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#SosTech. Che cosa è lo spettro radio e perché è così importante (Terza Parte)

Frequenze

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Rubrica settimanale #SosTech, frutto della collaborazione tra Key4biz e SosTariffe.

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Introduzione

La definizione generale di spettro radio e i principali servizi che sfruttano le onde radio sono stati i protagonisti della prima parte de Che cosa è lo spettro radio e perché è così importante. La seconda parte dell’approfondimento è stata incentrata sulle bande e sui canali dello spettro radio e sulle frequenze che meglio supportano le comunicazioni mobili.

Questa terza e ultima parte è dedicata al tema della gestione dello spettro radio, con particolare riferimento al programma istituito in sede di Unione europea. Prima di procedere, si ritiene utile riassumere i punti principali dei precedenti focus.

Riassunto delle puntate precedenti

Lo spettro radio costituisce la base per le comunicazioni senza fili trasmesse su reti Wi-Fi e reti cellulari. Grazie allo spettro radio, è dunque possibile fruire di servizi di connettività a Internet in mobilità. A tal proposito, si consiglia di affidarsi al servizio di comparazione curato da SosTariffe.it per confrontare tutte le offerte Internet Mobile messe a punto dai provider.

Lo spettro radio è suddiviso in bande di frequenza. A ogni banda è assegnato un determinato servizio e ciascuna banda è a sua volta suddivisa in canali. Più ampie sono le bande e i canali, maggiore è la quantità di informazioni che può essere trasmessa.

Le frequenze radio si distinguono fra loro per copertura e capacità trasmissiva. Quelle più basse assicurano la copertura più ampia, ma hanno minore capacità trasmissiva. Viceversa, quelle più alte offrono la maggiore capacità trasmissiva, ma anche la minore copertura.

Le frequenze radio ideali per le comunicazioni mobili sono quelle comprese tra i 300MHz e i 5GHz.

Lo spettro radio è una risorsa essenziale anche per altri settori, quali la radiodiffusione, la produzione industriale, i trasporti, la difesa, i servizi di emergenza e la protezione ambientale.

Lo spettro radio è una risorsa naturale finita, sebbene riutilizzabile, oggetto di una forte domanda. I dispositivi che utilizzano detta risorsa possono attraversare le frontiere con facilità. Per usare lo spettro radio nel modo più efficace possibile, e condividerlo tra diverse applicazioni e diversi utenti, è dunque necessario un coordinamento a livello internazionale.

Lo spettro radio e i coordinamenti a livello internazionale

Su scala mondiale, a coordinare i programmi di gestione dello spettro radio è ITU (International Telecommunication Union), agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di definire gli standard nelle telecomunicazioni e nell’uso delle onde radio.

Ciascun Paese, attraverso l’autorità preposta a definire i regolamenti per la gestione dello spettro radio (in Italia è AGCOM, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), si relaziona con gli altri Paesi allo scopo di trovare una sintesi quanto più omogena delle varie proposte, con l’obiettivo finale di destinare determinati servizi a specifiche bande di frequenza e, al contempo, limitare le possibili interferenze e ridurre i costi di implementazione e gestione.

Vi sono poi coordinamenti regionali. A livello europeo, la definizione di una politica comunitaria in materia di spettro radio spetta alla Commissione europea, al Parlamento europeo e al Consiglio europeo.

Lo spettro radio e le licenze

In linea generale, lo spettro radio viene gestito secondo un sistema di licenze, spiega GSMA (Groupe Speciale Mobile Association). La maggior parte dello spettro radio è licenziato e comprende una gamma di tecnologie che operano con potenza sufficiente per distribuire servizi in un aree relativamente ampie.

Le autorità nazionali di regolamentazione controllano l’accesso allo spettro licenziato e possono concedere l’utilizzo di diritti esclusivi su determinate bande di frequenza, per alcune zone e in alcuni momenti, sempre nel rispetto delle normative vigenti.

Le bande di frequenza non licenziate, invece, investono una minore quantità di applicazioni destinate a specifici impieghi. Le autorità non devono vigilare perché i dispositivi utilizzati rispettano determinati standard sviluppati per minimizzare le interferenze e perché le frequenze sfruttate coprono distanze molto corte. È il caso del Wi-Fi e del Bluetooth.

 

 

Lo spettro radio e il programma strategico della UE

 

L’Unione europea ha delineato un programma che definisce gli obiettivi essenziali della politica in materia di spettro radio e i principi generali per la pianificazione strategica e l’armonizzazione dell’uso dello stesso allo scopo di far funzionare il mercato interno.

Il programma individua le priorità di azione nel settore delle comunicazioni a banda larga senza fili e dei media audiovisivi, e in altre politiche della UE, tra cui il programma Galileo, il programma Copernicus, i trasporti, la sanità, la ricerca, la protezione civile e i soccorsi in caso di catastrofi, l’ambiente e i dispositivi per il risparmio energetico.

La Commissione UE ha adottato decisioni di esecuzione a sostegno di specifiche politiche della UE. I settori sono i seguenti:

In materia di spettro radio per la banda larga senza fili, con il programma è stato fissato un obiettivo di 1200 MHz. Entro il 1° gennaio 2015, la Commissione dovrà riferire in merito alla necessità di armonizzare ulteriori bande di frequenza per la banda larga wireless.

La Commissione è chiamata anche a valutare le propore formulate da RSPG (Radio Spectrum Policy Group), il Gruppo Politica dello Spettro Radio istituito nel 2002 proprio per fornire assistenza e consulenza alla Commissione in materia di spettro radio.

RSPG raccomanda che la Commissione prenda in considerazione la possibilità di adottare misure relative alle bande di frequenza 1452 – 1492MHz e 2300 – 2400MHz, e invita la stessa a elaborare un piano strategico che includa il futuro ricorso alla banda UHF (470 – 790MHz).

 

Inventario dello spettro radio

 

Il programma strategico della UE in materia di spettro radio prevede anche la creazione di un inventario dello spettro. Obiettivo: analizzare i diversi utilizzi dello spettro radio da parte degli utenti sia pubblici che privati al fine di proporre misure per un uso più efficace del medesimo e garantire la sostenibilità della connettività senza fili.

Lo scorso settembre, la Commissione ha presentato al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione relativa all’inventario dello spettro radio. «Nella raccolta dati, si sono riscontrate difficoltà per la diversità dei formati di dati, la molteplicità di trasmissione, le richieste di riservatezza e questioni relative alla tutela della privacy», si legge nel documento di relazione.

Nonostante i limiti di cui sopra, l’analisi iniziale dell’inventario ha fornito importanti chiarimenti sulla disponibilità e l’uso dello spettro radio in ambito UE, riferisce la Commissione. La tabella 1 di cui sotto illustra le bande di frequenza inutilizzate o ampiamente sottoutilizzate nella maggior parte degli Stati membri.

La figura 1 di cui sotto, richiamata anche nella tabella 1, mostra lo spettro radio assegnato alla banda larga senza fili nelle bande armonizzate della UE.

Fonti e risorse:

 

Introducing radio spectrum (GSMA)

 

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’attuazione del programma strategico in materia di spettro radio

 

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio relativa all’inventario dello spettro radio

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