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Tlc e DNA, I Ceo della industry a confronto: Labriola (Tim), Renna (Fastweb+Vodafone), Corti (Wind Tre), Levi (iliad), Gola (Open Fiber), Galli (INWIT)

I Ceo della Industry Tlc a confronto in occasione dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, che si terrà a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026 ed è organizzato dal programma RESTART, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR con 116 milioni di euro e che ha coinvolto 135 partner (https://fondazione-restart.it/). Le voci di Pietro Labriola, CEO e Direttore Generale, Tim – Presidente, Asstel e delegato Confindustria alla Transizione digitale; Benedetto Levi, CEO, iliad Italia; Walter Renna, CEO, Fastweb + Vodafone; Giuseppe Gola, CEO, Open Fiber; Gianluca Corti, Co-CEO Wind Tre; Federico Protto, CEO Cellnex Italia; Diego Galli, Direttore Generale, Inwit; Stefano Grieco, CEO, Nokia Italia; Andrea Missori, CEO, Ericsson Italia.

DNA, Labriola (TIM): “Sì al Fair Share”

Il modello della separazione della rete Tim potrà essere replicato anche nel resto d’Europa? “Dipende, non è detto che quello che è stato fatto in un paese possa essere replicabile altrove”, ha detto Pietro Labriola, CEO e Direttore Generale, Tim – Presidente, Asstel e delegato Confindustria alla Transizione digitale. Le infrastrutture, d’altra parte, sono molteplici nel mondo degli operatori integrati, ricorda Labriola. “Possono essere anche le antenne della rete mobile, la rete fissa, i data center. In ciascun paese gli operatori scelgono qual è la situazione ideale per loro, perché a volte quella particolare infrastruttura diventa un vantaggio competitivo per loro”.

“Nel nostro caso la rete non rappresentava un vantaggio competitivo, perché dovevamo metterla a disposizione di tutti in un contesto paradossale, dovendola fornire a dei prezzi non vantaggiosi”, aggiunge.

In Francia, diversamente che da noi “il principale operatore (Orange ndr) sta vendendo i data center, mentre noi in Italia i data center li stiamo mantenendo all’interno perché per noi rappresentano un vantaggio competitivo lungo tutta la catena del valore”, aggiunge Labriola.  

Labriola (TIM): “Infrastrutture asset di lungo periodo per i fondi long term”

In generale, il trend che si sta definendo vede le infrastrutture come un asset che “piace molto ai fondi long term che non guardano alle perdite nel breve periodo e quindi si può scegliere di investire tanto oggi, contando sul fatto di avere un ritorno un domani, in là nel tempo”.

Nel caso dei servizi, invece, gli investitori non sono “long term” perché una società di servizi “non ti dà garanzia di ritorno di investimenti nel lungo termine per il livello di rischio e aleatorietà che hanno rispetto alle infrastrutture”, aggiunge il Ceo di TIM. Ed è questo, secondo Labriola, il paradosso dal quale è usciuita Tim con lo scorporo della rete e il superamento del modello di operatore integrato: separare investitori long term più propensi a investire in infrastrutture (senza i rischi dei servizi), da investitori short term più propensi ai servizi (senza la pazienza del ritorno a lungo termine).

Come sostenere l’innovazione e scongiurare la visione della connettività come commodity? “Da dove arriva l’innovazione oggi? Negli Usa, l’innovazione arriva in larga misura da giganti della tecnologia in regime di quasi monopolio su alcune tematiche, guardiamo Microsoft oppure Oracle che con gli utili che fanno possono poi reinvestire molto in ricerca e sviluppo”, risponde Labriola. Un altro versante di innovazione tipicamente made Usa arriva dal venture capital e dal private equity.

Labriola (TIM): “Innovazione in Europa veniva dai telco ante privatizzazione”

E in Europa? “In Europa l’innovazione arrivava dai telco, ante privatizzazione che facevano tanti utili come oggi fanno gli hyperscaler negli Stati Uniti. Parte di questi utili erano reinvestiti in ricerca e sviluppo”, aggiunge, ricordando che l’MP3 è stato inventato all’interno del Gruppo Telecom Italia. “Nel tempo, i margini si sono ristretti e tutti gli operatori fanno fatica a generare cassa ed è stata tagliata l’innovazione”, aggiunge Labriola.

