Tim torna all’utile nel secondo trimestre dell’anno e conferma i suoi target finanziari per il 2026 e il 2027, a pochi mesi dall’offerta di acquisto da parte di Poste Italiane.
Nel secondo trimestre il gruppo ha registrato un utile netto di 88 milioni di euro, a fronte di perdite per 8 milioni dell’anno precedente e una perdita netta di 292 milioni nel primo trimestre del 2026, dovuta a costi eccezionali legati al personale.
Il fatturato si è attestato a 3,5 miliardi, in aumento del 5,7%.
“I risultati del primo semestre confermano la solidità del cammino intrapreso e la profonda trasformazione di Tim nel corso degli ultimi 5 anni”, ha detto l’ad Pietro Labriola nel comunicato.
Conti spinti dal Cloud di Tim Enterprise
La ripresa di Tim è dovuta in primo luogo alle buone performance di Tim Enterprise, che ha registrato ricavi per 877 milioni in crescita del 7,1% grazie alla forte domanda di servizi Cloud, di informatica e di soluzioni digitali. I ricavi del Cloud sono cresciuti del 18% e rappresentano orami il 45% del fatturato complessivo dei servizi della divisione Enterprise.
In Brasile l’operatore ha proseguito la sua crescita con ricavi a 1,19 miliardi, in aumento del 5,5%.
Tim Consumer ancora in calo
Il tallone d’Achille resta la divisione Consumer in Italia, con un calo dei ricavi del 2,4% a 1,5 miliardi, in primo luogo a causa del termine di alcuni contratti con operatori virtuali.
L’Arpu mensile per abbonato è cresciuto sul fisso, a 33 euro mensili in aumento del 2%, mentre quello sul mobile resta inchiodato a 10,7 euro mensili.
Guidance al netto di earn out Open Fiber-FiberCop e con uscita da torri INWIT nel 2030
Le stime di Tim sono al netto del possibile earn out d 2,5 miliardi come forchetta massima per la fusione fra Open Fiber e FiberCop, che secondo gli analisti è improbabile, e che dovrebbe scattare in ogni caso entro il 31 dicembre 2026.
Le stime sono basate sul mantenimento delle condizioni in essere del Master Service Agreement con FiberCop e con uno scenario di uscita dalle torri di INWIT a partire dal 2030 (in ottica di negoziazione assistita) con conseguente migrazione verso le torri della joint venture Tim-Fastweb e altre tower company, come si evince dalla slide della trimestrale Tim.

L’OPAS di Poste
Il 18 luglio, il consiglio di amministrazione di TIM ha approvato l’offerta pubblica di acquisto da 10,8 miliardi di euro lanciata il 22 marzo da Poste Italiane, giudicandola equa.
Il piano industriale con le sinergie, quantificate in 700 milioni di euro, sarà presentato nel primo trimestre del 2027 a OPAS conclusa.
L’offerta, che prevedeva uno scambio di azioni TIM con liquidità e azioni di Poste Italiane, valutava ciascuna azione dell’operatore di telecomunicazioni a 0,635 euro, rappresentando “un premio del 9,01% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni TIM al 20 marzo 2026”.
Poste Italiane ha dichiarato che il suo obiettivo era quello di costruire “la più grande piattaforma infrastrutturale connessa in Italia”. Sulla base dei risultati del primo semestre, TIM ha confermato tutte le sue previsioni, inclusa una crescita dei ricavi del 2-3% nel 2026.
L’offerta di Poste – che si concluderà, salvo proroghe, il prossimo 11 settembre – ha intanto ottenuto adesioni per lo 0,7257% del capitale. Le quotazioni di Borsa sono perfettamente allineate all’Opas in corso, che prevede la consegna per ogni azione Telecom di 0,218 azioni di Poste più 1,67 euro in contanti. Ieri Poste ha chiuso la seduta a 26,07 euro (-0,87%) e Telecom a 7,354 euro (+0,48%), che è esattamente il livello al quale le condizioni dell’offerta valorizzano il titolo. Dall’annuncio dell’Opas Tim, il 22 marzo scorso, Tim ha guadagnato il 27,6% (e Poste il 21,54%), segno che il mercato apprezza la prospettiva di una ritrovata stabilità nell’azionariato, dopo le turbolenze degli ultimi decenni.
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