resoconto

Stati Generali dell’Innovazione, cosa è successo all’evento di Bevagna (PG)

I soci dell’Associazione Stati Generali dell’Innovazione (SGI) si sono incontrati a Bevagna-Foligno (PG) dal 6 all’8 di luglio per una tre giorni di iniziative e progetti tecnologici. Obiettivo: scambiarsi idee e generarne insieme di nuove su nuove opportunità e tecnologie.

di Fulvio Ananasso, Presidente di Stati Generali dell’Innovazione |

A distanza di un semestre dall’insediamento dei nuovi vertici, Soci e simpatizzanti di Stati Generali dell’Innovazione (SGI) hanno fatto il punto della situazione in una adunanza sulle colline umbre, tra Bevagna e Foligno (PG). Il programma è stato strutturato come un dramma in tre atti. Il primo (venerdì 6 Luglio) ha messo in gioco l’emisfero destro creativo della mente connettiva in una pirandelliana recita a soggetto sugli argomenti più cari all’Associazione – infrastrutture a banda ultralarga e geospaziali, competenze digitali, co-creazione e valorizzazione di monumenti ed eredità culturali digitali, sviluppo sostenibile, inclusione e cittadinanza digitale, intelligenza artificiale / big data, mentoring / formazione, … Nel secondo atto ci si è aperti all’esterno (sabato 7 Luglio), confrontandoci empaticamente con i temi e i partecipanti del Social Hackathon Umbria (#SHU2018). Domenica 8 Luglio spazio all’emisfero sinistro per ragionamenti di “Etica dell’Innovazione”, come rendere l’Innovazione semplice e fruibile, e un’analisi approfondita dei punti di forza e debolezza di una tecnologia oggi sulla bocca di tutti: Blockchain.

Venerdì 6 Luglio. “Virtualizzare è meglio che digitalizzare” (discussione congiunta coordinata da Paolo Russo, Segretario SGI e Sergio Farruggia, Vice Presidente SGI)

Uno dei compiti che SGI ha assunto sin dagli esordi è lo sforzo di chiarire e divulgare concetti fondamentali per l’interpretazione corretta del processo di Trasformazione Digitale. Non un approccio intellettuale astratto, ma una necessità pratica talvolta trascurata. Durante le giornate di Bevagna l’Associazione si è data il compito di ragionare sulla definizione corretta dei concetti di “digitale” e “dato spaziale”.

 

In generale si tendono a ridurre le potenzialità della Trasformazione Digitale ad un processo di digitalizzazione concepito come “digi-copiatura” di oggetti e processi materiali in termini di informazioni gestibili al computer. Una diretta conseguenza di questo approccio mentale è la tendenza a operare su due mondi separati, che, ad esempio, crea grossi problemi nella gestione delle relazioni con le generazioni più giovani che assolutamente non percepiscono tale separazione. Questo fenomeno è stato ben evidenziato e discusso durante il recente Symposium Connecting the Dots: Young People, Social Inclusion and Digitalisation”, organizzato dalla Youth Partnership between Council of Europe and European Union. Simili difficoltà si incontrano nel caso del patrimonio culturale, dove il digitale viene definito dal Consiglio d’Europa come una ‘terza categoria’ a fianco di quello tangibile e intangibile, creando grandi difficoltà a livello di pensiero e di linguaggio.

 

La discussione all’interno dell’Associazione ha esplorato le positive conseguenze del riconoscere la natura assolutamente materiale del digitale in quanto energia, resa manipolabile dalla tecnologia in modo tale da consentire la creazione dei più disparati modelli di rappresentazione per via numerica. Come è percepito istintivamente dalla generazioni più giovani, dal punto di vista logico non c’è differenza nel processo di creazione di una immagine dipinta ad olio o raffigurata attraverso i pixel di uno schermo. Si crea significato per la mente umana manipolando nel primo caso la massa dei colori, nel secondo l’energia richiesta per generare la codifica numerica voluta.

 

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La Trasformazione Digitale necessita che al centro del dibattito il concetto di “virtualizzazione” sostituisca quello più limitato di “digitalizzazione”, come individuazione e descrizione algoritmica della “vis” ovvero dell’essenza dei processi che osserviamo intorno a noi. Tanto più ove si dedichi attenzione ad un particolare aspetto della Trasformazione Digitale, la cosiddetta Geospatial Revolution, il fenomeno evolutivo della cultura geografica che si fa strada e si accompagna con la trasformazione digitale della società contemporanea.