L’altra fonte di innovazione in Europa erano i finanziamenti pubblici e comunitari. Ma negli ultimi 30 anni il deficit dei paesi Ue ha pesato sui finanziamenti. “Dobbiamo trovare una European way per l’innovazione, ma sta di fatto che per investire in innovazione devi generare utili. Bisogna ridare capacità finanziaria agli operatori. Questo problema si è creato in Europa non per incapacità manageriale, ma per scelte regolatorie e di politica industriale”, dice Labriola.

“Il fatto che in Europa vi siano 100 operatori, mentre negli Usa o in Brasile siano soltanto 3 o in Cina 3 la dice lunga”, dice.

Labriola (TIM): “Attenzione alla sovranità digitale apre nuove prospettive per l’Enterprise”

E mentre sui servizi le telco devono essere veloci a innovare e rinnovarsi sempre, dal punto di vista dell’Enterprise “la forte attenzione alla sovranità digitale nazionale apre delle prospettive con delle modalità completamente differenti rispetto al passato”, dice Labriola, secondo cui questo aspetto avrà un impatto anche sull’innovazione. “Oggi con questa dinamica innescata da problemi geopolitici alcune soluzioni saranno e rimarranno nazionali”, dice il Ceo di TIM, sottolineando che “buona parte delle soluzioni di sicurezza saranno nazionali perché tutti temono di usare soluzioni per la sicurezza nazionale di paesi terzi, oggi magari tuoi alleati ma domani non più”.

Domani la Commissione Ue presenterà il Digital Networks Act? Quale novità si aspetta Pietro Labriola per risollevare il settore e per la competitività dell’Europa? “C’è un tema di regolamentazione: o regoliamo di meno tutti quanti o regoliamo di più tutti quanti”, risponde Labriola sollevando così il tema classico del level play field con gli OTT. Parlando delle chiamate via Whatsapp, Labriola fa un paragone sportivo: “Mi chiedete di competere con Jacobs, campione olimpico dei 100 metri, con le infradito. Questo è un aspetto che io spero venga indicato”, dal DNA dice Labriola: “Poi c’è tutta la diatriba della net neutrality e del fair share – aggiunge – noi come operatori abbiamo pagato fra i 6 e i 7 miliardi le licenze 5G. Ma la cosa più importante del 5G è la differenziazione della qualità del servizio, la possibilità di offrire servizi differenziati. Però, io non posso differenziare e chiedere un prezzo differente per il servizio. Ci sono dei paradossi che vanno indirizzati dal punto di vista regolatorio, delle norme e del fair share”, argomenta Labriola.

Labriola (TIM): “Tema fair share va indirizzato”

“Se Netflix o qualunque altro soggetto aumenta di 5 euro il suo pacchetto, che legittimamente sta facendo il suo business in base alle norme, i 5 euro li prendono tutti loro”, dice Labriola. “Peccato però che se quel servizio costa 5 euro in più perché è in 4K, io vedo nella mia rete arrivare molti più dati ma nessuno mi paga per i molti più dati”, esemplifica Labriola. Che fa anche un mea culpa: “Possiamo cambiare le cose anche facendo marketing per bene”, dice.

Labriola (TIM): “Bolla 5G allo stadio di San Siro esempio di marketing per qualità del servizio”

“Fino a qualche mese fa a San Siro non riuscivi a mandare un Whatsapp, oggi riesci a vedere l’altra partita di DAZN allo stadio dell’altra squadra di Milano che gioca fuori casa – dice Labriola – noi metteremo adesso un bottone per spiegare la differenza fra servizio base e servizio premium, che se vedi la partita sullo smartphone allo stadio c’è un livello di qualità superiore che ha un valore. Il paradosso è che se chiedi a queste persone di pagare anche soltanto 20 centesimi per questo servizio la gente di lamenterebbe, ma le stesse persone allo stadio comprano una Coca Cola pagando cinque o sei volte quello che pagano normalmente al supermercato. Questa non è una colpa dei nostri clienti, è colpa di noi operatori che non siamo riusciti a far capire ben l’importanza della qualità del servizio. E’ come il telepass in autostrada, se ce l’hai non ti fermi a fare la fila al casello e passi direttamente”.

