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The FlixBiz. Oscar, trampolino di lancio per i film stranieri

La cosiddetta stagione dei premi è alle porte e l’Academy ha preselezionato i film candidati. Le categorie film in lingua straniera e documentari sono tra quelle che di norma beneficiano maggiormente degli Oscar per emergere sul mercato.

Ottantacinque film erano stati originariamente considerati nella categoria lingua straniera, nove sono avanzati al turno successivo, tra cui  “Land of Mine” di Martin Zandvliet per la Danimarca , “Toni Erdmann” di Maren Ade per la Germania, “Il cliente” di Asghar Farhadi per l’Iran, nominati anche per il premio finale e distribuiti in sala rispettivamente da Sony Classics i primi due e Cohen Media Group il terzo, con strategia platform che prevede un numero limitato di sale in principio, per sfruttare il passaparola e le critiche e poi espandersi in un numero maggiore di sale.

Eccellenti esclusioni sono stati “Julieta” di Pedro Almodovar per la Spagna, “Elle” di Paul Verhoeven per la Francia, “Neruda” di Pablo Larrain per il Cile, “Fuocoammare” di Gianfranco Rosi per l’Italia, che però è avanzato nella categoria miglior documentario.

Per quanto riguarda la categoria film documentari, quest’anno l’Academy ha imposto come criterio sette giorni di uscita nelle sale a Manhattan OPPURE nella contea di Los Angeles, OPPURE importanti riconoscimenti nei festival, mentre precedentemente il criterio era di sette giorni a New York e Los Angeles, rendendo così la selezione meno restrittiva.

Si può in ciò notare l’influenza dei nuovi player del digitale come Netflix e Amazon, e l’evoluzione del consumo di questo tipo di contenuto, tipicamente difficile da introdurre efficaciemente sul mercato.

Ci sono state alcune polemiche, soprattutto tra gli italiani, per quanto riguarda la candidatura di “Fuocoammare” un documentario nella categoria lingua straniera, ma l’opinione ormai diffusa, soprattutto dopo il passaggio del film di Gianfranco Rosi alla fase finale, è infondata perché è comunque sempre preferibile candidare il miglior film, indipendentemente dal genere.

Inoltre, ‘Fuocoammare’ si occupa di una questione molto importante che l’Italia aveva il dovere di far conoscere al mondo: la tragedia dei profughi nel Mar Mediterraneo.

Alcuni tra gli altri film in concorso trattano argomenti che sono più vicini al pubblico americano (e ai membri dell’Academy), dunque il trionfo di “Fuocoammare” è complicato seppur non impossibile, ma è senza dubbio il miglior film italiano del 2016, premiato tra l’altro con l’Orso d’Oro a Berlino ed un EFA come miglior documentario, per cui meritava senza dubbio la candidatura, ancor di più visti gli sviluppi ultimi delle infelici politiche sull’immigrazione dell’amministrazione Trump.

Dando un’occhiata ai candidati nella categoria Miglior Documentario, i più forti sembrano essere: “13th”, un originale Netflix di Ava Duvernay ( ‘Selma’) sul sistema carcerario in America, che ha debuttato al Sundance, ha avuto una distribuzione limitata in sala a partire dal 7 ottobre 2016 ed ha vinto il premio della Critica per il miglior documentario (tv / streaming); “I Am Not Your Negro” di Raoul Peck sull’attivista James Baldwin e la storia della lotta razziale nell’America moderna, ha debuttato al TIFF, dove finì per vincere premio del pubblico e sarà distribuito nelle sale da Magnolia / Wide House il 3 febbraio, 2017 nelle sale degli Stati Uniti; OJ: Made in America”, un originale ESPN Films, di Ezra Edelman su O.J. Simpson, ha debuttato al Sundance, uscita limitata nelle sale il 20 maggio 2016 e il prestigioso Critics’ Choice Award (cinema) e il Premio Speciale AFI.

Non ha invece ricevuto la nomination “Gleason”, una produzione Amazon / The Exchange di Clay Tweel sulla SLA e il football, che ha vinto il premio del pubblico al SXSW, ha debuttato al Sundance, ed ha incassato circa $600.000 in sala distribuito da Open Road il 29 luglio 2016.

Distribuire film indipendenti in sala, ed ancora di più documentari, è sempre più un’avventura. È necessario disporre di rilevanti premi nel circuito dei festival, ottime recensioni, e strategie di marketing e di distribuzione intelligenti per creare buzz. La monetizzazione è legata a premi e festival, ma occorre iniziare molto presto già nelle fasi di sviluppo e di finanziamento, in cui sono necessarie solide partnership ed una vera e propria strategia globale.

“Fuocoammare” è uscito nelle sale in Italia il 18 febbraio 2016, ma non ha raggiunto il milione di Euro al botteghino, poi è stato distribuito da Kino Lorber il 15 dicembre 2016 negli Stati Uniti in 7 sale per 12 settimane incassando $66.000, ma grazie a festival e premi è stato venduto in tutto il mondo da Doc & Film International.

Le emittenti televisive e sempre di più i player del digitale rappresentano le principali fonti di monetizzazione per i documentari, insieme a strategie di distribuzione all’avanguardia, come la cosiddetta theatrical on demand, che serve nicchie di appassionati che altrimenti sarebbero ignorate nei modelli di distribuzione tradizionali.

Ci sarà sempre domanda per il cinema indipendente, da qualche parte e in qualche modo. Il pubblico è abituato a contenuti in lingua straniera ed anche i documentari possono realizzare buoni incassi in sala. Il genere biopic è particolarmente remunerativo in termini di ritorno dell’investimento, basti pensare ad “Amy”, Oscar nel 2016 e ben $24 milioni al box office mondiale con un budget di $3.4 milioni.

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