 

Adottando una sorta di flashback, cioè esplorando a ritroso le condizioni che hanno favorito la nascita dell’Homo Geographicus, abbiamo immaginato che l’individuo delle prossime generazioni – l’Homo Virtualis – sarà intrinsecamente localizzato e permanentemente connesso nel multi-spazio analogico (Biosfera) + digitale (Rete). In ragione di sollecitazioni evolutive, la sua mente avrà ampliato le capacità della propria intelligenza spaziale, acquisendo competenze nell’uso del pensiero spaziale adeguate per vivere consapevolmente in tale multi-spazio – senza soluzione di continuità temporale – traendone vantaggi per se stesso e per i suoi rapporti sociali, ma sapendo anche interpretare con equilibrio le problematiche psicologiche ed etiche indotte da questa trasformazione antropologica. L’Homo Virtualis sarà anche Homo Geographicus.

 

Un approfondimento di quanto sopra sarà oggetto di una successiva comunicazione. Nel frattempo, vale la pena sottolineare come, anche in riconoscimento del contributo fornito da SGI nell’ambito delle attività del Gruppo di Lavoro istituito per redigere la norma UNI relativa ai profili professionali per il settore della Geo-ICT, l’Assemblea dei Soci UNINFO del 19 aprile u.s. ha deliberato di ammettere Stati Generali dell’Innovazione in qualità di Socio Onorario UNINFO. Inoltre, Fulvio Ananasso, Sergio Farruggia e Monica Sebillo (Presidentessa di AMFM GIS Italia) hanno messo in cantiere una rubrica divulgativa mensile su TechEconomy, cercando di approfondire i temi principali della “Rivoluzione Geo-digitale”, tenendo presente i 17 Sustainable Development Goals (SDG) stabiliti dall’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile ed evidenziando (se e) come gli argomenti trattati contribuiscano – o possano contribuire – al raggiungimento degli obiettivi 2030. Si cerca di approfondire in che misura la trasformazione digitale della cartografia e la pervasiva diffusione delle tecnologie geospaziali in molti altri settori ICT (abbiano e) stiano migliorando il contesto della nostra vita.

 

Le uscite sin qui disponibili dallo scorso novembre riguardano: 1. La rivoluzione Geo-Digitale, 2. Informazione geografica: quali profili professionali? 3. Uno sguardo al mercato globale del settore geospaziale, 4. Il mercato del settore geospaziale: quale il ruolo dell’Italia? 5. Geo-spatial revolution: opportunità, mercato e prospettive di sviluppo, 6. Tecnologie e applicazioni GIS per smart communities, 7. GeoDigital Transformation: e l’Italia? 8. Rapporto GeoBuiz: il mercato globale del settore geospaziale.

 

Sabato 7 Luglio. Competenze Digitali e #SHU2018 (a cura Altheo Valentini, Tesoriere SGI).

 

La mattina del 7 Luglio è stata dedicata al tema dello sviluppo delle competenze digitali, da sempre caro a SGI. I lavori sono stati aperti da Peter Palvolgyi, Direttore di All Digital, ONG europea per la promozione delle competenze e dei lavori digitali, che ha introdotto il tema DigComp (“A Framework for Developing and Understanding Digital Competence in Europe”), quadro di riferimento comune per le competenze digitali. Dopo aver presentato alcuni sistemi di sviluppo delle competenze, si è passati ad una sessione di peer review dei risultati della prima fase del progetto “DCDS – Digital Competence Development System”, volta ad individuare le categorie di adulti più adatte come beneficiarie e sperimentatrici della piattaforma in sviluppo.

 

 

Nel pomeriggio del 7 luglio è stata effettuata una attività di approfondimento e mentoring dei team in gara e valutazione in itinere dei progetti di co-creazione digitale del Social Hackathon Umbria (#SHU2018) del Centro Studi Città di Foligno. Si tratta di uno dei più rilevanti eventi nel suo genere a livello nazionale, giunto alla sua terza edizione. Le quasi tre ore di confronto con i sei team al lavoro hanno consentito di scoprire idee davvero interessanti che non si desidera restino un esercizio di stile, ma trovino modo di essere sviluppate in soluzioni complete. Sono state creati una web-app a supporto della gestione partecipativa dei compiti nelle comunità ‘eco-village’, un intelligente servizio online di orientamento e prima assistenza ai migranti che devono interagire con le Istituzioni pubbliche, un sistema di creazione e gestione di attività di ‘edu-tainment’ nelle scuole di ogni ordine e grado, un marketplace per l’incontro tra la domanda di assistenza per l’entrata nel mondo del lavoro e l’offerta di supporto volontaria, una app per la creazione partecipativa di una guida ai punti di interesse culturali con particolare attenzione a quelli significativi per le etnie ospiti in un paese, un ambiente di gioco in 3D per lo sviluppo della consapevolezza su temi ambientali. Da rimarcare anche la composizione internazionale dei team, che ha permesso l’incontro tra portatori di sfide europee da Belgio, Francia, Svizzera e Slovenia con hacker locali in un positivo processo di ibridazione culturale.