Tlc, Corti (Wind Tre): “Eccesso di offerta, il consolidamento prima soluzione”

Negli ultimi 14 anni i ricavi delle telecomunicazioni in Italia sono crollati di 14 miliardi di euro. Come invertire questa spirale negativa? Per Gianluca Corti, Co-Ceo di Wind Tre, “Se i ricavi sono andati in questa direzione ci sono delle colpe anche della industry, abbiamo fatto delle scelte sbagliate, ma è evidente che in Italia ci sia un eccesso di offerta soprattutto nel mercato Consumer. Quattro MNO più una serie di MVNO grandi, importanti, che in televisione parlano più di Mobile che del loro core business, sono troppi. Questo porta ad un eccesso di concorrenza, che porta al fatto che qualcuno, a volte anche tutti, vada a vendere con dei livelli di prezzo che non sono strutturati per ripagare i costi industriali, ma che vedono la struttura dei costi come marginale”.

Così l’Italia è il paese con i prezzi per giga più bassi d’Europa, il secondo con i prezzi più bassi al mondo, con un livello di qualità del servizio ancora eccellente a beneficio del consumatore, anche con tutta una serie di procedure Agcom particolarmente incentivanti per la concorrenza. “I conti delle telco ne hanno risentito”, aggiunge Corti: “Il consolidamento è la prima delle soluzioni”.

Consolidamento, Corti (Wind Tre): “Mi aspetto delle novità nei prossimi mesi o pochi anni”

Fastweb ha acquisito Vodafone, Wind Tre ha rilevato Opnet, però per il mercato Consumer questo non è ancora sufficiente. “Mi aspetto nei prossimi mesi o pochi anni che accadranno delle cose nuove, perché con così tanti player è difficile invertire il trend negativo”, ha detto Corti, sottolineando che oggi la decrescita dei prezzi sembra essersi arrestata ma da qui a recuperare 14 miliardi di ricavi persi ce ne passa.

Come superare la logica della connettività come commodity? “Un treno perso è stato certamente quello dei sistemi di pagamento via cellulare – dice Corti – questo era un mondo alla nostra portata a livello mondiale, ma hanno prevalso invece delle soluzioni verticali. In Italia, poi, è stata abbandonata la ricerca e sviluppo, diversamente da quanto accade altrove, ad esempio in Giappone, dove DoCoMo domina i pagamenti e settori adiacenti”.

Corti (Wind Tre): “5G standalone campo dove possiamo tornare a fare innovazione”

E in Italia? “Da noi ci stiamo muovendo su due direzioni in particolare, una è il multiservizio, grazie all’ottima modalità di erogare il servizio, ma non andiamo a fare una guerra di prezzo in questo ambito.  La seconda direzione è il mondo del 5G e del 5G standalone, che WindTre ha già lanciato per primo e siamo i soli a proporre delle soluzioni commerciali. Il 5G standalone è il campo dove possiamo tornare a fare innovazione”.

Digital Networks Act, Corti (Wind Tre): “Mi aspetto una decisione chiara sulle frequenze e sugli OTT parità di regole”

Cosa vi aspettate dal Digital Networks Act? Dice Corti che “Le reti di telecomunicazioni sono sempre più importanti, lo abbiamo visto durante il Covid e lo stiamo vedendo in Ucraina, dove la guerra è una guerra tecnologica, di droni. Le reti Tlc sono una infrastruttura strategica anche da punto di vista della Difesa, speriamo sempre preventiva e mai sul campo. Quindi, è fondamentale mettere le telco italiane nelle condizioni di continuare a investire, perché è chiaro che la caduta dei ricavi ha comportato una riduzione degli investimenti privati in calo del 24%-25%, parzialmente mascherata dal PNRR. Quello che ci aspettiamo è di essere messi nelle condizioni di investire per far sì che l’Italia abbia una infrastruttura di telecomunicazioni di eccellenza che possa garantire da un lato la sicurezza al Paese e dall’altro la possibilità alle imprese italiane di continuare a giocare da player attivi e protagonisti sui mercati internazionali e ai consumatori italiani di avere un servizio di alta qualità”.

“Mi aspetto, inoltre, una decisione chiara sulle frequenze. Noi siamo una industry che lavora sul lungo periodo, nel 2029 c’è il rinnovo di tutte le frequenze tranne quelle 5G – ha detto Corti – E’ chiaro che se il rinnovo non arriva, aspetteremo e non investiremo, perché vogliamo vedere con che formula vogliono fare il rinnovo. Dalle anticipazioni del DNA la questione si dovrebbe risolvere, e ne saremmo molto felici. Siamo chiaramente disposti a investire quello che non pagheremo per il rinnovo. Abbiamo bisogno di continuare a investire anche noi di Wind Tre, che abbiamo già una rete 5G standalone per arrivare al 100% della popolazione”. Infine, sugli OTT il Co-Ceo di Wind Tre dice che si aspetta parità di regole. “E’ chiaro che se uno corre usando due gambe mentre l’altro corre con le gambe legate la gara la perdi matematicamente”, chiude.

