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Tlc: Dino Bortolotto (Assoprovider): ‘Interoperabilità sinonimo di neutralità dei servizi’

Dino Bortolotto

Dino Bortolotto

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Dino Bortolotto, presidente di Assoprovider.

Egregio Direttore,

ho letto con attenzione il contributo del prof. Stefano Mannoni sull’interoperabilità pubblicato su Key4biz il 9 gennaio dal titolo Causeries. Interoperabilità: lo snodo più ostico per il futuro della rete e la sua lettura mi spinge a proporre ai suoi lettori alcune considerazioni.

Nel lontano 2005 assieme ed altri pionieri ho partecipato alla fondazione del consorzio Voipex che, contrariamente a quanto potrebbe far pensare il nome, non aveva a cuore solo il VOIP, ma proprio l’interoperabilità di tutti i servizi.

A mio parere l’interoperabilità va letta come la “neutralità dei servizi” ovvero in termini ISO/OSI come la neutralità applicata ai layer 5-7 e non è che essa sia più o meno importante della  neutralità del trasporto (in termini ISO/OSI layer 1-4).

Entrambe sono state imprescindibili per la nascita e per lo sviluppo di Internet e il depotenziamento di una qualsiasi delle due provocherebbe prima o poi un enorme danno sistemico complessivo.

Non è un caso che i primi RFC (Request for Comment) che sono alla base di internet riguardino tanto il trasporto quanto i servizi ed infatti i servizi oggi realmente “universali” ed interoperabili sono proprio quelli codificati allora. Uno per tutti, ad esempio, la posta elettronica, e non è un caso che per i servizi escludenti non esista alcun RFC (vedi ad esempio Facebook).

Neutralità dei servizi e neutralità del trasporto non sono qualcosa da ottenere “ora”, perché essi ci sono fin dalla nascita e quindi si tratta di proteggere ora entrambi dalle mire di chi tra i fornitori di trasporto ed i fornitori di servizi ambisce alla creazione di mercati chiusi (walled garden) al fine di godere delle rendite di posizione che ne derivano.

Gli ISP italiani di Assoprovider da sempre sono in favore della protezione ed il mantenimento di entrambe le neutralità in quanto il “walled garden” è strutturalmente incompatibile con la natura degli imprenditori nascenti e/o di piccola dimensione, categoria a cui appartengono le ovviamente tanto agognate e osannate startup.

Non si può parlare di libero mercato se non vi è vera libertà d’impresa in ogni singola tipologia di attività e le TLC intese sia come accesso, trasporto, servizi non possono essere un territorio protetto destinato solo a chi c’è già ed ha già un rilevante potere economico.

Il noto economista Jeremy Rifkin, nel suo ultimo libro La società a costo marginale zero, illustra con grande dettaglio come le prime due rivoluzioni industriali siano avvenute grazie alla adozione di soluzioni che si avvalevano dei vantaggi indotti dalle economie di scala dove la produzione dell’ultimo bene/servizio ha costo marginale nullo.

L’adozione di soluzioni che si avvantaggiano delle economie di scala ha portato, nelle due precedenti rivoluzioni industriali, ad un incremento generalizzato di beni/servizi per gli individui della collettività. La contropartita di questo incremento generalizzato di beni e servizi per la collettività è stata la sottrazione alla maggior parte degli individui dei mezzi di produzione autonoma.

La sottrazione dei mezzi di produzione ai singoli durante la prima e la seconda rivoluzione industriale era determinata dall’elevato costo dei mezzi di produzione coinvolti.

Negli ultimi anni stiamo assistendo all’affermarsi in diversi settori produttivi di costi che seguono una curva regressiva esponenziale (ogni tot anni il costo della funzione dimezza o a parità di costo le funzioni raddoppiano … un esempio di questo è la Legge di Moore che porta ogni 18 messi a parità di costo al raddoppio dei transistor, in 20 anni sono 240 mesi e quindi circa 13 cicli che comportano una riduzione di 8000 volte del costo di una funzione, oppure il caso della velocità di picco sulla fibra che segue una regola simile).

La presenza di curve di costo regressive esponenziali in semilavorati strategici sta determinando la terza rivoluzione industriale e sta attuando modifiche sostanziali della matrice Energia-Comunicazione, l’Internet delle cose (IoT) non sarà realizzabile da chi non si renda conto di questo e pensi di poter applicare solo i modelli di business che hanno guidato le prime due rivoluzioni industriali.

Nella nuova matrice Energia-Comunicazione è fondamentale considerare che ogni singolo individuo può partecipare perché in grado di possedere i mezzi di produzione (l’unico mezzo di produzione non reperibile economicamente è la capacita intellettuale necessaria per dominare sia la tecnologia che le dinamiche socio economiche che ne scaturiscano).

Nel settore delle TLC le curve di costo regressive esponenziali hanno eliminato totalmente la fonte di economia di scala costituita dall’elettronica di commutazione.

E’ per questo che diviene fondamentale che barriere economiche naturali (costo dell’elettronica di commutazione) non vengano surrettiziamente sostituite da norme che distruggono sia la neutralità del trasporto che la neutralità dei servizi.

Ed è per questo che Assoprovider segnala che l’unico elemento nella costruzione di una NGAN che si configuri come un monopolio naturale e quindi sia opportuno non replicare, per svariati motivi, non ultimo che si tratti di opere che spesso devono essere realizzate su suolo pubblico e/o collettivo, è costituito dalle sole opere civili (cavidotti, edifici, palificazioni, torri etc.).

Ne consegue che hanno una giustificazione di finanziamento pubblico solo le opere civili che siano realizzate con solide garanzie che per la loro intera esistenza siano utilizzate senza rischi di alterazione della concorrenza tra i soggetti che le utilizzano per realizzare servizi TLC e che siano realizzate e manutenute con la massima efficienza economica.

La scomparsa delle economie di scala nell’utilizzo di elettronica di commutazione ha reso possibile nuovi modelli di business come ad esempio:

quelli della esperienza boliviana dove si pone il controllo del mezzo trasmissivo passivo nelle mani degli utenti finali e si parla di Customer Ownership of Local Loop concetto sviluppato da accademici americani a partire dal 1996.

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