 

Nell’ambito di #SHU2018, è stato anche organizzato l’incontro “StartUp Grind Foligno”, coordinato dalla software house locale Lucky Seven, e la presentazione delle iniziative EPALE Italia organizzata da INDIRE.

 

Domenica 8 luglio. Blockchain, Etica dell’Innovazione e iniziative per l’Innovazione nella Città Metropolitana di Roma (Sandro Fontana, information security architect, Fulvio Ananasso, Presidente SGI, e Flavia Marzano, Assessora a Roma Semplice).

 

Sandro Fontana, esperto di sicurezza, ha effettuato una approfondita analisi della “blockchain”, tecnologia trasparente e aperta che implementa un libro mastro condiviso, affidabile e sicuro, senza un’autorità centrale fiduciaria, che impedisce ogni forma di censura. Chiunque può connettersi a questo tipo di sistema e diventare un validatore, disponendo – in qualità di partecipante – di una copia completa di tutte transazioni effettuate. Siamo peraltro convinti di trovarci al periodo Cambriano delle Blockchain. Non dobbiamo quindi cercare a tutti i costi di utilizzare una soluzione, per risolvere problemi che ancora non abbiamo trovato.

 

 

Anche su tale argomento di estrema rilevanza – discusso dettagliatamente in molti dei suoi aspetti tuttora controversi – si tornerà in maniera più approfondita nel corso di una successiva comunicazione. Per il momento è utile sintetizzare i principali argomenti trattati.

 

  • Concetti base della Crittografia e tecnologie abilitanti — chiavi simmetriche e asimmetriche; Hash / MD5, …; Q-bit / elaboratori quantistici, con possibilità di testare milioni di combinazioni Hash in un singolo test, invece di una combinazione per ciascun test nelle elaborazioni ‘classiche’; Distributed Ledger Technology (DLT), ecc.
  • Blockchain (BC) e Criptovalute — non ripudiabilità, tracciabilità, trasparenza, … ; permissionless-vs-permissioned; come si costruiscono i blocchi / linguaggi (Solidity); smart contracts; Fiat, token, Bitcoin, Ethereum, … ; proof of work / stake / memory (PoW, PoS, PoM); consumi, costi, remunerazione miner; Initial Coin Offering (ICO); …..
  • Principali aree di possibile applicazione (da monitorare) — smart contracts (aerei, treni, RCA, transazioni varie, …); tracciabilità atti pubblici (notai, avvocati, P.A., …); tracciabilità alimentare; controllo flussi migratori; transazioni / atti tra gruppi chiusi (Fintech, UE, Notai, …)
  • Miti, realtà e limiti — applicazioni BC-based real time al momento essenzialmente permissioned (DLT più che BC); consumi / PoW; tempi lavorazione transazioni / blocchi; costi; …

In conclusione dell’intervento, Fulvio Ananasso ha enfatizzato per completezza di esposizione i limiti attuali e le opportunità future (peraltro significative e da monitorare, “the next big thing”):

  • le applicazioni BC-based permissionless (e.g. smart contracts) non sono al momento real time, ovvero protocolli BC su «strato» superiore, con app / software «tradizionale» per la gestione del cliente, in attesa della ‘risposta’ del sistema BC (10’ / blocco in Bitcoin)
  • ovvero approcci permissioned (gruppi chiusi), più DLT che BC;
  • costi tuttora imprecisati e non insignificanti;
  • consumi (i sistemi permissionless implicano competizione tra miners, al momento basata sulla complessità degli algoritmi per il PoW, che consumano enormi quantità di energia);
  • (troppo) poche transazioni al minuto per applicazioni business, ogni blocco con poche transazioni (1.000-1.500 transazioni) con tempi di caricamento dell’ordine dei 10’;
  • realistica certezza di transazione a buon fine dopo almeno 3-4 blocchi (> 30’) — smart contracts per assicurare eventuali ritardi di viaggio sono ad oggi essenzialmente per spostamenti di ore, che permettano il perfezionamento del relativo blocco prima dell’arrivo (e.g. assicurazioni AXA per voli Parigi-NY).

