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Spot&Social. Adidas gli rifiuta lo spot, il video diventa un fenomeno virale

Negli ultimi giorni sul web non si parla d’altro, nella maggior parte delle timeline dei più importanti social network è quasi impossibile non aver visto l’immagine dell’anziano protagonista dello spot “Break Free” realizzato da Eugen Mehrer, giovane allievo della Filmacademy Baden-Wuerttember che è stato rifiutato da una delle principali case di abbigliamento sportivo ma che, nonostante questo è diventato virale.

La notizia, così come lo spot, risultano particolarmente interessanti perché permettono di fare alcune importanti riflessioni sull’informazione, sulla pubblicità e soprattutto su come si costruiscono le news sul web 2.0.

Andando per ordine, risulta interessante contestualizzare lo spot il cui nome è già di per se rievocativo: “Break Free”  rimanda immediatamente ad uno dei più celebri successi della band britannica Queen che nel 1984 sottopose  al grande pubblico il brano “I want to break free” ed è pur vero che, nonostante la tematica fosse diversa, il messaggio è molto simile: “Voglio liberarmi” era cantato da Freddy Mercury nei palazzetti di tutto il mondo ed allo stesso modo,  con lo stesso stato d’animo, l’anziano protagonista dello spot di Mehrer  ha come unico desiderio la voglia di tornare a correre e di tornare ad essere libero dalla “pressione” della casa di cura in cui si trova.

Alla vista delle sue vecchie scarpe Adidas, torna a farsi strada in lui la voglia di correre, e cerca ripetutamente di fuggire dall’istituto.

Ogni tentativo di fuga è però prontamente fermato dal personale che lavora all’interno della struttura. Gli altri pazienti, commossi e attratti dalla passione dell’ex-maratoneta, uniscono le forze per incitarlo ed aiutarlo a fuggire verso la libertà.

Uno spot che possiede tutti gli elementi perfetti  per essere diventato virale: come già detto c’era il giovane studente, la ricca major e la storia dell’anziano atleta che fugge dalla casa di riposo e ricomincia a correre all’alba. Tutto questo può rappresentare la cornice perfetta per un’ottima strategia di marketing, ma è importante ricordare che la pubblicità che piace e commuove non è detto che funzioni per forza tutte le volte.  E se questo da un lato è stato probabilmente il pensiero dei manager dell’Adidas che, senza troppi “se” e troppi “ma”, avrebbero snobbato lo spot del giovane regista moldavo, dall’altro lato è stato probabilmente uno dei punti di forza dello spot  che è  letteralmente impazzato sul web tra milioni di condivisioni e quasi 500mila visualizzazioni. Risulta importante sottolineare che molti creativi pubblicitari ritengono che lo storytelling appena raccontato possa essere una straordinaria manovra commerciale per poter permettere all’azienda di ottenere maggiore visibilità.

Il legame imprescindibile che collega un’azienda alla pubblicità oltre ad essere legato alla necessità di vendere un prodotto, ha anche ben altri scopi: c’è sicuramente la necessità di notorietà da parte dell’azienda, la “brand awereness”, la credibilità, la reputazione e soprattutto l’esigenza che un brand sia impegnato su temi sociali. E da questa ultima affermazione, sembrerebbe che i creativi non si siano resi conto che l’originalità e “l’effetto nostalgia”, avrebbero sicuramente mantenuto “vivo” nella mente del consumatore la possibilità di acquistare un paio di gazzella” al posto di un paio di “Silver” della diretta concorrente Nike.

Le domande che questo caso studio pone sono davvero infinite, così come risultano infinite le vie percorse dalla comunicazione. È certo però che in base al numero di visualizzazioni e ai feedback ottenuti dallo spot risulta abbastanza evidente che il messaggio, vero protagonista dei videoclip, se efficace e ben sviluppato non necessita di avere alle proprie spalle budget onerosi, ma la giusta dose di creatività condita da una buona dose di attenzione al sociale può essere più che sufficiente per ottenere buoni risultati.

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