Anthony Wood, fondatore e CEO di Roku, ha condiviso una visione ambiziosa durante il Variety Entertainment Summit al CES di Las Vegas, delineando un futuro in cui l’AI generativa avrà un impatto profondo sull’industria cinematografica.
Secondo Wood, entro tre anni sarà lanciato il primo film di successo creato interamente tramite AI, evidenziando come questa tecnologia stia già trasformando il panorama della produzione audiovisiva. Wood sottolinea che, sebbene la creatività umana resterà centrale, i costi di produzione crolleranno drasticamente, ridefinendo i modelli di business del settore.
Nel contesto dell’espansione aziendale, Roku ha introdotto Howdy, un nuovo servizio di streaming senza pubblicità al costo mensile di 3 dollari. Pensato come complemento economico piuttosto che sostituto di piattaforme come Netflix o Disney+, Howdy mira a colmare il vuoto lasciato dall’aumento dei prezzi e dalla pubblicità sempre più invasiva degli attuali servizi.
La strategia prevede una crescita sia interna all’ecosistema Roku sia esterna, sfruttando la domanda globale per un’offerta più accessibile.
Wood ha anche illustrato tre ambiti principali in cui Roku integra l’AI: ottimizzazione operativa, personalizzazione tramite raccomandazioni e pubblicità mirata, e un’evoluzione verso tecnologie generative per migliorare l’intera esperienza utente.
L’adozione aggressiva dell’AI viene vista come leva competitiva per ridurre i costi e potenziare l’efficienza, evidenziando una trasformazione inevitabile e già in atto nell’entertainment digitale.
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Come l’X di Elon Musk plasma il boom dell’AI
L’ecosistema dell’AI contemporanea si sta sviluppando in gran parte attraverso X, la piattaforma sociale di proprietà di Elon Musk.
Questo canale, un tempo noto come Twitter, è diventato il cuore pulsante del dibattito sull’AI, ospitando annunci, polemiche, anticipazioni, teorie e controversie tra protagonisti di rilievo come Sam Altman, Demis Hassabis e Yann LeCun.
Su X si concentrano i leader del settore, gli scienziati, gli influencer tecnologici e i critici, trasformando ogni tweet in un nodo cruciale del racconto sul progresso, i rischi e le aspettative legate all’AI.
La diffusione virale di idee, voci e documenti tecnici su questa piattaforma, dove convivono attori industriali e comunità ideologiche, influenza pesantemente la percezione pubblica e mediatica delle tecnologie emergenti.
Il risultato è un panorama discorsivo instabile, polarizzato e vulnerabile all’influenza degli algoritmi e delle dinamiche di engagement. A rendere la situazione ancora più critica è il ruolo di Musk, il quale, pur essendo fondatore di xAI e in aperto contrasto con OpenAI, detiene il controllo dell’infrastruttura informativa primaria del settore.
Questa simbiosi fra AI e X alimenta una cultura iperconnessa e performativa, in cui la reputazione online influenza perfino le gerarchie interne delle aziende.
Ma emergono rischi latenti: la dipendenza da una piattaforma caotica, gestita da un magnate con interessi diretti nel settore, potrebbe compromettere la stabilità narrativa dell’AI e innescare turbolenze economiche.
In ultima analisi, la centralità di X riflette una tensione fra trasparenza apparente e manipolazione, rendendo l’intero comparto vulnerabile a un ‘vibe shift’ improvviso che potrebbe ridefinirne le sorti.
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