Fulvio Ananasso ha poi presentato alcune considerazioni su “Etica e Responsabilità Sociale nell’Economia Digitale”, una linea di monitoraggio di Stati Generali Innovazione nel settore dell’Etica dei Dati, Algoritmi e Piattaforme con lo scopo di promuovere lo sviluppo e la conoscenza di internet / ICT, assicurandosi che il miglioramento della qualità della vita e lo sviluppo economico stimolati dal progresso tecnologico non facciano dimenticare la necessità che “etica” e “bene comune” siano al centro di tutte le attività collegate alla Società della Rete.

Anche su tali argomenti di estrema rilevanza si tornerà in maniera più approfondita nel corso di successive comunicazioni. Basti sottolineare in questa sede come occorra incoraggiare l’assunzione delle responsabilità sociali di tutti gli stakeholder (Società Civile, Imprese, Finanza, Istituzioni, …), la gestione di persone e risorse finalizzata a migliorare la qualità della vita, identificando e sostenendo politiche atte a proteggere la dignità degli utenti e delle persone influenzate dai sistemi e dalle relative tecnologie — (nuovi) lavori “digitali”, riservatezza, protezione dei dati personali, trasparenza, ecc. Le soluzioni big data, cognitive computing, intelligenza artificiale, … (con conseguenti associate possibilità di user profiling) pongono nuove sfide etiche che richiedono un processo di maturazione ed evoluzione dei criteri di valutazione, sia per i professionisti che lavorano nel settore che per coloro che devono definire policy e regole di comportamento e gestione.

Fino agli anni ’60, il progresso tecnologico è stato infatti funzionale alla ricostruzione del dopoguerra. Il trentennio successivo ha visto un prorompente sviluppo dell’ICT / telematica, che ha dato impulso a nuove forme di interazione sempre più diffusa delle persone con le tecnologie emergenti, culminato alla fine del secolo scorso con la messa a disposizione di tutti di reti e servizi internet. Successivamente, con l’avvento della scienza dei dati e relative implicazioni (profilatura, sistemi predittivi / prescrittivi, intelligenza artificiale, … ), il valore delle informazioni non risiede più esclusivamente nel loro scopo primario ma anche (e soprattutto) negli utilizzi secondari — V.  richieste di consenso preventivo all’utilizzo dei dati per scopi che ancora non si conoscono (“terms & conditions”).

Il mondo sta cambiando così rapidamente che si sente l’esigenza di un afflato filosofico-umanistico piuttosto che ingegneristico. Occorre fermarsi a riflettere, e rispolverare aspetti e competenze sociologiche, filosofiche, matematiche, statistiche, … più che (soltanto) strettamente tecnologico-ingegneristiche.

C’è anche troppa “tecnologia”, con il rischio di venirne stritolati…

I temi in questione sono altresì trattati nell’ambito dei rapporti sempre più stretti con l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) per il presidio dei 17 Sustainable Development Goals (SDG) dell’Agenda ONU 2030, del Forum delle Diseguaglianze e Diversità, nella preparazione dell’Internet Governance Forum Italia 2018 – dopo IGF Italia 2017 (Bologna, 20-21 novembre 2017) dove SGI è intervenuta in vari contributi sull’argomento -, a vari seminari e Alternanze Scuola Lavoro, convegni, workshop, ecc. per dare visibilità ai temi di Etica nell’Innovazione. E’ in corso il consolidamento di SGI nel network EthosIT, e il presidio dei temi legati allo sviluppo professionale / nuovi “lavori” digitali riguardo ai temi dell’Etica e Responsabilità Sociale – di Impresa (Corporate Social Responsibility, CSR) e tutti gli stakeholder.

