Von der Leyen (Ue): “Più tecnologie pulite made in Eu significa più sicurezza, indipendenza e crescita”
Il futuro dell’Unione europea è green, o almeno è tornato a vestirsi di verde, soprattutto dopo che la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha rotto (i lunghi) indugi sull’argomento. Lo ha ribadito anche stamattina nel discorso di apertura alla Conferenza europea sulletecnologie pulite, la Clean Tech Conference 2026 in corso a Bruxelles.
“Le tecnologie pulite significano sicurezza. Significano crescita. Significano posti di lavoro di qualità qui in Europa. È giunto il momento di raddoppiare gli sforzi. Perché l’Europa non deve limitarsi a utilizzare le tecnologie pulite del futuro, ma deve costruirle”, ha dichiarato Ursula von der Leyen.
Un invito quindi al made in Europe delle tecnologie pulite del futuro e un rinnovato impulso al “comprare europeo”, in nome della tanto citata (un po’ ovunque) sovranità tecnologica europea.
Contro la concorrenza internazionale sempre più agguerrita e a volte anche “sleale” sul mercato delle clean technologies, la Presidente della Commissione europea spiega che “introducendo la dicitura “Made in EU” e criteri a basse emissioni di carbonio negli acquisti di beni e servizi da parte delle autorità pubbliche, ci assicuriamo che il denaro dei contribuenti affluisca alla nostra industria europea”.
Grazie alla riforma ETS reinvestiremo i ricavi nelle imprese europee
Un modo per fare questo, secondo von der Leyen, è sfruttare i ricavi del Sistema di scambio di quote di emissione (ETS) che, grazie alla riforma attesa per la prossima estate, potranno essere reinvestiti nelle imprese europee: “Questo denaro proviene dall’industria e deve essere utilizzato per costruire le industrie pulite del futuro”.
Come ha ricordato la Presidente della Commissione europea, l’ETS è un sistema che funziona, non solo per rafforzare il percorso di decarbonizzazione: “dal 2005, le emissioni sono diminuite del 39% nei settori interessati, mentre l’economia è cresciuta del 71%. Ha generato oltre 260 miliardi di euro”.
Le tecnologie pulite quindi tornano al centro della politica industriale europea, perché consentono di accelerare e rafforzare la transizione energetica attraverso l’elettrificazione dei consumi e delle industrie (là dove è possibile): “un settore che crea 100.000 nuovi posti di lavoro ogni anno”.
Puntare sull’elettrificazione e sul produrre in Europa
“L’elettrificazione e la produzione interna di energia pulita sono la strada verso l’indipendenza. Ma dobbiamo anche garantire che queste tecnologie vengano sviluppate e prodotte in Europa. Abbiamo solide basi, dall’energia eolica offshore agli elettrolizzatori. E due terzi delle pompe di calore europee sono prodotte qui”, ha aggiunto von der Leyen nel suo discorso.
Von der Leyen aveva già sottolineato nelle scorse settimane che l’elettrificazione sarebbe stata la strada maestra, insieme ad un mix energetico complessivamente più spostato sulle fonti rinnovabili (in cui ha fatto rientrare anche il nucleare), per una progressiva e più convinta indipendenza energetica da fornitori energetici di combustibili fossili.
“Fintanto che dipenderemo dal petrolio e dal gas, rimarremo vulnerabili”, ha chiarito la Presidente della Commissione Ue: “Se vogliamo una vera indipendenza, dobbiamo accelerare l’elettrificazione. I consumatori si stanno già muovendo: gli acquisti di veicoli elettrici, ad esempio, sono aumentati del 51% dall’inizio della guerra”.
Più rinnovabili per l’indipendenza energetica e l’abbandono dell’energia fossile
A tal fine, ha ricordato von der Leyen, sarà presentato presto un Piano d’azione per l’elettrificazione che ci consenta di aumentare gli investimenti in fonti pulite e allo stesso di tempo di potenziare la nostra resilienza rispetto agli shock energetici esterni, legati alle guerre in corso e alle interruzioni degli approvvigionamenti.
La situazione si sta facendo piuttosto critica, da quanto Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran e da quanto lo stretto di Hormuz è stato totalmente (o quasi) chiuso.
Nel 2024 il petrolio rappresentava circa il 38% dell’energia totale dell’UE e il gas naturale circa il 21%, cioè quasi due terzi del consumo energetico complessivo è coperto da questi due soli fossili. Ancora più critica è la dipendenza dalle importazioni: oltre la metà (circa 57–60%) dell’energia dell’Ue è importata e le importazioni stesse sono dominate da petrolio e gas, con quote spesso vicine o superiori al 90% per queste fonti.
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