Corsa allo Spazio

Spazio, il documento strategico del Governo. Spagnulo (COMINT): “Necessario un piano d’azione”

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Spagnulo: “Il documento non tocca il nodo del coordinamento interistituzionale che vede, per esempio, la Difesa quale nodo sempre più centrale nelle dinamiche spaziali”. I punti chiave del Documento strategico di politica spaziale nazionale (Dspsn).

Un Documento strategico di politica spaziale nazionale per guidare la corsa orbitale (e oltre) del prossimo decennio

Con il nuovo Documento strategico di politica spaziale nazionale (Dspsn), il Governo italiano compie un salto di scala nella definizione della propria postura spaziale. Non più soltanto una politica industriale avanzata o un insieme di programmi scientifici coordinati dall’Agenzia spaziale italiana (Asi), ma una vera strategia di potenza tecnologica, economica e geopolitica. Il documento, approvato nell’ambito del Comitato Interministeriale per le Politiche relative allo Spazio e alla Ricerca Aerospaziale (COMINT) e destinato a guidare le politiche spaziali del prossimo decennio, fotografa una trasformazione ormai irreversibile: lo Spazio è diventato un’infrastruttura critica della sovranità nazionale, un dominio operativo della sicurezza e uno dei principali moltiplicatori di competitività economica.

La novità più significativa del Dspsn è proprio l’approccio sistemico. Il documento non considera più il settore spaziale come comparto verticale riservato a scienza e Difesa, ma come ecosistema trasversale che coinvolge industria, pubblica amministrazione, università, sicurezza nazionale, diplomazia e finanza. È la visione tipica della New Space Economy globale, nella quale il valore non deriva soltanto dai satelliti o dai lanciatori, ma soprattutto dai dati, dai servizi, dalle applicazioni dual use e dalla capacità di integrare spazio, digitale e intelligenza artificiale (AI).

Alla riunione del Comitato interministeriale, hanno partecipato il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ministro delle Imprese e del made in Italy e autorità delegata alle Politiche spaziali e aerospaziali, Adolfo Urso, e il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Teodoro Valente.

Salamone (Asi): “Un documento necessario a sostenere la competitività, la sicurezza e l’autonomia strategica nazionale nel dominio spaziale

Il Documento strategico di politica spaziale nazionale rappresenta il principale strumento di indirizzo e pianificazione strategica attraverso cui vengono tradotti, in una prospettiva organica e di lungo periodo, gli orientamenti del Governo in materia spaziale e aerospaziale. Il Documento definisce una programmazione decennale finalizzata a individuare gli obiettivi strategici del Paese, le priorità di intervento, gli ambiti tecnologici e industriali ritenuti maggiormente rilevanti, nonché le linee di attuazione necessarie a sostenere la competitività, la sicurezza e l’autonomia strategica nazionale nel dominio spaziale“, ha scritto in un post social Luca Vincenzo Maria Salamone, Direttore Generale dell’Asi.

“Il Dspsn è stato predisposto dall’Agenzia spaziale italiana con il contributo delle amministrazioni e degli organismi istituzionali competenti, secondo un approccio interistituzionale volto a garantire il coordinamento tra le diverse politiche pubbliche coinvolte, incluse quelle relative alla ricerca, all’innovazione, alla Difesa, alla sicurezza nazionale, alle telecomunicazioni, all’industria e alla cooperazione internazionale. Il Documento è stato approvato dal COMINT nella seduta del 14 maggio scorso – ha proseguito Salamone – consolidando così un quadro di governance orientato ad assicurare coerenza e continuità tra la visione politica nazionale, gli strumenti di coordinamento istituzionale e le traiettorie di sviluppo del settore spaziale italiano, anche alla luce delle trasformazioni geopolitiche, industriali e tecnologiche che caratterizzano la nuova Space Economy”.

Spagnulo (COMINT): “Un documento necessario di programmazione che induce un altrettanto necessario piano d’azione”

Un documento importante, necessario e “ambizioso”, che rappresenta un passo in avanti significativo, ci ha commentato Marcello Spagnulo, Consigliere Scientifico di LIMES rivista di Geopolitica, Esperto al Tavolo Tecnico del COMINT, Comitato Interministeriale per le politiche Spaziali e Aerospaziali, che presenta dei punti di miglioramento.

