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Telecom Italia: Bollorè e Richard puntano a scambio di azioni?

Telecom italia

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Mentre in Italia, Telecom accoglie con soddisfazione le dichiarazioni del presidente Agcom sull’intenzione dell’autorità di seguire “l’evolversi delle vicende connesse all’entrata di Enel, attiva nei settori dell’elettricità e del gas, nel mercato della banda ultralarga in collaborazione con l’Autorità” per l’energia, oltralpe si affacciano nuovi rumors sulla possibilità che Orange entri, prima o dopo, nel capitale della principale compagnia telefonica italiana.

Secondo il settimanale francese La Lettre de L’Expansion, nel corso delle ultime settimane ci sarebbero stati diversi incontri tra il presidente di Vivendi Vincent Bollorè e l’ad di Orange, Stephane Richard. Allo studio, uno scambio azionario che – secondo le valutazioni di analisti citati da Bloomberg – porterebbe Vivendi a ottenere il 4% di Orange in cambio del 10% di Telecom Italia.

Bollorè manterrebbe così il 15% di Telecom, una quota pari a quella in mano a Xavier Niel, composta però da opzioni che non conferiscono la disponibilità dei diritti di voto, e potrebbe così portare a termine un’operazione di respiro paneuropeo con i piedi in due dei principali operatori ex monopolisti del continente. Un’operazione che però, fanno notare gli analisti Natixis, non sarebbe conveniente per Vivendi in questo momento, visto l’andamento delle azioni Telecom in Borsa.

Si tratta, comunque, ancora di pure congetture come tante ce ne sono state in passato e che sono state sempre puntualmente smentite non senza un pizzico di malumore soprattutto da parte del management di Telecom  Italia, per gli effetti di questo rincorrersi di rumors sui media e sui mercati.

Puntualmente, però, le indiscrezioni rispuntano, sarebbe da capire a vantaggio di chi.

Tornando alle cronache nostrane, il presidente Telecom Giuseppe Recchi ha invece apprezzato il fatto che l’Agcom intenda collaborare con l’Autorità per l’energia per la regolazione della messa a disposizione delle infrastrutture in fibra ottica, nonché per “la verifica dei possibili effetti concorrenziali nel caso di investimenti diretti della società nel settore delle telecomunicazioni (vedi lo sviluppo di Enel Open Fiber e l’accordo con Metroweb), anche in prospettiva della nuova analisi di mercato” .

“Il fine ultimo della concorrenza e degli investimenti è il benessere dei consumatori (in termini di prezzi, qualità e varietà dei servizi) e la fiducia dei cittadini e delle imprese nell’adozione dei servizi digitali nell’uso della Rete”, ha detto ancora Cardani.

Parole accolte con soddisfazione da Recchi che ha di nuovo sottolineato l’importanza della competizione ma a patto che ci siano “regole uguali per tutti”.

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