Un mercato europeo frammentato che soffoca gli investimenti e cede terreno ai giganti globali. È il quadro tracciato da Elisabetta Cafforio, partner di Arthur D. Little all’evento sulla sovranità digitale dell’Ue all’Europarlamento che si è tenuto ieri. Secondo lo studio “A Simplification Agenda for European Telecoms”, presentato da Cafforio, 34 gruppi di operatori mobili e circa 500 operatori virtuali, a fronte di investimenti elevati (15-20% dei ricavi) in fibra, 5G e servizi digitali avanzati.
Frammentazione tallone d’Achille delle Tlc Ue
“Tutto questo oggi riduce lo spazio di importanti investimenti che dovrebbero essere focalizzati sull’evoluzione digitale dei servizi”, ha detto. “Gli operatori– sono quelli che storicamente hanno sempre mantenuto un profilo di investimento più alto rispetto agli altri player dell’ecosistema digitale” ha aggiunto, specificando che “oggi gli investimenti richiesti per colmare alcuni ritardi digitali, anche rispetto agli altri continenti, sono molto importanti”.
“Parliamo – ha detto – di 200 miliardi che gli operatori stanno pensando devono focalizzare sullo sviluppo di reti 5G, sui data center, il cloud, l’AI generativa, e le gigafactory”.
Tra il 2014 e il 2023, emerge nel report, i ricavi delle Telco europee sono cresciuti dell’1% annuo contro il 20% delle grandi piattaforme digitali globali, mentre la capitalizzazione di mercato delle Telco è calata mediamente dell’1,8% annuo. Contemporaneamente, il 60% del traffico Internet globale è controllato da appena sette piattaforme digitali. La complessità normativa, si sottolinea, resta un ostacolo alla trasparenza, allo sviluppo di servizi transfrontalieri e alla competitività del mercato unico digitale.
Labriola (Tim), ‘dall’Ue passo avanti sulle Tlc cuore della sicurezza, si agisca rapidamente’
“Il settore delle telecomunicazioni ha difficoltà a produrre reddito e reinvestire per il benessere collettivo. Per tanti anni se n’è discusso, ma non si è fatto nulla e ora sembra che questa visione cominci ad essere una visione condivisa. Il fatto che oggi ne stiamo parlando, è un altro passo avanti, assieme al Digital Networks Act e a tutta la normativa che è in fase di evoluzione”. Così Pietro Labriola, Ceo di Tim a margine dell’evento a Bruxelles sulla sovranità digitale europea. “Sul tema sicurezza ci si rende conto che le telecomunicazioni sono il cuore del digitale per il futuro dell’Europa: non c’è settore, non c’è industria che possa fare a meno del digitale, ma il digitale deve essere costruito, c’è bisogno di investimenti e gli investimenti arrivano solo da un settore che è in grado di produrre redditività”, ha aggiunto. “In Europa siamo in tanti, in troppi, rispetto a quello che succede in altri Paesi: tre operatori in Brasile, tre negli Stati Uniti, oltre 100 in Europa. C’è qualcosa che non funziona e su questo bisogna lavorarci”, ha detto Labriola, sottolineando la necessità di “decidere rapidamente cosa va fatto per migliorare il sistema in Europa” a fronte degli “squilibri” che si sono prodotti in questi anni. Labriola ha descritto quindi come “drammatica” la situazione in Italia perché “è il Paese con il prezzo di servizi di telecomunicazioni più bassi in Europa”. “Questo – ha spiegato – vuol dire che le aziende italiane di telecomunicazioni producono meno redditività e non sono in grado di investire il dovuto”.
Tlc: Levi (Iliad Italia), ‘Bisogna armonizzare le regole dello spettro radio’
“Il Digital Networks Act rappresenta un’occasione importante per semplificare le regole e rilanciare gli investimenti nelle telecomunicazioni. Una maggiore armonizzazione è un passo nella giusta direzione, ma resta fondamentale garantire un vero level playing field e una competizione equa: sono questi i fattori che favoriscono investimenti, innovazione, crescita e benefici concreti per consumatori, imprese e l’intero Sistema Paese”. A dirlo è l’ad di Iliad Italia, Benedetto Levi.
“Condividiamo la necessità di rafforzare la resilienza delle nostre reti e dei servizi offerti ai consumatori. In questo contesto, è urgente garantire maggiore predicibilità, armonizzazione e modernizzazione del quadro regolatorio, in particolare per quanto riguarda lo spettro”, sottolinea. “Per sostenere innovazione e investimenti nelle reti mobili europee serve un vero level playing field fra incumbent e challenger. Solo così si può innescare una concorrenza sana, che premia chi innova. È fondamentale, pertanto, garantire una distribuzione equa delle frequenze e una gestione armonizzata dello spettro, affinché tutti gli operatori partano dalle stesse condizioni e il mercato resti competitivo”, conclude Levi.