Il Dspsn traduce gli indirizzi del Governo, cioè le linee guida contenute nel documento della Presidenza del Consiglio “Indirizzi del Governo in materia spaziale e aerospaziale” che era stato pubblicato a inizio 2025, e che per la prima volta aveva visto la Presidenza del Consiglio indicare dei ben definiti assi strategici lungo i quali sviluppare la politica spaziale nazionale. La traduzione del Dspsn si attua su una programmazione decennale – ci ha spiegato Spagnulo – e questo è già un passo avanti rispetto al passato. La visione del documento è certamente ambiziosa, anche se per gli obiettivi strategici declinati, cioè sicurezza-competitività-innovazione, non sono definiti indicatori misurabili di successo o meccanismi di verifica dei risultati, e non si tratta di meri KPI, ma di execution di progettualità strategiche”.

Marcello Spagnulo

Sul piano finanziario, però, ha proseguito Spagnulo, “il documento non dice molto sulle risorse effettivamente disponibili e questo fa presagire un ulteriore, e sperabile, passo di programmazione che delinei un quadro di copertura”.

Sul piano della governance, invece, ha sottolineato l’Esperto del COMINT, “il documento non tocca il nodo del coordinamento interistituzionale che vede, per esempio, la Difesa quale nodo sempre più centrale nelle dinamiche spaziali; quindi, anche qui è sperabile un passo ulteriore che affronti il tema al fine di dare piena e omogenea attuazione al DSPSN. In sintesi, si tratta di un documento necessario di programmazione che induce un altrettanto necessario piano d’azione”.

Ridurre le dipendenze tecnologiche extra-Ue. Lo Spazio come abilitatore di innovazione diffusa, dall’AI al quantum

Il punto di partenza è chiaramente geopolitico. Il documento riconosce che lo Spazio è oggi “un terreno di competizione strategica”, segnato dalla rivalità sistemica tra Stati Uniti e Cina, dalla militarizzazione delle infrastrutture orbitali e dalla crescente dipendenza delle economie avanzate dai servizi satellitari. Le guerre in Ucraina e Medio Oriente hanno mostrato quanto telecomunicazioni, osservazione della Terra, navigazione e intelligence satellitare siano ormai elementi centrali della sicurezza contemporanea. In questo scenario, il Dspsn sostiene la necessità per l’Italia e per l’Europa di ridurre le dipendenze tecnologiche extra-UE e costruire capacità di autonomia strategica.

L’architettura del documento si sviluppa lungo quattro assi. Il primo riguarda l’ampliamento della conoscenza e dei benefici per la società. Qui emerge una concezione dello Spazio come abilitatore di innovazione diffusa. Il Governo punta a rafforzare ricerca scientifica e industriale, favorendo sinergie tra università, centri di ricerca e imprese, con un forte investimento sulle competenze STEM e sulla formazione avanzata. Il documento identifica alcune tecnologie considerate decisive per il prossimo ciclo industriale spaziale: intelligenza artificiale, quantum technologies, robotica, biotecnologie, materiali avanzati, sensoristica MEMS, cybersecurity e sistemi di monitoraggio ambientale e climatico.

Particolarmente rilevante è l’attenzione alla convergenza tra Spazio e IA. Il Dspsn prevede piattaforme aperte per la condivisione dei dati, laboratori avanzati per il processamento delle informazioni satellitari e infrastrutture cloud-based in grado di supportare modelli di Earth Intelligence. È un cambio di paradigma cruciale: il vero valore economico dello Spazio non sarà più soltanto nell’hardware orbitale, ma nella capacità di trasformare i dati in servizi ad alto valore aggiunto per agricoltura, protezione civile, sicurezza, clima, infrastrutture e gestione urbana.

La sostenibilità “by design”, il problema dei detriti spaziali

La sostenibilità è un altro pilastro centrale della strategia. Il documento affronta in modo molto esplicito il problema del congestionamento orbitale e dei detriti spaziali, introducendo il principio della sostenibilità “by design. Significa progettare satelliti e infrastrutture già predisposti al deorbiting, al riuso in orbita e alla riduzione dell’impatto ambientale.

In questa prospettiva l’Italia punta a sviluppare competenze avanzate nell’In-Orbit Servicing, cioè manutenzione, rifornimento e prolungamento della vita operativa dei satelliti. Un settore destinato a diventare strategico nei prossimi dieci anni e nel quale si giocherà una parte importante della futura economia orbitale.

