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SosTech. Dating app, l’appuntamento che arriva via smartphone. Ma è sicuro?

È ironico, certo, che gran parte degli sforzi degli sviluppatori oggigiorno sia volto a creare ambienti virtuali per facilitare gli incontri in carne e ossa; e c’è sempre qualcuno che, non del tutto a torto, non manca di far notare come potrebbe essere più semplice impiegare questo tempo per uscire e cercare di fare quattro chiacchiere senza passare per Tinder, Badoo, OkCupid o simili. Eppure non sempre il buon senso è suffragato dalle ricerche scientifiche, e la relazioni nate online – e proseguite offline, ça va sans dire – sembrano solide e durature quanto e forse più di quelle tradizionali. Ad affermarlo è uno studio, The Strength of Absent Ties: Social Integration via Online Dating, a cura di due professori di economia dell’università dell’Essex e di quella di Vienna, Josuè Ortega e Philipp Hergovich, che ha analizzato vent’anni di dating online, da Match.com in poi, svelando come la maggior parte dei rapporti sbocciati grazie a Internet si sono trasformati in relazioni durature.

La difficoltà di un approccio tradizionale

I numeri in effetti fanno impressione: un terzo delle relazioni oggi nasce online, e anche se in Italia – a parte qualche grande metropoli particolarmente all’avanguardia, come Milano – il dating online non ha ancora preso piede come in altri Paesi, e se parlare di una conoscenza nata su Tinder fa ancora arrossire qualcuno con imbarazzo, negli Stati Uniti non ci si fa nemmeno più caso. Questo perché le app di dating, con tutti i loro possibili rischi e limiti – malintenzionati che cercano l’abbordaggio per loschi fini iscrivendosi alle piattaforme più in voga, virtualizzazione del rapporto, sua superficialità in quanto legato soprattutto all’immagine visuale – permettono di trovare anime affini in contesti complessi come quelli moderni, dove ci troviamo a cambiare città per motivi di lavoro o di studio con notevole frequenza, e dove a una serata in discoteca o al pub in tanti scelgono la comodità di un divano e di una serie tv (“Netflix & chill”, come dicono negli USA).

L’utilità sociale delle dating app

La finestra sul mondo, in città tentacolari e meno a misura d’uomo di qualche tempo fa, è costituita per molti proprio da Internet: con i prezzi ormai irrisori degli abbonamenti (su SosTariffe.it è sempre possibile trovare le occasioni più convenienti per ADSL e fibra) soprattutto se si è da soli si finisce spesso a navigare per delle ore intere. E allora perché non sfruttare questo tempo per fare delle nuove conoscenze, che permettano, chissà, di fare amicizia o magari qualcosa di più? Non solo: a volte le dating app sono autentici aiuti sociali, come accade in India per Inclov, l’applicazione lanciata da Kalyani Khona e Shankar Srinivasan per aiutare le persone disabili a incontrare nuove persone o un partner, cosa non facile per chi ha paura di venire giudicato per i suoi handicap o problemi di salute su un comune sito per appuntamenti. Già 6.000 persone, secondo i suoi sviluppatori, hanno trovato marito o moglie utilizzando Inclov.

Il rapporto Kaspersky: le tante falle delle applicazioni di dating

Quando si parla di “sicurezza”, quindi, di norma si pensa alle preoccupazioni – pienamente legittime – sull’identità reale di chi si cela dietro un nickname e sembra proprio condividere i nostri gusti e interessi. Ma una relazione online senza rischi riguarda altri fattori, ad esempio la privacy dei propri dati, in particolare quelli più sensibili: mettersi (metaforicamente o meno) a nudo su Internet comporta non pochi pericoli potenziali, come ha dimostrato un recente rapporto di Kaspersky Lab, la nota società russa di sicurezza informatica. Un suo recente report infatti ha preso in esame le più note piattaforme di dating online al mondo per valutarne le vulnerabilità, e il quadro che ne è emerso è, per certi versi, sconfortante.

Non siamo così anonimi come pensiamo

Per prima cosa, quando si sceglie di usare un servizio di questo tipo si rivelano soltanto alcune selezionate informazioni su di sé: la sfera privata è separata da quella professionale, ed è comunque difficile trovare un ambito come quello sentimentale o sessuale dove la privacy sia fondamentale. Ebbene, collegando i propri account a diversi servizi social con troppa leggerezza (ad esempio Tinder e Instagram) è un gioco da ragazzi arrivare a un’identificazione completa dell’utente, fino al suo profilo Linkedin e a una pagina Facebook; e gli approcci che possono essere ricercati su una piattaforma di dating possono essere vere e proprie molestie quando vengono reiterati su altri profili.

