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Stop agli under 15 sui social, anche l’Italia ci pensa. Ipotesi smartphone con SIM ad hoc e blocco app

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Il Governo italiano al lavoro su un provvedimento per ampliare le tutele dei minori sui social e nell’uso di smartphone. La Grecia si aggiunge ai Paesi Ue pronti all’età minima digitale.

La Grecia annuncia il divieto di accesso ai social ai minori di 15 anni

Vietare l’accesso ai social network ai bambini sotto i 15 anni”. È quanto comunicato dal primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis in un video diffuso su TikTok. “Abbiamo deciso di andare avanti con una misura difficile ma necessaria e siamo tra i primi Paesi al mondo ad adottarla”, ha sottolineato Mitsotakis.

Il divieto dovrebbe entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2027. Il premier greco ha poi chiamato in causa anche l’Unione europea (Ue) e in particolare la Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, perché “l’azione nazionale da sola non sarà sufficiente. Un quadro europeo unificato deve essere in vigore entro la fine del 2026 per completare e rafforzare le iniziative nazionali adottate per la protezione dei minori”.

La proposta girata all’Europa è di riconoscere a livello comunitario una “maggiore età digitale”, fissata a 15 anni, per poter accedere alle piattaforme social, con l’obbligo per le società tecnologiche di mettere in pratica un sistema di controllo dell’età efficace e diretto.

Problema comune a tutti i Paesi europei, ma risposte in ordine sparso

Qui sorge un doppio problema. Siamo tutti d’accordo, o quasi, che i minori debbano essere assolutamente tutelati nel mondo di internet, perché i rischi per la sicurezza digitale, fisica e mentale sono enormi e vanno affrontati subito, ma bisogna anche capire come.

Inoltre, in che modo l’Unione europea sta affrontando il problema? È normale che ogni Paese vada per conto suo? Abbiamo davvero trovato un sistema efficace ed affidabile per vietare ai minori di 15 anni o meno di accedere ai social e alle piattaforme web in generale (che spesso, anche quando meno ce lo aspettiamo, offrono al visitatore contenuti a dir poco pericolosi o inappropriati)?

Come riportato su La Matinale Européenne, la Commissione europea a questo punto si trova di fronte a un dilemma: il mercato unico digitale si sta frammentando sempre di più, complicando il lavoro delle piattaforme e la vita degli utenti.

A Bruxelles sanno bene che gli Stati membri devono convergere su una soluzione comune, o almeno su una proposta unitaria per trovare “una soluzione armonizzata” sull’età minima di accesso ai social. “Accogliamo con favore qualsiasi progresso e qualsiasi annuncio di misure volte a rafforzare la protezione dei minori online”, ha dichiarato un portavoce della Commissione, ma è evidente a tutti l’impasse che regna a Palazzo Berlaymont.

Stop ai minori sui social per Spagna, Francia, Danimarca, Italia e Grecia

Sono diversi i Paesi dell’Unione che hanno formalizzato o avanzano iniziative concrete per limitare o vietare l’accesso ai social media da parte dei minori. Danimarca, Francia e Italia si sono posizionate su uno stop ai minori di 15 anni. A questi Paesi si è unita la Grecia.

La Spagna sembra orientata sui 16 anni come età minima digitale.

Altri Paesi europei (come Germania, Austria e, in parte, Paesi scandinavi) stanno discutendo iniziative analoghe, ma con proposte più articolate o ancora in fase preliminare. L’Unione europea, intanto, sta valutando una regolazione più armonizzata tramite la futura Digital Fairness Act e l’applicazione piena del Digital Services Act per i minori.

Qualcosa si muove, ma certo in maniera molto lenta. Siamo di fatto all’ultimo anno in carica per il Governo Meloni e i tempi si stringono. Secondo quanto scritto da Valentina Pigliautile su Il Messaggero, nelle prossime settimane l’esecutivo si prepara a portare in Consiglio dei ministri un provvedimento per ampliare le tutele dei minori nell’uso dei dispositivi elettronici.

Non c’è un testo sul tavolo di Palazzo Chigi, ma negli ultimi giorni, si legge sul quotidiano, “si sono fatte più fitte le interlocuzioni” e qualcuno una prima bozza l’ha visionata.

L’Italia prova ad accelerare sul divieto social ai minori di 15 anni

Nei prossimi giorni, al ministero delle Imprese e del made in Italy è atteso un faccia a faccia con le imprese interessate dal provvedimento: “che potrebbe coinvolgere non solo le piattaforme, ma anche i rivenditori autorizzati, gli operatori di comunicazioni elettroniche e i genitori. Tutti chiamati a garantire un accesso «graduale» dei ragazzi all’ambiente digitale”.

Secondo quanto riportato dalla testata romana, che ha visto la bozza, tra le ipotesi prese in considerazione c’è la sim ad hoc per i minori, non intestabile ad altri soggetti se non giovani utilizzatori, con sistemi di parental control già integrati e da configurare al momento della vendita.

Spetterà ai genitori, invece, la responsabilità di richiedere le attivazioni dei meccanismi di controllo e sicurezza, pena sanzioni amministrative ancora da quantificare.

Le misure ipotizzate

Il concreto controllo dell’attività dei minori online è affidato alle tecnologie oggi in circolazione. Prima di tutto bisognerà impedire la possibilità di scaricare “app native” dei servizi oggetto della misura e quindi l’accesso ai social per via diretta

 In base a quanto riportato dall’articolo, “verrebbe limitato l’uso del dispositivo alle sole chiamate telefoniche, con messaggistica solo verso contatti autorizzati da chi esercita la responsabilità genitoriale”.

I sistemi di controllopotrebbero agire sia sul blocco di siti ritenuti pericolosi per lo sviluppo psicofisico del minore, sia sulla configurazione di fasce orarie per l’utilizzo del dispositivo”, anche per impedire il deleterio e fastidioso scrolling continuo.

Secondo dati Istat, l’85 per cento dei giovani di età compresa fra gli 11 e i 19 anni possiede almeno un profilo su una piattaforma social. Senza contare che sempre nel nostro Paese, 1 genitore su 5 è favorevole allo smartphone a 12 anni.  La sfida della sicurezza appare ardua, ma le soluzioni si possono trovare, anche perché il vuoto culturale ed educativo (che stiamo toccando con mano in questi ultimi anni e mesi) è talmente profondo da non poter più rimandare un confronto serio tra istituzioni, scuola e famiglie su questo argomento.

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