L’Italia vuole diventare una potenza industriale della nuova economia dello Spazio. Partiamo delle Tlc

Il secondo asse riguarda la crescita e la competitività dell’ecosistema industriale nazionale. Qui il Dspsn mostra con maggiore chiarezza la volontà di trasformare l’Italia in una potenza industriale della New Space Economy europea. Il documento individua alcuni comparti prioritari: osservazione della Terra, telecomunicazioni satellitari, navigazione, trasporto spaziale, logistica orbitale, esplorazione robotica e umana.

Nel settore dell’osservazione terrestre, l’Italia punta a consolidare la propria leadership attraverso l’evoluzione di programmi come COSMO-SkyMed e IRIDE, integrando dati satellitari, sensoristica terrestre, AI e piattaforme di analisi avanzata. L’obiettivo è costruire un ecosistema nazionale di Earth Intelligence interoperabile con Copernicus e le grandi infrastrutture europee.

Sul fronte del trasporto spaziale, il documento individua come priorità strategica il mantenimento di un accesso autonomo allo spazio. È un tema geopoliticamente cruciale. Dopo le difficoltà europee legate alla crisi dei lanciatori Ariane e Vega e alla dipendenza da operatori extraeuropei, l’Italia intende rafforzare le proprie capacità nei sistemi di lancio, nei vettori riutilizzabili e nelle infrastrutture operative, valorizzando anche il ruolo del Broglio Space Center di Malindi, in Kenya.

Il ruolo di startup e PMI innovative

Molto interessante è poi l’attenzione verso i settori emergenti della logistica orbitale e delle future stazioni spaziali commerciali. Il Dspsn immagina un’Italia protagonista nello sviluppo di veicoli cargo riutilizzabili, sistemi robotici avanzati, moduli abitativi e tecnologie per la permanenza umana nello spazio. Sono ambiti che oggi sembrano futuristici, ma che rappresentano già il nuovo terreno di competizione tra Stati Uniti, Cina ed economie spaziali emergenti.

Accanto all’industria tradizionale, il documento dedica grande spazio a startup e PMI innovative. Si punta a rafforzare incubatori ESA BIC, programmi di accelerazione, venture capital specializzati e strumenti finanziari misti pubblico-privati. L’obiettivo è evitare che il settore spaziale italiano resti dominato soltanto dai grandi player storici, favorendo invece la crescita di un tessuto agile e innovativo capace di competere nei mercati globali.

La sicurezza nello Spazio e la resilienza cyber delle infrastrutture

Il terzo asse del Dspsn è forse il più politico: governance, regolazione e sicurezza. Il documento propone una vera architettura nazionale di sicurezza spaziale, con attenzione particolare alla resilienza cyber delle infrastrutture orbitali, alla protezione delle supply chain e alla tutela del know-how strategico. Viene inoltre prevista una strategia nazionale di Space Domain Awareness e Space Traffic Management, con capacità integrate civili e militari per il monitoraggio delle orbite e delle minacce nello spazio.

In filigrana emerge chiaramente la natura duale della nuova economia spaziale. Il confine tra civile e militare si assottiglia progressivamente. Le stesse costellazioni satellitari possono servire telecomunicazioni commerciali, osservazione climatica e sicurezza nazionale. Per questo il documento insiste sull’esigenza di una governance coordinata tra ASI, Difesa, industria e amministrazioni civili.

Il ruolo dell’Italia nella nascita della diplomazia spaziale

Infine, il quarto asse riguarda la diplomazia spaziale. L’Italia vuole rafforzare il proprio peso internazionale, non soltanto nell’Agenzia spaziale europea e nell’Unione europea, ma anche attraverso partenariati strategici con Stati Uniti, India, Giappone, Paesi del Golfo, Africa e America Latina. Particolarmente significativo è il legame con il Piano Mattei e con il Kenya, destinato a diventare uno snodo centrale della proiezione spaziale italiana verso l’Africa.

Nel complesso, il Dspsn rappresenta il tentativo più organico mai realizzato dall’Italia per trasformare lo Spazio in una leva strutturale di politica industriale, sicurezza nazionale e proiezione internazionale. La sfida, naturalmente, sarà l’attuazione concreta. Perché il documento richiede continuità politica, investimenti pluriennali, coordinamento istituzionale e capacità di attrarre capitali privati. Ma il segnale strategico è evidente: l’Italia considera ormai lo Spazio non più come una frontiera scientifica separata dall’economia reale, bensì come uno dei pilastri della competitività del Paese nel XXI secolo.

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