Il Report GSMA: mancano 200 miliardi di euro all’appello per l’upgrade delle reti mobili europee
L’Europa dovrà investire quasi 475 miliardi di euro nelle reti mobili entro il 2035 per colmare il ritardo accumulato rispetto ai grandi leader mondiali della connettività. Secondo il nuovo report della GSMA, l’associazione globale degli operatori mobili, però, il settore riuscirà realisticamente a mobilitare soltanto 270 miliardi.
All’appello mancano dunque circa 205 miliardi di euro: una voragine finanziaria che rischia di compromettere la competitività digitale del continente proprio mentre intelligenza artificiale (AI), industria connessa e automatizzata, cloud e servizi avanzati dipendono sempre più da infrastrutture di telecomunicazione di nuova generazione.
5G standalone solo per il 2% della popolazione europea
Il dato più allarmante riguarda il 5G standalone, la versione più evoluta del 5G, quella che consente velocità elevate, bassissima latenza e servizi innovativi basati sul network slicing. In Europa questa tecnologia raggiunge appena il 2% della popolazione.
In Cina la copertura supera già l’80%, mentre in India si avvicina al 50%.
Quello che emerge in Europa è il segnale più evidente di un mercato che, pur avendo contribuito a scrivere la storia globale delle telecomunicazioni, oggi rischia di perdere terreno nella corsa strategica alle reti del futuro.
Cresce il traffico dati, ma i ricavi calano
Lo studio “Mobile investment needs in Europe”, realizzato da GSMA Intelligence, fotografa un paradosso sempre più evidente: il traffico dati mobile continua a crescere senza sosta, ma i ricavi degli operatori diminuiscono.
Dal 2018 a oggi l’utilizzo di internet mobile in Europa è aumentato in media del 27% ogni anno, mentre i ricavi del settore sono calati mediamente del 3% annuo. In altre parole, le reti vengono utilizzate sempre di più, ma gli operatori guadagnano sempre meno. Questo squilibrio riduce drasticamente la capacità di finanziare nuovi investimenti.
L’Europa non attrae investitori
Il problema è aggravato da un contesto europeo giudicato poco favorevole agli investimenti. La spesa in conto capitale per singola connessione mobile in Europa si ferma a circa 35 euro, contro i 70 euro dei mercati leader a livello mondiale.
Significa che il continente investe, mediamente, la metà rispetto a Nord America e Asia orientale. E questo si riflette inevitabilmente sulla qualità e sulla velocità di sviluppo delle infrastrutture.
Secondo GSMA, gli operatori mobili sostengono da soli l’85% degli investimenti nelle reti. Tuttavia, senza un cambiamento delle condizioni economiche e regolatorie, non sarà possibile colmare il divario.
Dei 205 miliardi mancanti, circa la metà sarebbe necessaria per garantire la copertura 5G lungo le principali infrastrutture di trasporto europee, dalle autostrade alle linee ferroviarie fino alle vie navigabili. Altri 35 miliardi servirebbero per portare il 5G avanzato all’intera popolazione europea, mentre 38 miliardi sarebbero destinati a rafforzare la resilienza delle reti e 28 miliardi a sostenere servizi e innovazioni legati all’intelligenza artificiale.
Sulle nuove reti si gioca la competitività delle imprese europee (per i prossimi decenni)
La questione va ben oltre la semplice copertura mobile. Le reti di nuova generazione rappresentano infatti la piattaforma tecnologica su cui si giocherà la competitività economica europea dei prossimi decenni. Industria automatizzata, smart city, telemedicina, logistica intelligente, mobilità connessa e sistemi energetici avanzati dipenderanno dalla disponibilità di infrastrutture digitali robuste, capillari e ad alte prestazioni.
Senza reti adeguate, anche lo sviluppo dell’intelligenza artificiale rischia di rallentare, perché i servizi AI richiedono enormi capacità di trasporto dati, bassa latenza e grande affidabilità.
Consolidamento del mercato, spettro radio e regolamentazione per sbloccare gli investimenti
La GSMA individua tre grandi nodi da affrontare per sbloccare gli investimenti necessari. Il primo riguarda il consolidamento del mercato. In Europa, il settore delle telecomunicazioni resta molto frammentato rispetto agli Stati Uniti o alla Cina. Secondo il report, i mercati con tre operatori mobili mostrano livelli di investimento più elevati rispetto a quelli con quattro operatori, oltre a migliori indicatori di qualità del servizio. Il tema è delicato, perché tocca direttamente le politiche europee sulla concorrenza, tradizionalmente molto rigorose.
Il secondo nodo è quello dello spettro radio, la materia prima delle telecomunicazioni mobili. Negli ultimi dieci anni i costi per le frequenze in Europa sono quasi triplicati. La GSMA propone rinnovi meno onerosi delle licenze e maggiore stabilità normativa. Entro il 2035 oltre 500 licenze dovranno essere rinnovate e, secondo l’associazione, una gestione più sostenibile dello spettro potrebbe liberare fino a 30 miliardi di euro aggiuntivi per gli investimenti nelle reti.
Infine c’è il tema della regolamentazione. Gli operatori chiedono da tempo una revisione di alcune norme europee considerate troppo penalizzanti per il settore, dalle regole sulla neutralità della rete fino agli obblighi previsti dal Cyber Resilience Act e dal Codice europeo delle comunicazioni elettroniche. Secondo GSMA, l’attuale equilibrio regolatorio favorirebbe altri grandi attori dell’ecosistema digitale senza distribuire equamente costi e responsabilità infrastrutturali.
Le reti sono infrastrutture strategiche, senza investimenti si mettono a rischio innovazione e autonomia tecnologica
Il quadro che emerge dal report è dunque quello di un’Europa tecnologicamente avanzata ma finanziariamente frenata, in un momento storico in cui le reti sono diventate infrastrutture strategiche tanto quanto energia, trasporti e difesa. Il rischio non è soltanto quello di navigare più lentamente o avere una copertura mobile meno efficiente. In gioco c’è la capacità del continente di sostenere innovazione industriale, crescita economica e autonomia tecnologica nell’era digitale.
Per Bruxelles, il problema è ormai diventato urgente. La stessa Commissione europea aveva stimato nel 2023 un fabbisogno di circa 200 miliardi di euro per raggiungere gli obiettivi del Digital Decade. Ma, nonostante i 141 miliardi già investiti dagli operatori dal 2021, l’Europa continua a rincorrere gli altri grandi poli tecnologici globali. Il rischio, ora, è che il ritardo sulle reti si trasformi in un ritardo strutturale sull’intera economia digitale europea.
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