L'esperimento

Spot&Social. Il curioso caso del Mc Donald’s e il ‘GourMac’

Una magistrale lezione di marketing esperienziale: McDonald’s fa parlare di sé, della propria genialità, della propria ironia. In che modo? irridendo le hamburgerie “gourmet”.

di Alberto Contri |

La rubrica Spot&Social ha lo scopo di illustrare ogni settimana una o più campagne pubblicitarie di particolare interesse sociale. Rubrica a cura di Alberto Contri, presidente della Fondazione Pubblicità ProgressoPer consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

Che sapore hanno i pregiudizi? McDonald’s, il più celebre fast-food del mondo è riconosciuto nello stereotipo tradizionale quasi al pari del “male assoluto”.

 

I video impazzati sul web che hanno come protagonisti animali in condizioni di estrema sofferenza, quegli stessi animali che vengono propinati negli Happy Meal o in altri menù del Mc Donald’s hanno conferito alla catena di fast-food un’immagine non del tutto positiva. In molti si sono schierati contro il “cibo-spazzatura” proposto dal Mc, altri hanno condotto delle vere e proprie “battaglie” contro il colosso americano ed  in molti, quindi, sono giunti alla conclusione che per gustare un buon Hamburger , fosse meglio rivolgersi a locali “certificati”.

 

Ma è qui che, ancora una volta, è intervenuta la maestrale arte di “saper fare pubblicità”. Il colosso americano ha messo in piedi un esperimento intitolato “The Blind Taste”, ovvero “assaggio al buio” a Milano. Dopo aver diffuso dei video per “mostrare” quale fosse il contenuto dei Nuggets e delle patatine,  è partito l’esperimento.

 

Un paio di anni fa McDonald’s ha aperto una finta “hamburgeria” da intenditori che non mostrava da nessuna parte il celebre logo della multinazionale. All’apparenza sembrava proprio un classico ristorantino gourmet. L’esperimento, oltretutto è stato reso ancora più verosimile dal fatto che, a gestire il locale che avrebbe avuto tutti i presupposti per essere considerato “d’élite”, sono stati chiamati Maurizio Rosazza Prin e Andrea Marconetti, due ex concorrenti di Masterchef.

 

L’idea geniale? Servire panini di McDonald’s, preparati da dipendenti di McDonald’s con attrezzature di McDonald’s cambiando solo l’aspetto esteriore del piatto, servito su piatti simil ardesia, con una “mise en place” più curata.  Ed ovviamente, anche i prezzi del menù sono stati gonfiati, per rendere il tutto ancor più verosimile. I clienti hanno mangiato con gusto i panini, assolutamente inconsapevoli della mossa commerciale che vi era dietro.

 

 

Dopo due giorni di apertura e di successo, il sabato sera seguente la sorpresa: durante la cena, l’insegna del ristorante cade e spunta l’inconfondibile “M” gialla mentre, all’interno, la parete che separa la sala dalla cucina cade mostrando una cucina McDonald’s, con le attrezzature e i dipendenti dell’azienda. L’hamburger che è stato servito non è un prodotto creato dagli chef ma il Bacon Clubhouse, uno dei nuovi panini.

 

Intuizione a dir poco geniale, senza dubbio. McDonald’s è riuscito a far parlare di sé, della propria genialità, della propria ironia, irridendo i ristoranti che servono hamburger “gourmet” sostituendoli con gli hamburger  “GourMac” e soprattutto ha dato, ancora una volta, una magistrale lezione di marketing esperienziale: mangeremmo di tutto purché questo tutto sia venduto bene!

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