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Tim, per gli advisor potrebbe valere 27,8 miliardi in caso di merger con Open Fiber

Il titolo di Tim è rimbalzato in avvio di giornata a Piazza Affari, con le azioni più volte sospese in asta di volatilità. Secondo il Corriere della Sera, il CaA sarebbe pronto a sciogliere il nodo KKR. Il titolo alle 10,40 guadagnava il +8,49% a 0,30 euro.

Nel frattempo, Bloomberg ha fatto i conti in tasca all’operatore, delineando due scenari alternativi con rispettive valorizzazioni potenziali di borsa in caso di spin off della rete con o senza merger con Open Fiber.   

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Primo scenario: valore di Tim in caso di fusione con Open Fiber

I consiglieri di Tim vedono un valore implicito di 27,8 miliardi di euro nell’azienda, se il piano di separazione degli asset per la creazione di una rete unica andrà in porto. Lo scrive Bloomberg, secondo cui il valore azionario di Tim potrebbe raggiungere quota 1,3 euro per azione dopo la fusione con Open Fiber, obiettivo del piano del nuovo ad Pietro Labriola.

In questo scenario, l’operatore avrebbe un valore più che doppio rispetto all’offerta non vincolante avanzata dal fondo KKR a novembre per il 100% dell’azienda e ben quattro volte la sua valutazione attuale di 5,8 miliardi di euro.

In altre parole, se la rete di Tim fosse totalmente separata per poi confluire con quella di Open Fiber il valore della società schizzerebbe verso l’alto, secondo gli advisor di Tim interpellati da Bloomberg.

D’altra parte, il piano di Labriola è appunto quello di estrarre valore per gli investitori separando l’infrastruttura di rete dal business commerciale, creando così due nuove società separate: da un lato NetCo e dall’altro ServCo.

C’è da dire, come ricorda Bloomberg, che non più tardi di lunedì scorso il titolo dell’azienda ha toccato i minimi storici a 0,236 euro per azione per poi risalire intorno a quota 0,27 euro prima di subire il rimbalzo odierno.

Secondo scenario valore di Tim senza fusione con Open Fiber

In un secondo scenario alternativo, gli advisor di Tim attribuiscono un valore di circa 1 euro per azione all’azienda in caso di separazione della rete senza una combinazione con Open Fiber. In questo caso, una quota di controllo della rete separata (NetCo) verrebbe ceduta ai fondi d’investimento, inclusa possibilmente KKR (che già detiene una quota del 37,5% in Fibercop, la società della rete secondaria di Tim).

Entrambi questi scenari prevederebbero la cessione di quote in Noovle, la società del gruppo specializzata in servizi Cloud; Telsy, la società del gruppo specializzata in cybersecurity; oltre a risparmi di circa 700 milioni di euro in tre anni.

No comment da parte di Tim.

“Una fusione di rete fissa con Open Fiber rappresenta una delle maggiori opportunità di creazione di valore per Telecom Italia, ma la strada per un accordo è piena di ostacoli, come hanno dimostrato gli sforzi passati”, ha affermato Erhan Gurses, analista di Bloomberg Intelligence.

Tim ha convocato un Cda per domenica 13 marzo per concordare una risposta all’offerta di KKR. Secondo diverse fonti di stampa, il Cda non ha una posizione univoca. I membri indipendenti sarebbero propensi a chiedere al comitato speciale incaricato di cercare di ottenere maggiori dettagli da parte di KKR, trovando l’offerta in certo senso carente in alcuni punti specifici. Altri advisor della compagnia – Goldman Sachs e LionTree – dovrebbero dare il loro parere sull’offerta di KKR entro oggi.

I maggiori azionisti

I due maggiori investitori, da un lato Vivendi con il 24% e dall’altro Cassa Depositi e Prestiti con il 10% (oltre a detenere il 60% in Open Fiber), hanno ripetutamente affermato che l’offerta di KKR non riflette adeguatamente il valore della società. Tim ha registrato una perdita record di 8,7 miliardi di euro nel 2021. Il piano di Pietro Labriola è progettato per contrastare l’offerta del KKR. Labriola sarebbe alla ricerca di un protocollo d’intesa già questa settimana con Cassa depositi sulla fusione con Open Fiber.

Intanto, secondo altre voci alcuni piccoli azionisti hanno scritto al Cda per manifestare il loro favore all’apertura della due diligence come richiesto dal fondo americano. In alternativa, secondo l’opione di questi piccoli soci, visto che il prezzo offerto per il 100% viene da loro considerato basso (0,50 euro per azione), sarebbe opportuno ora favorire l’ingresso di fondi grandi come Kkr nella società della rete che si formerebbe una volta che entra nel vivo il piano industriale approvato dal cda e dove potrebbe confluire anche Open Fiber.

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