TLC, Renna (Fastweb+Vodafone): “DNA? Sì assegnazione frequenze illimitata, favorisce investimenti”

“Il settore delle tlc ha visto negli anni un forte calo di ricavi e margini ma contemporaneamente le reti hanno continuato a trasportare un’ingente quantità di traffico, a crescere nel 5G e nell’espansione della fibra. Il settore si trova in una situazione difficile ma mai come oggi è un settore necessario anche perché è alle porte la rivoluzione dell’AI che richiederà infrastrutture. L’andamento del settore degli ultimi anni è dovuto principalmente alla struttura del mercato che è fortemente frammentato e all’ingresso di aziende che provengono da altri settori che ha portato a una spirale di ipercompetizione e al calo dei prezzi e quindi dei margini”. Lo ha detto Walter Renna, CEO Fastweb+Vodafone, in occasione del convegno Shaping Horizons in Future Telecommunications per presentare i risultati del programma RESTART, gestito dalla Fondazione RESTART, nell’ambito del PNRR.
“Inoltre negli ultimi anni, le telco hanno perso la spinta all’innovazione spostandosi sulle promozioni per effetto anche dei vincoli e delle asimmetrie normative che gli operatori subiscono nei confronti delle Big Tech che godono di regole di mercato diverse”, aggiunge Renna.
Le asimmetrie normative riducono la capacità competitiva delle Telco che investono sulle infrastrutture per il trasporto dei dati ma poi sono le Big Tech a trarre profitto dai dati e senza investimenti sulle reti. Tutto questo diventa anche un tema di sicurezza nazionale soprattutto con l’arrivo dell’intelligenza artificiale dove la sovranità e il controllo dei dati è cruciale e che rischiamo di perdere perchè le Big Tech sono società extra europee. Per uscire da questa spirale e far tornare le Telco a innovare vanno quindi eliminate le asimmetrie normative per competete tutti con le stesse regole”, dice il Ceo di Fastweb+Vodafone.
In tema di infrastrutture e investimenti – chiude Renna – attendiamo poi il Digital Networks Act della Commisione Europea. Dalle prime anticipazioni informali ci sono un paio di elementi essenziali che vanno nella direzione giusta. Il primo elemento riguarda le frequenze mobili con l’indicazione di assegnare le licenze per un periodo illimitato. Ciò consente agli operatori di sviluppare con certezza i propri piani per lo sviluppo delle infrastrutture, un approccio condiviso anche dalle autorità italiane a favore di un rinnovo non oneroso delle frequenze a fronte di obblighi di investimenti. Inoltre il DNA mantiene il quadro regolatorio attuale per l’accesso alle infrastutture passive. Questo è positivo perché consente a operatori come noi che investono in infrastrutture di cui hanno il controllo end-to-end di continuare a innovare sui servizi”.

Quali novità si aspetta dal Digital Networks Act? “Un paio di anticipazioni vanno nella direzione giusta, la prima riguarda le frequenze radio mobili – dice Renna – con l’indicazione di assegnazioni di licenze per un tempo perpetuo. Questo dà certezza agli operatori che possono sviluppare piani di infrastrutturazione a vantaggio della collettività. Un approccio condiviso anche in Italia. Il secondo aspetto è il mantenimento dell’approccio attuale del diritto d’accesso alle infrastrutture passive e questo è un approccio essenziale per un operatore come noi che vuole investire in infrastrutture e averne il controllo end-to-end“. Va in questa direzione anche l’accordo di RAN sharing siglato con TIM.

Levi (iliad Italia): “Consolidamento importante ma non è tutto”

Il consolidamento nel settore delle Tlc è importante, “ma non è tutto. E’ vero però che servono operatori resilienti per creare reti resilienti che servono sempre più anche per scopi di difesa militare, come ha diritto nel suo intervento il presidente Enrico Letta”. Lo ha detto Benedetto Levi, Ceo di iliad Italia, ricordando la presenza europea del gruppo impegnato da anni nella creazione di un player pan europeo.  Ma per arrivare a questo scopo servono economie di scala e regole comuni per arrivare a investimenti con regole comuni.

