Il ruolo fondamentale, di substrato tecnologico e precondizione necessaria della connettività in fibra e 5G per lo sviluppo di nuove applicazioni digitali. Questo il tema del panel “La connettività come elemento abilitante le applicazioni” che si è tenuto oggi nella seconda giornata dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, in corso a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026, organizzato dal programma RESTART, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR, Nicola Blefari Melazzi, Presidente della Fondazione RESTART, parlando del programma, ha ricordato che questo oggi coinvolge 135 partner e ha quindi assunto un significato strategico per la ricerca e l’innovazione nel nostro Paese.
Al panel hanno preso parte Laura Di Raimondo, Direttore Generale di Asstel; Mauro Giancaspro, Direttore Technology, Innovation & Digital Spoke di ANAS; Domenico Giancola, Responsabile Program Management Tecnologie, Direzione Tecnica RFI; Mario Nobile, Direttore Generale di AGID.
Di Raimondo (Asstel): “Il 2026 deve essere l’anno della svolta per le Tlc”
“Il 2026 deve rappresentare l’anno di svolta per il settore delle telecomunicazioni in Italia. Le Tlc sono l’abilitatore digitale del Paese e senza una loro piena sostenibilità industriale ed economica non è possibile garantire crescita, competitività e innovazione per il futuro digitale del Paese”. Lo ha detto Laura Di Raimondo, direttore generale di Asstel, nel suo intervento.
“Oggi le telecomunicazioni vivono una delle fasi più delicate della loro storia, davanti alla crescita impetuosa del traffico e dell’economia digitale. E in ultimo l’arrivo dirompente dell’IA, si contrappone, da oltre quattordici anni, una compressione dei ricavi ridotti di oltre un terzo, mentre il traffico sulle reti fisse e mobili è cresciuto in modo esponenziale. Un paradosso che rischia di indebolire proprio il motore della digitalizzazione del Paese”.
Un passaggio centrale ha riguardato il rinnovo del Contratto nazionale delle Tlc, che adotta un approccio di sistema e definisce una prospettiva strutturata di sviluppo futuro. “È un segnale importante di maturità e responsabilità del settore, che sceglie di governare il cambiamento con una visione condivisa e di lungo periodo”, ha evidenziato Di Raimondo.
Tra i punti chiave individuati da Asstel: stesse regole per tutti, per attrarre gli investimenti servono regole eque, chiare, moderne in Italia e in Europa; investimenti sostenibili che garantiscano un adeguato ritorno economico alle imprese, la crescita passa dallo sviluppo di infrastrutture digitali, veloci, diffuse, sicure in tutto il Paese; allocazione non onerosa delle frequenze; energia a costi competitivi, regole e incentivi che considerino la Filiera alla pari con gli altri settori considerati energivori; la realizzazione di una visione industriale per i call center e il contrasto al dumping contrattuale; puntare sulle persone per crescere, formazione permanente focalizzata sulle competenze a prova di futuro e politiche per il lavoro moderne.
Le speranze di rilancio guardano al Digital Network Act, strumento molto atteso dal comparto. “Il DNA va nella giusta direzione perché riconosce che la competitività digitale europea passa dalle reti, dagli investimenti e da una visione coerente ed equa della catena del valore di Internet. Funzionerà se saprà spostare il baricentro su semplificazione e investimenti sostenibili; rischierà invece di accentuare le criticità se estenderà in modo disordinato l’ambito regolato senza affrontare il tema strategico del riequilibrio del valore”, ha concluso Di Raimondo ricordando la necessità di una regolazione di livello europeo per il mercato digitale.
Giancaspro (ANAS): “TLC fondamentali per il progetto Smart Roads”
Sul fronte delle applicazioni, il progetto Smart Roads di ANAS viene illustrato da Mauro Giancaspro, Direttore Technology, Innovation & Digital Spoke di ANAS: “Il progetto Smart Roads di ANAS è a tutti gli effetti un progetto di telecomunicazioni – ha detto Giancaspro – L’obiettivo è innalzare il livello di sicurezza stradale” tramite l’utilizzo di tecnologie e sensori collocati sulla sede stradale, ma anche a bordo strada, nelle gallerie e in ottica di manutenzione predittiva su ponti e cavalcavia stradali e autostradali.
La prima sperimentazione del progetto Smart Roads è stata realizzata a Cortina, su un tratto di 71 km di strada. Inoltre, la fase di sperimentazione riguarda anche 40 km di strada sul GRA e un tratto di strada sulla Roma-Fiumicino.
