“Prosegue l’iter di dismissione di Sparkle. Dopo il via libera dell’Ue siamo in attesa dell’autorizzazione del governo statunitense e prevediamo ora di concludere l’operazione nel corso del terzo trimestre”. Lo ha detto l’ad di Tim, Pietro Labriola, durante la conference call sui risultati trimestrali.
Di proroga in proroga, la cessione di Sparkle alla cordata formata dal MEF (70%) e Retelit (30%), controllata dal fondo spagnolo Asterion, è in ballo da almeno un anno mezzo, da quando a dicembre del 2024 il Mef e Asterion hanno depositato la loro offerta da 700 milioni, poi accettata dalla compagnia Tlc.
Ma da allora le cose sono andate a rilento. Per la cessione di Sparkle bisogna attendere il via libera degli Stati Uniti perché la società gestisce cavi sottomarini e traffico di dati internazionali che toccano il territorio e la sicurezza degli Usa. Le autorità coinvolte sono la FCC (Federal Communications Commission) e il Team Telecom (l’organismo di controllo Usa sulla sicurezza nazionale per le telecomunicazioni).
Perché le autorità USA c’entrano
- Infrastrutture critiche: Sparkle possiede reti in fibra e cavi sottomarini che collegano vari continenti, inclusi gli Stati Uniti.
- Sicurezza nazionale: Ogni passaggio di proprietà che coinvolge licenze di telecomunicazione americane viene esaminato per evitare rischi di spionaggio o intercettazione dei dati.
Ma a questi ritmi, Sparkle rischia di trovarsi ancora nel perimetro di Tim quando l’OPAS di Poste sarà conclusa presumibilmente con successo, il prossimo 11 settembre.
In quel caso, i cavi sottomarini dell’operatore potrebbero anch’essi finire (almeno temporaneamente) in pancia a Poste.
Esistono tuttavia specifici vincoli e scenari tecnici da considerare:
La scadenza del contratto (Long-stop date)
TIM e la cordata acquirente (Mef e Retelit, tramite il veicolo Boost BidCo) hanno firmato una proroga che fissa la scadenza definitiva per il closing (long-stop date) al 15 ottobre 2026.
L’OPAS lanciata da Poste Italiane per acquisire il 100% di TIM chiuderà invece il suo periodo di adesione l’11 settembre 2026. Questo significa che i due cronoprogrammi si sovrappongono.
Ad ogni modo, c’è da dire che l’obiettivo del Governo italiano è rilevare il controllo di Sparkle e se l’azienda di cavi sottomarini finisse nell’operazione Tim, a quel punto il MEF potrebbe subentrare a Poste, anch’essa controllata dallo Stato, semplicemente ridisegnando il controllo dell’azienda.
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