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Soro: “Chiediamo alla Cina un ‘Privacy Shield’ in tempi brevi”

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Niente privacy senza cybersecurity. Non esiste la protezione dei dati senza la sicurezza dei dati digitali, che ci identificano online. Per questo motivo l’Autorità Garante ha posto la cyberwar al centro del convegno “Spazio cibernetico bene comune: protezione dei dati, sicurezza nazionale”, organizzato oggi a Roma e dedicato a Stefano Rodotà, per celebrare la giornata europea della protezione dei dati personali.

“La cybersecurity implica inevitabilmente la protezione dei dati e delle infrastrutture di cui è composto l’ecosistema digitale”, ha fissato subito questo principio cardine Antonello Soro all’inizio dell’intervento, aggiungendo che “la protezione dei dati è il presupposto ineludibile della sicurezza individuale e collettiva, tanto più necessario all’epoca dei big data e dell’internet ‘di ogni cosa’”.

Di fronte a minacce che vanno dalla guerra cibernetica all’antagonismo politico digitale”, ha aggiunto il garante privacy, “le politiche pubbliche devono mettere al centro il valore della protezione dati quale condizione di competitività, sicurezza e assieme di libertà, per non soggiacere alla spinta neocolonialista delle autocrazie digitali”.

La sicurezza cibernetica è un bene comune

“La sicurezza cibernetica è un bene comune”, nel sottolineare quest’altro principio, il Garante privacy ha poi indicato le misure da adottare per tutelare i diritti fondamentali delle persone di fronte alle forme sempre più evolute di sorveglianza massiva da parte dei governi. Il riferimento diretto è stato più volte a Pechino, a cui Antonello Soro ha rivolto l’appello per giungere a un Privacy Shield Ue-Cina.

“Può la Cina garantire all’Europa un accordo sui dati?

“Può la Cina garantire all’Europa un accordo sui dati in tempi brevi? Questa è la grande sfida”, ha detto Soro, spiegando, “l’obiettivo è sia la protezione dei dati degli utenti europei sia porre fine alle divergenze concorrenziali tra Cina e Italia. Solo in questo modo le società cinese potranno essere considerate completamente legittimate ad operare in Italia e quindi in Europa”, ha dichiarato il Garante privacy.

5G, “Condivisibile la preoccupazione del Copasir”

Soro ha posto l’attenzione anche sui rischi legati alle reti 5G che potrebbero venire dalle aziende di telecomunicazioni cinesi e ha aggiunto “è condivisibile la preoccupazione espressa dal Copasir per la possibile recessività delle esigenze di cybersecurity rispetto agli interessi commerciali”. Il riferimento è alla relazione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, secondo cui “si dovrebbe valutare anche l’ipotesi, ove necessario per tutelare la sicurezza nazionale, di escludere le aziende cinese dalla attività di fornitura di tecnologia per le reti 5G”.

Volpi (Copasir) al Governo: “Spero il documento non rimanga nel cassetto”

“Spero che il documento, votato all’unanimità, non rimanga nel cassetto”, ha detto al Governo durante il convegno Raffaele Volpi, Presidente del Copasir: “La nostra sicurezza nazionale è sinonimo di libertà e la nostra libertà non può essere venduta per alcuni milioni di euro”, ha aggiunto Volpi.

“Ieri”, ha continuato il presidente del Copasir, “sono state pubblicate le linee guida della Commissione Ue per la sicurezza delle reti 5G. Ma non possono essere solo delle raccomandazioni, perché credo che se i nostri valori non coincidano né con quelli di altri Paesi né con il loro modo di utilizzare delle tecnologie per immagazzinare in modo illecito i dati, allora l’Italia deve poter decidere, a livello geopolitico, con quali Paesi instaurare relazioni e quali società tenere fuori dalla porta”, ha concluso Volpi.

Il presidente di Huawei Italia, Luigi De Vecchis, era seduto in platea.

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