Renna (Fastweb + Vodafone) ‘Bene Cybersecurity Act, ma i costi non siano insostenibili’
“Il Digital Networks Act (Dna) è uno snodo fondamentale per le telecomunicazioni. Sono convinto che è importante per la semplificazione, ma bisogna anche avere buone regole che permettano di competere sempre di più sulle infrastrutture. Ecco che, soprattutto per l’Italia, è fondamentale che il Dna vada nella direzione di promuovere una competizione infrastrutturale” per “permettere di sviluppare servizi di qualità e innovativi”. Così Walter Renna, Ceo di Fastweb + Vodafone. “D’altra parte – ha aggiunto – c’è il Cybersecurity Act 2 che guarda alla sicurezza delle reti. Questo è fondamentale perché le reti di telecomunicazione sono alla base di qualsiasi economia, quindi ne condividiamo appieno l’obiettivo. Vogliamo e siamo convinti di dover fare di più, soprattutto in questo contesto geopolitico”. Renna ha quindi sottolineato la necessità di un approccio basato sul rischio: “dobbiamo trovare un modello che sia sostenibile per gli operatori, perché oggi investire miliardi per sostituire apparati di rete quando il ciclo di vita di questi apparati non è ancora completato, significa per noi andare incontro a delle perdite non sostenibili in un mercato iper competitivo”. “Dobbiamo lavorare insieme su quelli che sono gli elementi più critici e poi avere un piano di lungo termine che ci permetta di essere il più resiliente possibile”, ha concluso.
Zingaretti (Pd), ‘sul digitale Ue passi dal regolare al dominare’
Un tema, le difficoltà della industry europea delle Tlc, che chiama in causa la politica. “Noi europei produciamo una mole di dati impressionante che genera un’immensa ricchezza” ma “non godiamo dei benefici” perché questa ricchezza a sua volta “è trasferita in automatico in altri angoli del pianeta. Finalmente l’Europa si muove e abbiamo chiamato a Bruxelles tutti gli stakeholder del mondo delle telecomunicazioni per iniziare una strategia italiana e voltare pagina”. Lo ha detto Nicola Zingaretti, capo delegazione del Pd al Parlamento Europeo a margine dell’evento. “Servono investimenti, servono politiche comuni, serve costruire attori europei che possano competere nel mondo. E occorre anche capire come questa ricchezza, che se ne va in altre parti del mondo, invece in qualche modo rimanga un po’ a noi europei” ha aggiunto, sottolineando l’importanza del Digital Network Act e della politica sull’intelligenza artificiale. “Serve l’autonomia strategica europea, altrimenti saremo solo dominati da altri. L’Europa non può solo regolare e non governare, dominare questo strumento potente dell’IA e delle politiche digitali” ha aggiunto.
Fitto, ‘piano su 28esimo regime strategico per criticità negli investimenti’
Con la proposta sul 28esimo regime, che verrà proposta mercoledì dalla Commissione europea, “l’obiettivo fondamentale era capire come affrontare e superare le diversità” tra gli Stati membri “che rallentano molto gli investimenti, che creano complessità agli investitori e che riducono anche il livello di competitività a livello europeo. Questo è un piano strategico che può rappresentare un’occasione molto rilevante” per “costruire delle dinamiche positive” e “affrontare la complessità del sistema europeo nella sua divisione su 27 differenti modelli”. Lo ha dichiarato il commissario europeo Raffaele Fitto nel corso dell’evento.
“È evidente che la trasformazione digitale rappresenta una priorità assoluta strategica per l’Europa e soprattutto diventa fondamentale in un momento come quello che stiamo vivendo dove si lavora per rafforzare la competitività a livello europeo”. Sotto il profilo strategico, tuttavia, “esistono alcune criticità a partire dalle dipendenze esterne, dalla diffusione della fibra, che deve essere implementata”, ha aggiunto Fitto. “Anche altri fattori, che apparirebbero non collegabili, sono centrali” come “il tema della domanda energetica, fondamentale – ha sottolineato – nella costruzione di un sistema produttivo che possa realmente mettere in campo un’azione in grado di sostenere le nuove sfide sia dal punto di vista delle infrastrutture digitali sia dell’intelligenza artificiale”.
