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SpaceX debutta al Nasdaq oltre i 160 dollari e vola oltre i 2 trilioni di capitalizzazione

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Le azioni hanno chiuso a circa 161 dollari, valutando la società a 2.100 miliardi di dollari, e hanno continuato a salire nelle contrattazioni after-hours, Nonostante questo, il debutto di SpaceX al Nasdaq divide il mercato tra entusiasmo quasi isterico per la crescita e allucinazione finanziaria.

Al debutto al Nasdaq le azioni di SpaceX balzano del 20%, market cap oltre i 2 trilioni di dollari

SpaceX ha chiuso l’IPO più grande della storia dei mercati finanziari e nel debutto al Nasdaq il titolo registra un balzo di oltre il 22% a 165,32 dollari, dopo non essere riuscito a fare prezzo nelle prime fasi del suo esordio. Alle ore 19:00, con un prezzo di circa 165 dollari per azione, il guadagno del 22% di SpaceX si tradurrebbe in circa 17 miliardi di dollari per gli investitori che hanno acquistato le azioni nell’offerta iniziale.

L’operazione segna uno spartiacque non solo per l’azienda di Elon Musk, ma per l’intero mercato azionario statunitense, che si trova davanti a una quotazione destinata a ridefinire gli equilibri della finanza globale e ad alimentare il dibattito sul peso crescente delle grandi aziende tecnologiche e dell’intelligenza artificiale.

La società ha collocato oltre 555,6 milioni di azioni a un prezzo fissato unilateralmente a 135 dollari per titolo, raccogliendo circa 75 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra senza precedenti. Considerando il prezzo di collocamento, la capitalizzazione iniziale di SpaceX raggiunge i 1.770 miliardi di dollari, che salgono a circa 1.800 miliardi includendo stock option e azioni vincolate assegnate ai dipendenti.
Tutto questo a fronte di ricavi che nel 2025 si sono fermati a 18 miliardi. Per fare un paragone: un colosso americano come Walmart ha una capitalizzazione di 920 miliardi, ma ne fattura circa 700 miliardi.

Musk primo trilionario della storia

L’interesse degli investitori è stato straordinario. Secondo le indiscrezioni circolate nei giorni precedenti alla chiusura dell’offerta, la domanda avrebbe superato di oltre quattro volte il quantitativo di azioni disponibili. Gli ordini complessivi sarebbero arrivati a superare i 250 miliardi di dollari, mentre la sola clientela retail avrebbe presentato richieste per oltre 100 miliardi. Circa un terzo delle azioni offerte è stato destinato proprio ai piccoli investitori, una quota insolitamente elevata per un’operazione di queste dimensioni.

I mercati derivati hanno prezzato fin dall’inizio un possibile rialzo del 35% rispetto al prezzo di collocamento, mentre alcuni mercati previsionali attribuiscono una probabilità vicina al 70% al raggiungimento di una capitalizzazione di mercato vicina ai 2.100 miliardi di dollari già alla chiusura della prima giornata. E così è stato. Elon Musk in questo modo ha consolidato ulteriormente il proprio patrimonio personale fino a diventare, secondo numerose stime, il primo individuo nella storia a superare la soglia del trilione di dollari di ricchezza netta.

Gli interrogativi oltre i record

L’operazione presenta però caratteristiche molto particolari che stanno dividendo analisti e investitori. A differenza della maggior parte delle IPO, SpaceX non ha indicato una fascia di prezzo all’interno della quale raccogliere gli ordini, ma ha imposto un valore fisso di 135 dollari per azione. Una scelta che ha ridotto il tradizionale ruolo delle banche d’affari nel processo di determinazione del prezzo e che evidenzia il potere negoziale raggiunto dalla società di Musk.

Le principali banche coinvolte nell’operazione, tra cui Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup, JPMorgan, Barclays, Deutsche Bank, UBS e Wells Fargo, hanno accettato commissioni relativamente contenute rispetto agli standard storici di Wall Street. Un segnale di quanto fosse importante per il settore finanziario partecipare all’operazione simbolo dell’attuale ciclo tecnologico.

Dietro l’entusiasmo, tuttavia, emergono interrogativi difficili da ignorare. SpaceX è una realtà che continua a bruciare cassa. Nel 2025 ha registrato ricavi per 18,7 miliardi di dollari ma una perdita operativa di 4,3 miliardi. Numeri che appaiono modesti se confrontati con quelli dei colossi tecnologici già consolidati. Meta, per esempio, ha superato i 200 miliardi di dollari di fatturato annuo generando oltre 60 miliardi di utile netto.

Siamo di fronte ad un’allucinazione finanziaria (collettiva)? Non stiamo forse sopravvalutando eccessivamente il gruppo di aziende di Elon Musk come non è mai accaduto prima? C’è chi teme tutto questo.

Tante aspettative sul futuro e sulle capacità di Elon Musk

La valutazione da 2.000 miliardi di dollari riflette quindi soprattutto aspettative future. Il mercato sta scommettendo sulla crescita esplosiva delle diverse attività che oggi convivono sotto il perimetro del gruppo: in primis il business della Space Economy e la rete satellitare Starlink, in particolare (se non soprattutto) xAI, la società di intelligenza artificiale che rappresenta una delle principali scommesse strategiche di Musk.

Proprio su questo punto si concentrano molte delle perplessità. Diversi istituti di ricerca ritengono che la valutazione incorpori scenari estremamente ottimistici. Alcune analisi basate sui flussi di cassa futuri arrivano a stimare un valore teorico pari a circa la metà di quello riconosciuto dal mercato. Anche la senatrice democratica Elizabeth Warren ha chiesto alla Securities and Exchange Commission di valutare un rinvio dell’IPO, sollevando dubbi sulla trasparenza di alcuni aspetti contabili e valutativi.

A rendere ancora più delicata la situazione è la struttura di governance. Elon Musk controlla circa l’85% dei diritti di voto, una concentrazione di potere raramente osservata in una società di queste dimensioni. Gli investitori che acquistano oggi il titolo stanno quindi scommettendo non soltanto sul business, ma anche sulla capacità e sulle decisioni di una singola figura imprenditoriale.

Un test per le prossime quotazioni di OpenAI e Anthropic, occhi puntati sulle reazioni del mercato

L’esito della prima giornata di quotazione avrà conseguenze che andranno ben oltre SpaceX. Il successo dell’operazione rappresenta un test cruciale per il mercato delle IPO tecnologiche e soprattutto per le future quotazioni di OpenAI e Anthropic, che secondo le indiscrezioni potrebbero arrivare sul mercato nei prossimi mesi con valutazioni vicine al trilione di dollari.

Per questo motivo il debutto storico di SpaceX sarà osservato con attenzione da investitori, regolatori e governi. Il mercato potrebbe interpretare questo balzo del titolo come la conferma di una nuova stagione di euforia o isteria per l’intelligenza artificiale, con valutazioni sempre più scollegate dai risultati economici attuali. Se invece ad un certo punto dovesse prevalere una correzione delle quotazioni, emergerebbero con maggiore forza i dubbi sulla sostenibilità delle aspettative incorporate nei prezzi.

Qualunque sia la reazione del Nasdaq, una cosa appare già certa: la quotazione di SpaceX rappresenta uno degli eventi finanziari più significativi degli ultimi decenni. E segna un nuovo capitolo nell’ascesa delle grandi piattaforme tecnologiche, sempre più centrali non soltanto nell’economia digitale, ma negli equilibri del capitalismo globale. Sempre più presentate come leva storica per la nuova economia, ma di cui si nascondono le vulnerabilità.

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