Il ministro Urso annuncia una costellazione satellitare “italiana, tedesca e quindi europea”
Oggi a Roma, in Villa Doria Pamphilj, si è tenuto il vertice intergovernativo tra Italia e Germania. Tanti i temi su cui lavorare assieme, da quelli più strettamente politico-istituzionali, soprattutto guardando alle sfide geopolitiche e alla tenuta dell’Unione europea, a quelli spiccatamente economici e industriali.
Numerosi i settori strategici che vedono impegnati i due Paesi in sinergie storiche, dall’industria avanzata (con focus su automotive, siderurgia e farmaceutica) alle infrastrutture e alla connettività, dall’energia alla difesa, alla sicurezza e all’aerospazio, con un rinnovato impegno a trovare a giuste soluzioni per accrescere la competitività delle industrie italiane e tedesche, da tempo fortemente integrate.
Riguardo all’aerospaziale, il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, in occasione della cerimonia d’apertura del Forum imprenditoriale Italia-Germania, ha dichiarato: “Assieme al ministro dello Spazio tedesco sottoscriveremo un accordo nel campo della comune collaborazione a creare una costellazione satellitare italiana, tedesca e quindi europea”.
“È importante – ha aggiunto il ministro del made in Italy – la collaborazione che si sta sviluppando nell’industria della Difesa: quella tra Leonardo e Rheinemtall, quella tra Fincantieri e Thyssenkrupp, e quella, nello Spazio, attraverso la realizzazione di Bromo, che mette insieme il meglio dell’industria spaziale italiana, tedesca e francese”.
“È il momento di far crescere dei campioni europei capaci di essere campioni globali”, ha sottolineato Urso.
La sovranità tecnologica europea passa per il cloud, l’AI e le infrastrutture strategiche
Una collaborazione tra Italia e Germania che deve essere ampliata anche all’innovazione digitale, all’intelligenza artificiale e all’adozione delle tecnologie emergenti da parte delle Pmi, confrontandosi sulle nuove iniziative regolatorie a livello europeo.
Nel corso di una videocall che ha anticipato il vertice di oggi, svoltasi nell’ambito del Piano di Azione italo-tedesco, il ministro Urso e il ministro tedesco per la Digitalizzazione e la modernizzazione dello Stato, Karsten Wildberger, è stato rialnciato il tema della semplificazione del quadro normativo digitale europeo, con particolare riferimento al pacchetto Digital Omnibus della Commissione Ue, ritenuto un passo importante per garantire regole più chiare e ridurre gli oneri burocratici per le imprese.
Italia e Germania hanno poi condiviso l’importanza di una stretta collaborazione sui prossimi sviluppi, a tutela della competitività e del mercato unico digitale: “Servono regole più semplici e meno burocrazia, insieme a una forte capacità industriale su cloud, intelligenza artificiale e infrastrutture strategiche. Solo così l’Europa può difendere la competitività delle imprese e rafforzare la propria sovranità tecnologica”, ha dichiarato il ministro Urso.
In relazione alle infrastrutture digitali strategiche Italia e Germania lavoreranno maggiormente su data center e calcolo avanzato, con priorità comuni su resilienza, efficienza energetica, cybersecurity e tutela dei dati.
Urso: “L’Europa deve perseguire politica propria su Difesa, sicurezza, energia ed economia”
Riferendosi al World Economic Forum di Davos 2026, Urso ha detto che da più voci si è ribadita “l’assoluta necessità che l’Europa persegua una sua politica sulla Difesa, sulla sicurezza, sull’energia, sull’economia, sui mercati, con l’obiettivo di raggiungere la sua autonomia strategica”.
“Dobbiamo necessariamente contare su di noi. Sulla nostra capacità di sviluppare una politica competitiva a livello globale”, ha precisato il ministro italiano.
Assieme al ministro tedesco dell’Economia e dell’Energia, Katherina Reiche, Urso ha firmato più accordi strategici: “sulle materie prime critiche, che sono a fondamento della nostra autonomia strategica, e su come indirizzare investimenti comuni delle nostre imprese, per far crescere sempre più dei campioni europei”.
Decarbonizzazione e neutralità tecnologica
Ha poi parlato di neutralità tecnologica, un principio che deve essere pienamente riconosciuto dall’Europa, “così da lasciare la libertà alle nostre imprese, alle nostre famiglie, ai nostri cittadini di scegliere davvero la tecnologia più conveniente per raggiungere lo stesso comune obiettivo”.
Aggiungendo che “occorre raggiungere un punto di accordo più evidente per quanto riguarda il processo di decarbonizzazione, ma anche gli investimenti delle nostre imprese”, mentre “per accelerare la strada per l’autonomia strategica nella produzione di batterie elettriche, è necessario che ci siano incentivi comuni europei per supportare lo sviluppo della tecnologia del nostro continente” e, in chiave anti-cinese, “che si contrasti la concorrenza sleale di altri”.
Punti che Urso ritiene imprescindibili per rafforzare il percorso verso l’autonomia strategica europea, ma che vanno affrontati con trasparenza e implementati nel trilogo che si è aperto, nel Consiglio, nella Commissione, nel Parlamento europeo.
Cambio di rotto sulla politica energetica per la competitività delle imprese europee
Altro punto chiave è il problema dell’elevato costo dell’energia che l’Italia e anche la Germania si vedono costrette ad affrontare, con ricadute pesanti sul comparto industriale, sulle imprese e sui portafogli dei consumatori.
Un tema critico quello delle industrie energivore, che passa per la revisione del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), rappresenta un elemento essenziale del Green Deal europeo, in cui si colloca l’insieme di proposte “Fit for 55” che mirano a ridurre, entro il 2030, le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 e di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Una revisione che Urso considera importante, “per far procedere le industrie più energivore sulla strada della decarbonizzazione, salvaguardando la loro competitività globale”, che invita ad associare “a una revisione significativa degli ETS, perché noi dobbiamo perseguire e sostenere la sostenibilità delle industrie primarie, dell’industria siderurgica, dell’industria chimica, del cemento, del vetro, della ceramica, della carta, di quelle industrie energivore che hanno bisogno di un costo dell’energia competitività e di regole che gli consentono di competere ad armi pari anche nei mercati extra europei”.