“Siamo in fase di sperimentazione avanzata – aggiunge Giancaspro – alcuni servizi ITS (Intelligent Transportation Systems) sono già attivi (misurazione della temperatura dell’asfalto, pali intelligenti, segnalazione di auto contro mano e di ingombri sulla sede stradale, cantieri programmati). Ma serve ancora la validazione operativa e la certificazione finale per chiudere la sperimentazione perché dal punto di vista dell’interoperabilità con gli autoveicoli deve ancora arrivare la bollinatura finale”.
Un altro tema importante è la necessità di saldare l’interoperabilità fra operatori Tlc e car maker. Infine, ANAS ha sviluppato anche una app, destinata ai possessori di auto meno avanzate tecnologicamente ante euro 4, che sono ancora il 30% del parco veicoli nazionale di 40 milioni di veicoli totali. “La app supplisce alla mancanza di comunicazione con il veicolo – dice Giancaspro – è destinata alle auto di vecchia generazione, tenuto conto che già con il 4G e il 5G siamo in grado di migliorare la sicurezza stradale”.
Nobile (AGID): “Serve un veicolo dedicato per lo sviluppo delle Smart Roads”
Ogni anno in Italia muoiono 3mila persone sulle strade ed è per questo che la rapida introduzione di sistemi digitali di prevenzione e controllo del traffico e della manutenzione stradale sono questioni centrali. Creare nuovi servizi digitali, basati sulle smart roads, è il prossimo step per rendere concretamente operativo il sistema. Uscire dalla fase di sperimentazione è la condizione necessaria, ma non semplice, per arrivare all’implementazione di nuovi servizi per la sicurezza stradale basati sulla connettività su strada. In questa direzione va la proposta di Mario Nobile, Direttore dell’AGID ma padre del progetto smart roads ai tempi in cui si trovava il MIT nel 2017 e 2018. “In Italia ci sono 840mila chilometri di strade, ANAS ne gestisce una minima parte, il resto è suddiviso fra una miriade di gestori più piccoli – ricorda Nobile – che sono frenati da diversi vincoli per l’adozione dei nuovi servizi digitali”.
Che fare per semplificare il processo di adozione dei nuovi servizi? “Si potrebbe pensare ad in veicolo dedicato, un soggetto pubblico-privato che funga da service per Comuni, Province, ANAS, Autostrade per l’Italia e tutti gli altri soggetti interessati. Serve un lavoro di squadra per evitare che le smart roads si sviluppino a macchia di leopardo”.
C’è poi il tema delle regole, che in certi casi rischiano di trasformarsi in un boomerang. “Per salvare una vita umana non posso scontrarmi con il Data Protection Officer per i dati di chi ha fatto un incidente – dice Nobile – se le regole complicano le cose non va bene. Noi dobbiamo alleggerire il quadro normativo, un soggetto come ANAS non può avere problemi di GDPR, AI Act, DMA o Digital Omnibus”.
Giancola (RFI), “Tlc parte integrante della rete ferroviaria che è un’infrastruttura critica”
Le ferrovie italiane hanno adottato, tra le prime in Europa, l’European Rail Traffic Management System/European Train Control System (ERTMS/ETCS) di livello 2 sulle nuove linee della rete ad Alta Velocità/Alta Capacità. Il sistema – basato su standard europeo – permette ai treni dei diversi paesi di circolare senza soluzione di continuità su tutte le linee europee che ne sono dotate ed è capace di garantire la circolazione in sicurezza dei treni con l’adozione di funzionalità e tecnologie all’avanguardia.
Al 30 giugno 2025 sono attrezzati con ERTMS 1.063 km di linee alta velocità senza sovrapposizione con sistemi di segnalamento nazionale ed in assenza di segnali luminosi laterali. “Si tratta di un sistema di controllo sicurezza per il segnalamento ferroviario, ma è importante non soltanto per l’impiantistica e per la circolazione dei treni – ha detto Domenico Giancola, Responsabile Program Management Tecnologie, Direzione Tecnica RFI – ad oggi abbiamo più di mille chilometri con ERMTS e GSMR che consentono lo spostamento e la transizione di messaggi verso l’infrastruttura e viceversa per la localizzazione dei treni, con uno scambio in real time di informazioni”.
Il GSMR sta per lasciare il posto al 5G ferroviario, e in questo contesto “Le Tlc sono un sottosistema integrante della rete ferroviaria, che è un’infrastruttura critica – ha detto Giancola – la manutenzione può essere predittiva quando riesce a prevenire quella programmata e quella da guasto. La manutenzione predittiva implica l’analisi di un numero importante di informazioni ed è il prossimo gradino”.
