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Superlega, la prima robotizzazione di un pubblico. La via calcistica alla banda ultra larga

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10 miliardi il giro d’affari. Solo per il flusso diretto dei diretti di diffusione ed immagine delle 20 società di calcio più popolari. Poi le altre interconnessioni. La Superlega di calcio che sta squassando il mondo più delicato e sensibile dell’emotività europea, rischia di diventare il vero motore della transizione socio economica post pandemia.  

Ronaldo, Messi, Lukaku, Kean, Pogda: i nomi che ancora fanno sognare e appassionare folle infinite stanno diventando canali audiovisivi individuali, attraverso i quali ogni singolo tifoso avrà il proprio video citofono con il proprio campione di cui potrà acquistare non solo le partite, in ogni gesto separato dall’insieme della performance atletica, attraverso i Not Fungible Token il sistema che rende unici e irriproducibili i file digitali.

Per la prima volta disintermediati direttamente gli spettatori

Si tratta della prima massiccia e pervasiva strategia di robotizzazione di un pubblico.

Per la prima volta non sono i produttori o gli intermediari ad essere disintermediati, ma direttamente gli spettatori. La grande platea del calcio, che ancora, seppur per poco, se si prolungheranno i lockdown negli stati, coincide con le tumultuanti moltitudini degli stadi, viene sostituita con una ramificata rete distributiva che consegnerà il calcio ogni giorno a casa di centinaia di milioni di consumatori, come una pizza.

Come sempre una grande svolta non avviene repentinamente. La talpa scavava da anni. Il Covid 19 ha dato l’ultima spinta: stadi chiusi, partite teletrasmesse, diritti tv alle stelle. Una trasformazione che sta mutando perfino la meccanica del calcio: in un ambiente asettico, senza gli occhi addosso di decine di migliaia di persone che possono esaltare o stroncare un’esibizione, ci si permette cose che non si sognerebbero nemmeno nella bolgia severa del proprio stadio. Gesti, papere, disinvolture, leggerezze, errori o clamorosi goal, che in un clima teso e spietato, quale è la tensione  gladiatoria delle partite, infuocate per la fisicità del pubblico, non consentirebbe per  la concentrazione che ogni atleta è costretto ad avere.

Giocare al neon cambia il modo di commercializzare la palla

Giocare al neon, come si dice, in un luogo silenzioso e nudo, cambia il modo di far rotolare la palla e cambia altresì il modo di commercializzarla.

Le grandi piattaforme saranno in realtà i veri protagonisti, e padroni, del passaggio in virtuale della fruizione delle grandi partite saranno le grandi reti di delivery, le mastodontiche organizzazioni di riders digitali che distribuiranno ogni genere di emozione, moltiplicando all’infinito le formule commerciali, incrociando blockchain, bancomat, paypall, social, in un unico permanente luna park,

Spinta alla banda ultra larga

La combinazione che già SKY ha sperimentato, di vendere programmi e connettività diventerà la vera strada per la banda ultra larga: con tali margini economici, si parla di una profittabilità del 30 % per le prime voci della commercializzazione dei diritti, circa 10 miliardi la stima per il prossimo anno, non sarà difficile integrare servizi di connettività, anche a gettone, a consumo, per ogni singola performance. Saranno loro i veri service provider che combineranno sogni e bit.

Quando la Superlega?

Accadrà tutto subito? Forse no. La reazione è stata veemente. Del resto chi vince questa partita prende tutto, come sempre nell’economia digitale, e dunque nessuno si rassegna ad arrivare secondo. Più probabilmente si sta cercando un’intesa, che sposti le strategie economiche nel perimetro delle istituzioni, programmando per i prossimi due anni un’evoluzione della UEFA verso quest’orizzonte multimediale, segmentando il mercato con esibizioni e cicli sportivi paralleli a quelli tradizionali. 

Amazon e Netflix i veri registi?

Si tratterà di capire se Amazon e Netflix che sono due fra i veri registi dell’operazione troveranno partner e interlocutori per europeizzare le loro ambizioni, o dovranno procedere a spallate, mobilitando il loro pubblico. Siamo alla vigilia di una nuova guerra delle tv, questa volta non più alla carbonara come fu lo scontro fra Rai e Berlusconi, ma un vero conflitto intergalattico per la conquista dei sentimenti.

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