L'appello

Telemarketing, Soro (Garante Privacy): ‘Serve un ‘reset’ per ripulire il sistema’

Il Garante Privacy Antonello Soro al convegno ‘Telemarketing a un bivio. Come difendere i consumatori e sostenere le imprese?’: ‘Il telemarketing fa crescere l’occupazione, ma serve un ‘reset’’.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |
Antonello Soro

Le telefonate ‘moleste’ hanno indotto gli utenti a presentare negli ultimi cinque anni 25mila segnalazioni al Garante della privacy, che ha elevato oltre 6mila contestazioni per un valore di più di 7 milioni di euro, pari al 10% delle contestazioni complessive. Questi i numeri sciorinati da Antonello Soro, presidente dell’Autorità garante dei dati personali al convegno “Telemarketing a un bivio. Come difendere i consumatori e sostenere le imprese?” (vai all’articolo) che si è tenuto ieri alla Sala Zuccari del Senato.

Le segnalazioni riguardano il fatto di ricevere chiamate, sia sul telefono fisso che su quello mobile, moleste per frequenza e orari o effettuate malgrado l’esplicito diniego al consenso a riceverne. I consumatori denunciano anche la difficoltà ad iscriversi al registro delle opposizioni e pratiche scorrette per l’acquisizione del consenso.

 

Guarda il video dell’intervento di Antonello Soro, Garante della Privacy:

 

La premessa di Soro è che il telemarketing “fa crescere l’economia e l’occupazione” ma “può invadere la vita privata e quindi si tratta di conciliare questi due interessi”. Un nodo è rappresentato dal modo di acquisizione del consenso, perché “non dovrebbe spettare agli utenti l’onere di negarlo” ma alle aziende quello di acquisirlo.

“Il fatto – ha sottolineato il Garante – è che sono cambiate negli ultimi anni le condizioni del settore, con la proliferazione del digitale e la nascita di un mercato di liste di contatti” ad uso di call center non sempre seri e professionali. Fra le criticità emerse, Soro ha citato la difficoltà della revoca del consenso da parte del consumatore; la possibilità di essere inseriti, nel registro delle opposizioni ma solo se si è presenti negli elenchi telefonici; la grande autonomia lasciata dai committenti ai call center.

In cinque anni è aumentato il numero di call center che mascherano il numero. Il sistema di raccolta dei numeri è cresciuto a dismisura rendendo più difficile “stabilire la differenza fra base lecita e illecita”.

La consultazione del registro delle opposizioni è onerosa, servirebbero software più semplici (beta matching) per semplificare il sistema.

Il Garante – che invoca l’introduzione di una responsabilità solidale fra call center e aziende e auspica un “reset” dei consensi concessi finora per ripulire le liste dei numeri in circolazione – ha aumentato l’impegno, nel 2016, nell’attività ispettiva, tanto che “sono stati rilevati comportamenti illeciti da parte di primarie società di telefonia”. In prospettiva, con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy, le sanzioni saranno più severe, fino a toccare il 4% del fatturato annuo.

Resta il fatto che “l’utente deve usare lo strumento del consenso con maggiore attenzione”, ha avvertito Soro, anche perché negli ultimi cinque anni, viceversa, si è riscontrata “una minore attenzione da parte dei cittadini a questo enorme potere nell’esercizio del consenso”.

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