Nel corso della successiva conversazione “Innovare è Semplice?” con Flavia Marzano, Assessora a Roma Semplice, sono stati trattati temi relativi alla formazione / mentoring, ad iniziare dai Punti Roma Facile (PRoF) istituiti dal suo Assessorato, che hanno visto una partecipazione attiva di Stati Generali dell’Innovazione nelle docenze (Municipi III e XIV di Roma). L’Associazione ha altresì effettuato attività di mentoring di progetti innovativi / startup presso la “Palestra dell’Innovazione” (Phyrtual Factory) della Fondazione Mondo Digitale di Roma, e testimonianze riguardanti: principi di Internet e relative infrastrutture di comunicazione elettronica; principali servizi online, social network, privacy, tracciamento e profilatura degli utenti; gestire i dati personali, conoscere / esercitare i propri diritti; cittadini competenti digitali; nuovi lavori nell’era di internet / Economia digitale; Etica e Innovazione responsabile per uno sviluppo sostenibile; open data, big data, internet of things (IoT), Intelligenza Artificiale, Realtà Aumentata e Virtuale, … Tali testimonianze hanno riguardato sia i citati Punti Roma Facile che alcune giornate di Alternanza Scuola Lavoro – ad esempio presso l’Università LUMSA con il Liceo Classico Pilo Albertelli di Roma. Stiamo ragionando con LUMSA e il Club dei Dirigenti delle Tecnologie dell’Informazione (CDTI) per istituzionalizzare / ampliare tali attività di mentoring a partire dal prossimo anno, estendendole ad altri studenti sia liceali che Universitari.

Relativamente al Forum Innovazione del Comune di Roma, SGI è attivamente impegnata – oltre che nel settore competenze digitali – nel presidio e monitoraggio delle attività operative ed iniziative Istituzionali nel settore della banda ultra larga (BUL), net neutrality, 5G, … relativamente ai temi legati al continuo aumento di traffico IP e la conseguente necessità di realizzare reti di nuova generazione, sia fisse che mobili, sempre più veloci e performanti — NG(A)N, next generation (access) network. La Strategia Italiana per la banda ultra-larga prevede entro il 2020 la disponibilità di 30 Mbps per tutti, e di 100 Mbps ad almeno l’85% della popolazione (in modo da avere almeno il 50% di abbonati all’ultra broadband). L’avvento del 5G, standard tecnologico operativo entro il 2020÷2022 (in base ai Paesi), richiederà verosimilmente una completa rivisitazione dell’intero tema della «neutralità» (rete, servizi, piattaforme, ecc.) come sin qui declinata, rappresentando un nuovo paradigma fisso-mobile in grado di abilitare una serie di nuovi servizi personalizzati – applicazioni internet of things (IoT), driverless cars, droni, … -, con velocità 50-100 volte maggiore del 4G, latenza <5 msec, ingenti volumi di dati scambiabili in mobilità, ecc. Addirittura, l’Università di Oulu (Finlandia) inizierà la ricerca sulle reti mobili 6G prima ancora che le reti 5G abbiano avviato le operazioni commerciali! In tale framework si inserisce la partecipazione SGI al Tavolo “Smart City” del Forum Innovazione del Comune di Roma Capitale per la sperimentazione 5G con Ericsson-Fastweb-ZTE (2018-2019), relativamente ad applicazioni di realtà virtuale immersiva per la valorizzazione dei beni culturali, smart mobility e sicurezza / telesorveglianza.

Infine, SGI ha attivato contatti preliminari con vari Enti (All Digital, CNR, Comuni Piemontesi, LUMSA, Università di Roma, …) per iniziare a discutere possibili alleanze e collaborazioni su progetti concreti di innovazione sociale, anche prendendo spunto dalla presenza autorevole SGI nella rete DiCultHer (Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities School).

Ci siamo lasciati domenica 8 Luglio pomeriggio dopo un weekend di contaminazione e rilassante dialogo generativo con la promessa di approfondire i temi citati sopra (infrastrutturazione, virtualizzazione / Geo-ICT, Blockchain, Etica e Innovazione,…), di organizzare in autunno un workshop teorico-applicativo su Blockchain (con un’ottica realistica più pragmatica delle trionfalistiche rappresentazioni dominanti, non sempre a nostro avviso veritiere e utili) preso il Comune di Roma, un convegno con l’Università di Tor Vergata l’8 ottobre p.v. su 5G e satellite, … e webinar a cadenza mensile o bimestrale su questi ed altri argomenti di interesse della comunità, eventualmente allargandoli ad eventi convegnistici periodici sui temi che riscuoteranno maggior interesse e consenso.

In conclusione, grande successo dell’evento SGI a Bevagna, rinnovato entusiasmo partecipativo e voglia di contribuire all’Agenda dell’Innovazione del Paese.

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