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The Global Eye. “Mosaico” cyber e pensiero strategico

Cyber è un termine ormai entrato nel lessico quotidiano. Lo è perchè siamo immersi nell’infosfera e in una vera e propria rivoluzione tecnologica.

La conferenza CyberSec2022 ha permesso di avere un panorama assai esaustivo della realtà del mondo cyber, di ciò che esso rappresenta.

Anzitutto, il cyber è parte della realtà che viviamo. Dire questo significa considerare il cyber non come un “altro” dominio ma come parte del mosaico complesso di realtà. In aggiunta, il cyber è un mosaico nel mosaico.

Tale dimensione, infatti, tocca radicalmente e velocemente tutti gli ambiti che conosciamo: dagli Stati alle aziende private, dalle profondità dei mari e degli oceani fino allo spazio. Il cyber è una dimensione consustanziale della nostra vita.

Ciò che sta accadendo in Ucraina ci mette di fronte, ancora una volta, alla pervasività che il cyber porta con sé: è cronaca quotidiana l’utilizzo di “armi” e strategie che non vediamo ma che generano vulnerabilità sistemica e disinformazione.

Gli attori malevoli, siano stessi Stati o entità private, lavorano in un mondo che – ragionando linearmente – immaginiamo parallelo a quello della nostra vita. Eppure, il cyber ci insegna che occorre ri-congiungere ciò che vediamo e ciò che non vediamo, pensare in maniera diversa, resettare i nostri cervelli nella realtà-che-evolve, ben oltre le nostre certezze consolidate.

Questo, con tutta evidenza, è un tema che riguarda il ri-pensamento del pensiero strategico. Le iniziative istituzionali che gli Stati assumono per difendersi dalle minacce cyber, a cominciare dall’Italia, sono del tutto necessarie e devono diventare, sempre di più, parte di un disegno organico. Occorre evitare sovrapposizioni di competenze e acquisire maggiore flessibilità.

Il tema vero, però, è culturale e politico. Perché, da un lato, il pensiero strategico non può riguardare solo chi deve decidere strategicamente: esso, come ho scritto in altre occasioni, costituisce la frontiera del pensiero. Dall’altro lato, il pensiero strategico ha una evidente dimensione politica: per avere consapevolezza vera del fenomeno occorre averne visione.

La risposta al rischio cyber, dunque, non può che essere complessa, sinergica, sistemica. Occorre evitare, in questa fase, la retorica inutile. Occorre che il tema superi l’emotività e le paure per diventare parte integrante di strategie di classi dirigenti. 

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