C’è anche l’Università di Pisa nella missione Artemis II della NASA, partita il 2 aprile con l’obiettivo di riportare astronauti in viaggio verso la Luna per la prima volta dal 1972.
A bordo della navicella Orion sono stati installati sei chip Timepix, sensori avanzati per la rilevazione di particelle e radiazioni sviluppati al CERN nell’ambito della collaborazione internazionale Medipix2, a cui partecipano l’Ateneo pisano e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Il ruolo dei sensori: monitorare la radiazione nello spazio profondo
I dispositivi hanno il compito di misurare in tempo reale le caratteristiche e l’intensità della radiazione all’interno del veicolo spaziale durante i dieci giorni della missione. Un elemento centrale per la sicurezza degli astronauti: una volta oltre la protezione del campo geomagnetico terrestre, infatti, l’equipaggio sarà esposto a livelli di radiazione significativamente più elevati rispetto a quelli dell’orbita bassa.
“Dispositivi simili a quelli usati nella missione lunare vengono utilizzati anche nei laboratori didattici del Corso di laurea magistrale in Fisica medica – spiega Maria Giuseppina Bisogni dell’Università di Pisa – Oggi siamo arrivati alla quarta generazione di questi sistemi di rivelazione che vengono applicati sia alla ricerca fondamentale sia alle applicazioni anche in ambito medico”.
L’evoluzione dei rivelatori e le applicazioni in medicina
Il contributo dell’Ateneo pisano non è recente. “Il gruppo di Fisica Medica dell’Università di Pisa – aggiunge Valeria Rosso – lavora su questi rivelatori fin dalla loro prima produzione, avvenuta alla fine degli anni ’90, contribuendo allo sviluppo di sistemi di imaging basati su di essi”. Tecnologie che promettono immagini più precise e che, in prospettiva, potrebbero migliorare in modo significativo la diagnostica medica, in particolare nel campo dei raggi X.
La presenza dei sensori Timepix su Artemis II conferma il ruolo della ricerca italiana, e in particolare pisana, nei programmi spaziali internazionali, con ricadute che vanno ben oltre l’esplorazione e toccano ambiti strategici come la salute e le tecnologie avanzate.
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