stakeholders sui temi della trasparenza e della cittadinanza digitale. In particolare nella sessione d’apertura è stato presentato il progetto Open Government Partnership (Ogp) finalizzato all’aumento della trasparenza, partecipazione e innovazione dei Paesi aderenti (69 al momento).

Il Dipartimento della Funzione pubblica – che cura la partecipazione dell’Italia a Ogp – dovrà redigere, entro luglio 2016, al termine della consultazione con la società civile, il suo piano d’azione per il triennio 2016-2018 a cui seguirà, a settembre, un momento di confronto a livello europeo: l’OGP Meeting di Parigi (novembre, dicembre 2016).

I partecipanti al Forum sono divisi in tre gruppi di lavoro:

I lavori saranno portati avanti attraverso incontri periodici in presenza e online e sarà realizzato un sito per il monitoraggio degli impegni e lo stato di avanzamento del progetto.

Il Ministro Marianna Madia durante il suo intervento ha tenuto a precisare che il FOIA è stato realmente migliorato proprio grazie all’intervento delle Associazioni di settore, tra cui ANORC, che aveva partecipato all’audizione tenuta dalla competente Commissione parlamentare esponendo alcuni rilievi critici di cui si è in buona parte tenuto conto nella versione definitiva del decreto di modifica al D.Lgs. 33/2013.

Durante la riunione non sono mancati gli interventi critici: Minni Pace, rappresentante del Movimento Roosevelt, ha proposto di implementare e rendere operativi gli impegni assunti con i precedenti piani di azione, ovvero ripristinare il Portale trasparenza e Comunica con l’‪anticorruzione, completare Open Coesione, emanare le linee guida della ‪‎partecipazione della società civile, far funzionare appieno la bussola della ‪‎trasparenza, modificare il modulo per l’accesso civico della funzione pubblica, togliendo il limite dei 140 caratteri, inserendo una mail di conferma di avvenuta ricezione e assegnando un numero di protocollo alla richiesta.

Andrea Lisi, segretario generale di ANORC, pur lodando i benefici del diritto d’accesso e le buone intenzioni alla base del FOIA, ha ricordato che in Italia la trasparenza era già sancita dal decreto legislativo 33/2013 e dalla legge 150/2009 e il diritto di accesso già regolato dalla Legge 241/90: sarebbe stato quindi più proficuo potenziare le leggi già esistenti piuttosto che introdurre una nuova normativa.
Bisogna poi considerare che il FOIA è in contraddizione proprio con l’articolo 24 della legge 241/90 – che tuttora sancisce il divieto per i cittadini a istanze di accesso generalizzato ai dati delle PA, -e che inoltre sono ancora assenti le linee guida dell’ANAC e i dati non sono resi pubblici direttamente sui siti della PA di riferimento, ma reperibili su database esterni.

Abbastanza critico anche l’intervento di Elena Lisi, che ha partecipato all’incontro in rappresentanza del gruppo Facebook “Trasparenza siti web Pubblica Amministrazione”, la quale, allineandosi agli interventi di Andrea Lisi e Minni Pace, ha ribadito quanto sia importante controllare prima di tutto i processi di digitalizzazione per poter raggiungere reali obiettivi di trasparenza e come sia necessario poi garantire l’integrità e l’immodificabilità di ciò che si pubblica, soprattutto in relazione all’albo online.

Durante la chiusura dell’incontro il Ministro Madia ha risposto alle critiche, soffermandosi in particolare sugli spunti sollevati da ANORC, e sottolineando che lo spirito della riforma introdotta dal FOIA potrebbe portare anche al superamento dello stesso D. Lgs. 33/2013 a favore di una trasparenza che non deve essere richiesta ex lege, ma trasfusa nello stesso modus operandi della PA, anche grazie a una partecipazione attiva dei cittadini.

Come più volte ANORC ha ribadito, l’innovazione non si genera con nuove leggi (che in Italia sono fin troppe), ma è necessario, invece, promuovere una cultura della trasparenza e favorire un modello efficace di governance digitale che possa avere solide basi nelle competenze professionali degli operatori della Pubblica Amministrazione: così come affermato nell’articolo 17 del CAD, il manager della digitalizzazione è l’unica via possibile per contrastare i burocrati della carta. Speriamo che questi suggerimenti vengano accolti dal Governo e che, com’è accaduto per il FOIA (e magari in maniera ancora più incisiva), la voce delle associazioni venga realmente ascoltata.

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