Banda ultralarga

Switch off del rame, in Germania proposta in consultazione fino al 16 marzo  

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La Germania lega la disattivazione del rame all'80% di copertura in fibra nel nuovo quadro normativo, secondo la proposta avanzata dalla Bundesnetzagentur adesso in consultazione.

La proposta

L’autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni tedesca ha elaborato un piano di massima per la dismissione delle reti in rame.

La Germania lega la disattivazione del rame all’80% di copertura in fibra nel nuovo quadro normativo, secondo la proposta avanzata dalla Bundesnetzagentur adesso in consultazione.

Ma raggiungere la soglia dell’80% nelle aree rurali richiederà uno sforzo coordinato tra la Bundesnetzagentur e le reti alternative locali.

Si ricorda che la Commissione Ue ha presentato nel Digital Networks Act la settimana scorsa la sua proposta di switch off obbligatorio delle reti in rame entro il 2035.

Limite dell’80% di copertura fibra per lo spegnimento

Secondo la proposta (scarica il documento) presentata a gennaio 2026, le dismissioni della rete in rame potranno iniziare in aree di connessione specifiche una volta che l’80% delle abitazioni sarà coperto da infrastrutture in fibra. Fondamentale è la disponibilità di prodotti all’ingrosso adeguati, inclusi solidi accordi di accesso aperto, per garantire che la concorrenza rimanga sostenibile dopo la dismissione della rete legacy.

L’autorità di regolamentazione propone un periodo di transizione di tre anni dal momento in cui questi prerequisiti saranno soddisfatti. I piani di disattivazione dovranno essere annunciati con almeno tre anni di anticipo. Entro questo lasso di tempo, verrà applicato un “blocco della commercializzazione”: i prodotti DSL cesseranno di essere offerti ai nuovi clienti nelle aree interessate due anni prima della data prevista per la disattivazione del rame.

Ostacoli normativi e azioni legislative

Il concetto si basa su un documento di discussione della primavera del 2025 ed è attualmente presentato come raccomandazione. Tuttavia, la piena attuazione incontra un ostacolo giuridico significativo: richiederebbe modifiche alla legge tedesca sulle telecomunicazioni (TKG). Secondo la legge vigente, Deutsche Telekom detiene il diritto esclusivo di richiedere la chiusura delle reti in rame. La nuova proposta suggerisce un “processo basato su regole” che potrebbe essere attivato dall’autorità di regolamentazione o da altnet terze (operatori di rete alternativi) che hanno realizzato l’infrastruttura in fibra ottica locale.

Un elemento centrale della proposta è il requisito di un “piano di migrazione globale” che copra l’intero Paese. Questa tabella di marcia includerebbe la data della prima chiusura, le tappe principali e una data di completamento prevista. Ciò mira a rispondere alle preoccupazioni del settore relative alle “asimmetrie informative” e alle barriere agli investimenti che attualmente favoriscono l’operatore storico.

Tutela della concorrenza e dei consumatori

Klaus Müller, Presidente della Bundesnetzagentur, ha detto che l’agenzia mira a definire il quadro normativo per garantire la concorrenza e tutelare gli interessi dei consumatori durante la transizione. L’autorità suggerisce che le aree di migrazione dovrebbero generalmente basarsi sull’infrastruttura di rete in rame esistente, come le scatole di distribuzione, ma potrebbero anche allinearsi ai confini distrettuali o comunali, ove possibile.

“Il passaggio alla fibra ottica rappresenta un aggiornamento Internet orientato al futuro per la Germania”, ha osservato Müller. “Le reti in rame potranno essere chiuse solo quando la fibra ottica sarà disponibile su scala quasi nazionale e la concorrenza sulle nuove reti sarà garantita”.

La sfida dell’operatore storico

La Germania è storicamente rimasta indietro rispetto ad altre nazioni europee nella sua migrazione dal rame alla fibra. Analisi recenti mostrano che, sebbene la copertura in fibra (case passate) abbia raggiunto circa il 60% delle famiglie, l’effettiva adozione rimane bassa, attestandosi a circa il 23,6%. Deutsche Telekom ha espresso preoccupazione in merito alla proposta, sottolineando in particolare il rischio di “cambi forzati di fornitore” per i clienti durante la fase di migrazione di massa.

La proposta è ora aperta alla consultazione con gli stakeholder del settore fino a metà marzo 2026, dopodiché passerà alla fase legislativa.

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