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SosTech. Dimmi che faccia hai e ti dirò chi sei

In principio furono i film di fantascienza. In una memorabile sequenza di Minority Report, Tom Cruise accetta di sottoporsi a un rischioso trapianto d’occhi per non essere riconosciuto dalle numerose telecamere per il riconoscimento della retina disseminate in una Washington distopica, dove ogni crimine viene stroncato ancora prima di essere commesso. Poi, anno dopo anno, ci siamo abituati alle occasioni in cui le macchine sono state in grado di dirci chi siamo con una semplice occhiata: gli album fotografici hanno cominciato ad essere suddivisi in base alle persone immortalate negli scatti e, da qualche tempo, anche gli smartphone possono essere sbloccati mostrando il proprio volto, sebbene non tutto sia sempre così semplice.

Col Note 8 basta una foto da Instagram

Il Galaxy Note 8, appena uscito (consultate SosTariffe.it per trovare le occasioni più interessanti con Internet mobile per acquistare a rate i migliori tablet con tanto di GB per il traffico dati), ha ricevuto recensioni molto positive, che hanno fatto dimenticare il pasticcio del Note 7, alla base di una delle crisi più dure di sempre per Samsung. C’è però un problema: appunto il riconoscimento facciale, che è molto meno sofisticato di quanto non sia lecito pensare.

Che si tratti di un’impronta digitale o di un volto, il motivo per cui si utilizzano questi sistemi di sblocco è proprio il loro inscindibile legame con l’utente: se una password può essere rubata, non si può fare altrettanto con la voce o i lineamenti. Ebbene, secondo un test effettuato dallo sviluppatore ed esperto di UI Mel Tajon è sufficiente una fotografia per ingannare la face recognition del device sudcoreano. Il che sarebbe paradossale, perché a questo punto una semplice password sarebbe molto più sicura rispetto al ricorso a un’immagine reperita senza troppa fatica, magari dal profilo Facebook o Instagram del legittimo proprietario. Già, perché perfino le immagini a bassa risoluzione, secondo l’esperimento di Tajon, sono sufficienti per sbloccare il telefono. Naturalmente il riconoscimento facciale non è obbligatorio, ed è possibile salvaguardare la sicurezza del proprio Note 8 utilizzando la propria impronta digitale, la retina o la classica password.

Apple: chi va piano va sano e lontano?

L’iPhone 8 (o iPhone Edition: il nome si saprà soltanto al momento della sua presentazione, il prossimo 12 settembre) ha invece puntato molto sul face recognition, anche con un considerevole ritardo rispetto alla concorrenza – secondo i maligni, proprio per lasciare i passi falsi agli altri in una tecnologia così acerba.

I telefoni Android almeno da sei anni vantano un sistema di sblocco dello smartphone tramite riconoscimento del volto, ma il rischio, come si è visto, è che si verifichino casi come quello del Note 8. Apple ha acquisito due società in questo settore, com’è ormai solita fare quando individua startup promettenti: RealFace e PrimeSense, affermatasi grazie alla tecnologia sviluppata per il Kinect della XBox di Microsoft.

Considerato che, secondo gli esperti, il sistema di riconoscimento dell’impronta digitale sui nuovi iPhone è il più avanzato attualmente sul mercato, è probabile che anche per chi vuole accedere ai contenuti del proprio dispositivo mostrando il proprio volto Apple abbia in serbo, se non altro, un approccio più sicuro e intuitivo. Prova di questo è il fatto che il riconoscimento facciale non è considerato affidabile dalla stessa Samsung, che la considera più che altro una comodità per l’utente ma non un’alternativa ai “veri” sistemi di sicurezza, tanto che non è possibile usarlo per i pagamenti Samsung Pay; al contrario, al netto di sorprese Apple sembra avere intenzione di collegare questa tecnologia ai pagamenti effettuati tramite Apple Pay, dimostrando una notevole fede nell’inviolabilità del sistema (basterebbe un episodio negativo per causare un vero disastro a livello di comunicazione e marketing).

Come la Disney studia le nostre reazioni al cinema

Le prospettive per il riconoscimento facciale comunque sono moltissime, e di certo non si limitano alla sicurezza dei dispositivi o al controllo degli accessi. La Disney ad esempio sta sperimentando un approccio deep learning per intelligenza artificiale in grado di registrare le reazioni a un film da parte degli spettatori. L’approccio, basato sui factorized variational autoencoders (FVA), dopo pochi minuti di osservazione permette di predire con sorprendente accuratezza – secondo gli ingegneri della Disney – le espressioni facciali dello spettatore per il resto del film.

Si tratta di un tipico problema di big data (in totale sono stati raccolti 16 milioni di punti da 3179 spettatori) dove l’approcccio deep learning, che sfrutta le reti neurali, consente di identificare in modo automatico dei pattern significativi.

Per un ottimista, questo potrebbe essere un ottimo modo per guidare gli studios a portare sullo schermo storie più interessanti, valutando l’insorgenza di emozioni contrastanti con quanto ci si aspettava; d’altro canto, però, il rischio è quello di sacrificare la creatività e l’inaspettato in nome di una risata sicura o di una lacrima al momento giusto.

Non è comunque la prima volta che l’industria dell’intrattenimento visivo punta sul riconoscimento facciale: la tecnologia AdBeacon dell’americana AdMobilize, ad esempio, ha sviluppato un sistema in grado di interpretare il volto di chi guarda uno schermo e ricavare delle variabili, come la razza, il sesso e l’età, in modo da trasmettere poi contenuti pubblicitari personalizzati per il target in questione.

Volti per i social e i pagamenti: i casi Polygram e KFC

Polygram è invece un nuovo social network – l’ennesimo a tentare di sfondare in un mercato già in gran parte saturo – basato proprio sul riconoscimento facciale: la fotocamera dello smartphone di un iscritto identifica l’espressione dell’utente e suggerisce una emoji (o una gif animata) da usare come commento. Proprio grazie a questa tecnologia Polygram promette più possibilità per effetti speciali à la Snapchat (le orecchie e il naso da cane o simili che tutti, prima o poi, abbiamo sperimentato) grazie ad algoritmi grafici più evoluti.

Sul fronte dei pagamenti, Alipay, piattaforma sviluppata da Alibaba, ha da poco mostrato una forma di pagamento per la nota catena di fast food KFC basata sul riconoscimento facciale, denominata “Smile to Pay”: pare sia molto sofisticato (con l’analisi di ombre e altri particolari in grado di stabilire se di fronte alla telecamera c’è semplicemente una fotografia o una persona in carne e ossa.

Fonti: https://www.engadget.com/2017/08/25/polygram-social-network-facial-recognition/

http://www.businessinsider.com/samsung-galaxy-note-8-facial-recognition-tricked-with-a-photo-2017-9?IR=T

https://www.cnet.com/news/smile-to-pay-kfc-facial-recognition-payments-alipay-ant/

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