R&D

TEH Ambrosetti, serve un Piano per l’intelligenza artificiale in Italia. Investiamo 21 miliardi in innovazione ma siamo ultimi nel G7

Per lo sviluppo economico futuro del Paese, innovazione e ricerca devono essere “priorità nazionali”: ecco alcune proposte per far crescere l’economia italiana, tra cui intelligenza artificiale, open innovation e un Chief technology officer di nomina governativa.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

È stata pubblicata da The European House – Ambrosetti (TEHA) la “Lettera Club” n° 92 di luglio 2018, dedicata all’innovazione nell’ecosistema della ricerca e dello sviluppo (Research and development, R&D), con focus sull’Italia nell’ambito del G7.

 

Nonostante un 2017 piuttosto positivo per l’economia nazionale, con un PIL cresciuto dell’1,5%, il valore più alto dal 2010, e l’occupazione a livelli record con 23,1 milioni di lavoratori, secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale, anche nel 2018 l’Italia rimarrà il Paese più lento dell’Eurozona, con un’economia che non riesce ad andare oltre l’1,5% di crescita del PIL.

 

Eppure, a dispetto delle cifre, dovremmo essere quella che può definirsi una superpotenza manifatturiera di livello globale, visto che l’Italia è il 2˚ Paese tra i “Big Five” dell’Unione Europea per export pro-capite e 5° al mondo per bilancia commerciale manifatturiera sopra i 100 miliardi di Dollari.

 

Il punto, secondo la “Lettera Club”, è che “per sostenere lo sviluppo economico futuro del Paese, innovazione e ricerca devono essere riconosciute quali priorità nazionali e destinatarie di specifiche strategie che contribuiscano alla legittimazione e alla crescita dell’ecosistema innovativo nazionale, indirizzando così un

aumento degli investimenti sia pubblici che privati, sia italiani che stranieri”.

In base ai dati elaborati da TEH Ambrosetti, gli investimenti italiani in R&D sono i più bassi tra i Paesi del G7, in totale 21,6 miliardi di euro, pari all’1,29% del PIL, in calo rispetto all’1,34% del 2015.

Anche il settore privato, con il 58% degli investimenti in ricerca e sviluppo del Paese, è al di sotto di 7 punti percentuali rispetto alla media europea.

La mancanza di finanziamenti pubblici e privati e l’elevata frammentazione degli enti preposti a regolare l’ecosistema e a fornire una visione e una strategia sovranazionali a tutti gli stakeholder coinvolti nel processo – secondo i ricercatori – sono alcuni dei fattori alla base dell’incapacità dell’Italia di sviluppare un modello di finanziamento circolare di successo”.

 

Per intercettare i trend e creare valore è fondamentale aprirsi all’ecosistema e operare in ottica di sinergia e contaminazione reciproca. Due i settori chiave su cui TEH Ambrosetti suggeriscono di muoversi con maggiore impegno: open innovation e il suo strumento principale, il corpotate venture capital (CVC).

L’anno scorso, di tutte le azioni di corportate venture capital, solamente il 20% ha avuto origine da aziende europee; guidano il ranking il Nord America, con il 49% dei deal, e l’Asia, con il 29%.

 

Il documento, infine, propone un “Piano d’azione per l’ecosistema italiano: sei linee guida per un cambio di rotta”. Prima di tutto, si legge nella Lettera, si deve “creare un osservatorio stabile per l’ecosistema italiano relativo al CVC” e “istituire un Fondo italiano di CVC”; intraprendere “azioni per l’internazionalizzazione dell’ecosistema italiano per l’innovazione”; quindi “nominare un Chief technology officer a livello governativo”; infine elaborare un “piano strategico per l’intelligenza artificiale in Italia” e sviluppare una “strategia a lungo termine sulla Cina”.

 

Sull’intelligenza artificiale, ma anche blockchain e 5G, nei giorni scorsi il vicepremier e Ministro dello Sviluppo economico e del lavoro, Luigi Di Maio, ha annunciato in audizione alla Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera quelle che in generale saranno le linee programmatiche del Governo in materia di Telecomunicazioni, Poste e Digitale.

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