TEDxMilanoWomen al Vodafone Village per ‘Sbloccare il futuro’

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

Si è tenuto lo scorso 28 maggio al Vodafone Village di Milano l’appuntamento italiano del TEDxWomen. Promosso da Vodafone, in collaborazione con la 27esima Ora, il celebre blog del Corriere della Sera, e Valore D, l’associazione che sostiene la leadership femminile nelle imprese, l’evento ha proposto al pubblico 12 profili femminili d’ eccellenza, provenienti dai settori più disparati, dalla cuoca alla digital champion, dalla mediatrice penale alla cacciatrice di sogni, accomunati da un unico scopo: raccontare come costruire un futuro migliore grazie al proprio lavoro e alle proprie passioni.

 

Una seconda edizione di TEDxMilanoWoman anche quest’anno impegnata nel promuovere i temi della diversity, dell’inclusione e dell’evoluzione digitale della società. Tanti punti di vista diversi sul Paese che concorrono a dare una nuova immagine del presente che viviamo e che ci aiutano ad immaginare il nostro futuro prossimo.

 

Tra i contributi della giornata al Vodafone Village, ad esempio, se ne segnalano diversi, come quello della più giovane Digital Champion d’Italia, Valeria Cagnina: “La mia storia inizia con la tesina di terza media quando mi hanno assegnato Manzoni. Io ho deciso che volevo fare qualcosa di diverso e riscrivere un capitolo dei Promessi Sposi come se fosse la pagina di un blog che doveva essere indicizzata da Google. A scuola la mia idea non è stata proprio accolta come speravo. Dopo aver portato i CoderDojo ad Alessandria, fatto corsi agli anziani su come si mandano le mail, si usano office e Skype, sto costruendo una stampate 3D e sto scrivendo un libro sul turismo low cost e su come conciliare scuola e viaggi”.

 

Che cos’è un network? Noi siamo abituati a vederci come dei silos da riempiere in ottica individualista. In questo modo il network è utilitaristico invece dovrebbe essere l’attività che porta ognuno di noi più lontano di quanto potremmo fare da soli. Se ribalti il concetto quindi la rete diventa organismo vivente dove il dare viene prima di avere. Perché il futuro e condiviso”, ha invece affermato Francesca Rizzi, fondatrice e CEO della prima startup italiana nata per applicare i concetti di sharing economy al welfare organizzativo.

 

Di identità, integrazione, comunicazione e web si è occupata Evelyne Sarah Afaawua, blogger che incoraggia e sensibilizza la bellezza intrinseca della pelle nera: “Mi sono sempre definita italiana e non ho mai avuto problemi con i tratti della mia pelle. Ma ad un certo punto ho avuto una crisi di identità. Quando dicevo di essere italiana, mi si diceva che ero nera. Quando dicevo di essere ghanese, mi dicevano che ero nata qui e si vedeva perché gesticolavo. Poi ho capito che non sarebbe mai esistita una Evelyne solo italiana e una solo ghanese. Come prima forma di accettazione ho deciso di smettere di stirare i miei capelli Afro e ho cercato su internet un modo per gestirli. Non ho trovato nulla! Così ho deciso di aprire io una pagina Facebook che poi diventa il blog Nappytalia. Nappy deriva dall’unione di due parole; la “N” di (Naturally) e “APPY” di (Happy). In italiano si può tradurre con ‘felicemente al naturale’”.

 

Anche l’arte ha trovato il suo posto a TEDxWomaN, con Cristina Nunez, artista spagnola che pratica la terapia dell’autoritratto attraverso la fotografia, che ha raccontato: “Dai 15 ai 20 anni mi sono fatta di eroina e per comprarla sono stata delinquente e mi sono anche prostituita. Un giorno mio padre mi ha vista in strada con un cliente e mi ha detto che se avessi continuato così non avrebbe più voluto vedermi. Da quel momento sono entrata in comunità e non mi sono mai più drogata. Il motivo per cui mi facevo di eroina era perché mi sentivo più forte. Anche dopo la tossicodipendenza mi sono rimasti questi problemi di autostima. Ho iniziato a fotografarmi e ogni giorno scoprivo che se nell’autoritratto mettevo tutto il mio dolore dopo stavo meglio. Cosi  ho iniziato ad usare la fotografia come medicina anche con gli altri e oggi insegno come convertire il dolore in altro, come trasformare la merda in diamanti”.

 

Di cucina e innovazione ha inoltre parlato Cristina Bowerman, unica donna a essere stata nominata Chef Ambassador di Expo 2015 e una delle poche ad aver ricevuto una stella Michelin: “E’ sempre stata la mia parte creativa quella a riuscire meglio. Perché se una persona fa quello che gli piace, riesce sempre meglio. “Molte delle donne chef che ho incontrato erano li perché qualcuno le aveva spinte (padre, compagno) e le aveva aiutate ad aprire un ristorante. Io volevo iniziare da zero in un mondo dove nessuno mi appoggiasse. 5 regole per sbloccare il futuro: Sii diversa, sappi sempre dove andare, rispetta te stessa, sfonda gli stereotipi, credi in te stessa”.

 

Per l’innovazione sociale in relazione al tema complesso della giustizia e del carcere è intevenuta Claudia Mazzucato, mediatrice penale volontaria per il Ministero della giustizia sostenitrice della giustizia riparativa: “Un esempio di giustizia violenta è la pena di morte: per dire che non bisogna uccidere si uccide. Con la giustizia riparativa e il confronto tra vittima e colpevole la giustizia si prende un impegno attivo nel domani, la giustizia non serve più per punire ma per promuovere la convivenza. Noi mediatori partecipiamo agli incontri che sono forti e violenti e il nostro compito è quello di trasformare le parole in significati e valori”.

 

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