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Soro: “Tecnologia contro Covid-19? Valuteremo proposte”

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Il Garante privacy non frena a priori la possibilità, qualora il Governo e il Parlamento volessero approvare una norma, di consentire a determinate autorità di utilizzare la tecnologia per tracciare e geolocalizzare le persone positive al Covid-19 con l’obiettivo di impedirne gli spostamenti e di contrastare la pandemia. 

Antonello Soro è intervenuto sul tema nell’intervista rilasciata all’ANSA in cui ha così risposto: “Finora ho letto numerosi generici riferimenti all’esperienza coreana e, più timidamente, cinese. Bisognerebbe conoscere proposte più definite”. 

“Mi limito a osservare”, ha continuato il Garante, “che quelle esperienze sono maturate in ordinamenti con scarsa attenzione, sebbene in grado diverso per le libertà individuali”. 

Soro: “No alla sorveglianza generalizzata”

Il Garante pone subito un limite invalicabile. “Mi sfugge l’utilità di una sorveglianza generalizzata alla quale non dovesse conseguire sia una gestione efficiente e trasparente di una mole così estesa di dati, sia un conseguente test diagnostico altrettanto generalizzato e sincronizzato”.

Poi Soro indica in che modo si potrebbe far ricorso alla tecnologia per provare a contrastare il virus, ma pone precise condizioni. Non esistono preclusioni assolute nei confronti di determinate misure in quanto tali. Vanno studiate però molto attentamente le modalità più opportune e proporzionate alle esigenze di prevenzione, senza cedere alla tentazione della scorciatoia tecnologia solo perché apparentemente più comoda, ma valutando attentamente benefici attesi e ‘costi’, anche in termini di sacrifici imposti alle nostre libertà”.

Dunque il dibattito è aperto ed è acceso. Tra i principali sostenitori dell’introduzione in Italia delle tecnologie per contribuire a contrastare il virus c’è Matteo Renzi (Italia Viva), Alessandro Morelli (Lega) e presidente della Commissione Tlc della Camera dei Deputati e il virologo Roberto Burioni. (Qui per leggere le loro proposte)

La privacy o la vita? In questi termini sta nascendo, in queste ore, un acceso dibattito tra chi propone al Governo l’utilizzo della tecnologia per tracciare e geolocalizzare i positivi al Covid-19 con l’obiettivo di impedirne gli spostamenti e chi, invece, sostiene che l’emergenza non deve essere l’alibi per dare vita a una sorveglianza sanitaria di massa.

Sulla sorveglianza sanitaria di massa il Garante ha, quindi, già posto il veto, mentre apre sulla limitazione della privacy in modo proporzionale e temporaneo e lo motiva: “I diritti possono, in contesti emergenziali, subire limitazioni anche incisive, ma queste devono essere proporzionali alle esigenze specifiche e temporalmente limitate”. 

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