“Noi negli ultimi 10 anni abbiamo investito 20 miliardi di euro in reti in Europa”, aggiunge Levi. Per questo l’azienda attende con ansia la pubblicazione del Digital Networks Act.

Un altro tema caldo è quello della sovranità. “Abbiamo bisogno di controllare le reti dalla A alla Z visto che si tratta di asset critici”, aggiunge Levi, ricordando come iliad realizzi il 99% del suo software internamente in-house “per non essere dipendenti da supply chain globali”.

Levi: su rinnovo frequenze non difendere rendite di posizione

Sulle frequenze in scadenza che saranno rinnovate è “fondamentale che tutte le parti coinvolte, autorita’, Mimit, Mef tengano in conto che a lungo termine e’ fondamentale che gli operatori possano continuare a investire sulle reti”. Lo ha sottolineato Benedetto Levi, ad di Iliad Italia, intervenendo al convegno Restart. Ma, ha aggiunto, “è fondamentale il level playing field e non difendere le rendite di posizione”.

Si parla, ha proseguito “di rinnovo di diritti d’uso con obblighi accesso wholesale, riequilibrando la dotazione tra operatori. Ma il diavolo è nei dettagli”. Servono, ha sottolineato Levi, “modalità che concretamente permettano a livello tecnico e operativo parità tra tutti effettiva e non solo sulla carta”.

Levi (Iliad), vogliamo reti resilienti ma serve armonizzazione settore Tlc

“Negli ultimi 10 anni”, come gruppo Iliad, “abbiamo investito 20 miliardi di euro in reti in Europa e aspettiamo con ansia la pubblicazione ufficiale del Digital Networks Act poiché disegnerà il quadro entro cui andremo a investire ulteriori decine di miliardi di euro nei prossimi anni”, aggiunge.

Gola (Open Fiber): “Nel DNA ci aspettiamo un percorso di switch off del rame”

Quali aspettative dal Digital Networks Act? “Stiamo attendendo le prescrizioni che riguardano lo switch off del rame, che da quanto è emerso dovrà essere pianificato a livello nazionale su base geografica entro il 2029 laddove la copertura in fibra è del 95%. Lo switch off del rame dovrà avvenire entro il 2035”. Così Giuseppe Gola, CEO, Open Fiber, che aggiunge: “Per noi è importante il rispetto della tempistica dello switch off, tenuto conto del fatto che la nostra disponibilità di fibra è ormai in media con l’Europa, mentre i livelli di take up sono ancora indietro”.

Come incentivare la migrazione dal rame alla fibra? “L’intervento pubblico deve spostarsi verso le aziende, con voucher pensati a sostegno degli operatori per incentivare la migrazione e il sostegno ai costi di migrazione”, dice Gola.

Secondo Gola: “Accelerare lo switch off delle reti obsolete in rame e accompagnare il Paese dalla fase di realizzazione a quella di adozione diffusa della fibra ottica e’ una scelta strategica per sostenere innovazione, sostenibilità e sicurezza. La rete è il presupposto della cittadinanza digitale: abilita scuola, sanità, lavoro, servizi pubblici e nuovi modelli di sviluppo. In questo scenario, il modello wholesale e l’evoluzione verso logiche di Network as a Service rappresentano leve fondamentali per l’ecosistema”. 

Galli (INWIT): ‘Modello neutral host sempre più importante”

“Il modello di operatore neutral host è sempre più importante”, in ottica di condivisione delle torri. Così Diego Galli, Direttore Generale di INWIT, che sottolinea l’importanza della specializzazione industriale con tema strategico per il settore.

Un aspetto su cui punta INWIT è appunto la specializzazione, con un business di lungo periodo che “attira un certo tipo di investitori, come fondi pensione a lungo termine”. Ma in questo senso, serve “una visibilità di lungo termine” in primo luogo sulle frequenze, per pianificare al meglio gli investimenti necessari.

Dal canto suo INWIT è forte di circa 700 coperture indoor tramite DAS, con cui si gestisce anche la parte attiva della rete. C’è altresì la copertura di mille chilometri di tunnel autostradali e, ultimo ma non ultimo, “lo sviluppo della smart city come a Roma, dove la copertura 5G con il progetto Roma5G è integrale nella metro e in cento piazze cittadine”, chiude Galli.  

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