Strettamente collegato a questo problema è quello della localizzazione: anche le indicazioni generiche che le dating app danno sulla posizione di un possibile match possono essere rese molto più precise se, ad esempio, il potenziale stalker triangola le diverse indicazioni ottenute girando “intorno” alla vittima, anche senza muoversi da casa ma semplicemente fornendo senza troppa fatica delle false coordinate.

L’utilità sociale delle dating app

La finestra sul mondo, in città tentacolari e meno a misura d’uomo di qualche tempo fa, è costituita per molti proprio da Internet: con i prezzi ormai irrisori degli abbonamenti (su SosTariffe.it è sempre possibile trovare le occasioni più convenienti per ADSL e fibra) soprattutto se si è da soli si finisce spesso a navigare per delle ore intere. E allora perché non sfruttare questo tempo per fare delle nuove conoscenze, che permettano, chissà, di fare amicizia o magari qualcosa di più? Non solo: a volte le dating app sono autentici aiuti sociali, come accade in India per Inclov, l’applicazione lanciata da Kalyani Khona e Shankar Srinivasan per aiutare le persone disabili a incontrare nuove persone o un partner, cosa non facile per chi ha paura di venire giudicato per i suoi handicap o problemi di salute su un comune sito per appuntamenti. Già 6.000 persone, secondo i suoi sviluppatori, hanno trovato marito o moglie utilizzando Inclov.

Il rapporto Kaspersky: le tante falle delle applicazioni di dating

Quando si parla di “sicurezza”, quindi, di norma si pensa alle preoccupazioni – pienamente legittime – sull’identità reale di chi si cela dietro un nickname e sembra proprio condividere i nostri gusti e interessi. Ma una relazione online senza rischi riguarda altri fattori, ad esempio la privacy dei propri dati, in particolare quelli più sensibili: mettersi (metaforicamente o meno) a nudo su Internet comporta non pochi pericoli potenziali, come ha dimostrato un recente rapporto di Kaspersky Lab, la nota società russa di sicurezza informatica. Un suo recente report infatti ha preso in esame le più note piattaforme di dating online al mondo per valutarne le vulnerabilità, e il quadro che ne è emerso è, per certi versi, sconfortante.

Non siamo così anonimi come pensiamo

Per prima cosa, quando si sceglie di usare un servizio di questo tipo si rivelano soltanto alcune selezionate informazioni su di sé: la sfera privata è separata da quella professionale, ed è comunque difficile trovare un ambito come quello sentimentale o sessuale dove la privacy sia fondamentale. Ebbene, collegando i propri account a diversi servizi social con troppa leggerezza (ad esempio Tinder e Instagram) è un gioco da ragazzi arrivare a un’identificazione completa dell’utente, fino al suo profilo Linkedin e a una pagina Facebook; e gli approcci che possono essere ricercati su una piattaforma di dating possono essere vere e proprie molestie quando vengono reiterati su altri profili.

Strettamente collegato a questo problema è quello della localizzazione: anche le indicazioni generiche che le dating app danno sulla posizione di un possibile match possono essere rese molto più precise se, ad esempio, il potenziale stalker triangola le diverse indicazioni ottenute girando “intorno” alla vittima, anche senza muoversi da casa ma semplicemente fornendo senza troppa fatica delle false coordinate.

I rischi per la privacy: attenzione alle connessioni WiFi pubbliche

Ma tutto questo è ancora niente – o quasi – di fronte ai rischi più grandi per la privacy: i protocolli utilizzati per la crittografia del traffico in entrata e in uscita in molti casi (ad esempio Tinder, Bumble o Badoo) sono tutt’altro che protetti, visto che si basano su http invece che su https. Basta usare una dating app su una rete pubblica per rischiare che i video e le foto che mandiamo, i testi, le informazioni personali possano essere sottratti da un hacker nemmeno troppo esperto, che potrebbe usarle per ricattarci. E poi c’è il rischio di malware, che – soprattutto su Android, rispetto a iOS – può comportare ulteriori problemi.

Difficile pensare che il rapporto di Kaspersky possa far tramontare il successo di programmi che sempre più diventano di uso comune tra i giovani e i meno giovani di tutto il mondo. È bene, però, fare attenzione al modo con cui ci si presenta e si interagisce con queste piattaforme, forse non così curate come promettono di essere: quindi, come sempre, cautela nello scegliere la password, ricorso esclusivo a WiFi private e protette, antivirus sempre installato. E così il gioco dei match online potrà continuare, sempre che, alla fine, il risultato non sia creare una di quelle coppie dove i due partner quasi si ignorano, con lo sguardo fisso sul display dello smartphone. Chissà: magari persi a girovagare su Tinder o in una conversazione WhatsApp, che parte innocente ma non si sa come andrà a finire.

Fonti: https://securelist.com/dangerous-liaisons/82803/

https://arxiv.org/abs/1709.10478

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