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Software open source in Piemonte, quali opportunità per la PA e il territorio?

Si è tenuto ieri, presso il CSI Piemonte, l’incontro “Software libero in Piemonte”, per confrontarsi con gli Enti pubblici sullo stato di adozione del software libero nella regione e sulle azioni che le PA possono mettere in atto per favorirne un maggiore utilizzo.

di Redazione | @Key4biz |

Si è tenuto ieri, presso il CSI Piemonte, l’incontro “Software libero in Piemonte”, per confrontarsi con gli Enti pubblici sullo stato di adozione del software libero nella regione e sulle azioni che le PA possono mettere in atto per favorirne un maggiore utilizzo, coinvolgendo attivamente le imprese piemontesi. Quali sono gli elementi chiave per sviluppare maggiormente l’industria del software libero in Italia? Quali le opportunità per la PA e il territorio?

 

All’incontro ha partecipato il Prof. Roberto Di CosmoDirettore del progetto Software Heritage, Inria e Università Paris Diderot e attore in Francia per lo sviluppo del mercato del software libero. Invitato a Torino dal Centro Nexa su Internet e Società del Politecnico di Torino, il Prof. Di Cosmo ha illustrato come in Francia si sia arrivati a sviluppare un mercato del software libero che oggi vale circa 5 miliardi di euro e, negli ultimi quindici anni, un’industria che conta più di 500 imprese e 50.000 posti di lavoro qualificato.

Ho avuto il grande piacere di scoprire il capitale di competenza acquisita dal CSI nel corso degli anni in materia di Software Libero insieme all’esperienza operativa di data center al servizio delle amministrazioni che sono oggi evoluti fino a offrire soluzioni integrate di cloud privato e ibrido e piattaforme per i big data e le smart cities, con componenti open source di alto livello tecnologico, ha dichiarato Di Cosmo.  “Mi auguro che questo capitale prezioso sia correttamente apprezzato e largamente valorizzato, in particolare alla luce delle recenti evoluzioni normative, come il GDPR in Europa e il Cloud Act negli Stati Uniti. È divenuto infatti indispensabile considerare il panorama delle offerte cloud non più solo in un’ottica puramente contabile, ma con un’attenzione tutta particolare alla capacità di esercitare un vero controllo sui dati gestiti, ormai divenuto un’esigenza irrinunciabile”.

 

Per Di Cosmo l’amministrazione pubblica è una grande utilizzatrice di software e può svolgere un ruolo molto importante per lo sviluppo di un’industria del software saldamente impiantata nel territorio.

 

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Ma qual è la situazione in Piemonte? L’utilizzo e la promozione di tecnologie e software open source da parte degli enti della PA piemontese risalgono ai primi anni 2000 e sono cresciuti significativamente negli ultimi anni, anche a seguito della Legge Regionale 9 del 26 marzo 2009 “Norme in materia di pluralismo informatico sull’adozione e la diffusione del software libero e sulla portabilità dei documenti informatici nella pubblica amministrazione” che ha formalmente riconosciuto il valore del software libero, incentivandone la diffusione e lo sviluppo.

 

Il CSI Piemonte, in accordo con i suoi Enti consorziati, ha ritenuto strategico investire negli anni nell’open source con l’obiettivo di ottimizzare la spesa ICT, ridurre i vincoli connessi alla scelta di tecnologie proprietarie e creare opportunità di crescita per le imprese del territorio.

 

Ne è un esempio Doqui (www.doqui.it), un sistema di gestione documentale, totalmente open source e a basso costo di adozione, nato nel 2007 proprio dalla collaborazione tra settore pubblico e privato. Doqui permette di strutturare in formato digitale l’intera documentazione relativa ad atti amministrativi, archivio e protocollo e oggi lo utilizzano numerosi Enti, tra cui le Regioni di Piemonte, Valle d’Aosta, e il Consiglio Regionale dell’Abruzzo, Città di Torino e Città Metropolitana, Politecnico di Torino, le province di Novara, Asti e Biella e altri 14 Enti; sono state anche avviate negli anni collaborazioni con Regione Liguria e Puglia.

 

Nel 2015 la Regione Piemonte e il CSI scelgono l’open source per lo sviluppo della smart data platform Yucca (www.smartdatanet.it) che aiuta imprese, centri di ricerca e privati a realizzare soluzioni applicative basate su Internet of Things e Big Data. Ad oggi è utilizzata da 40 organizzazioni pubbliche e private con un patrimonio in continua crescita di 700 milioni di dati real time, relativi a diversi parametri ambientali, come temperatura, umidità, qualità dell’aria, luminosità, rumore, provenienti da circa 800 sensori dislocati sul territorio piemontese.

 

Nell’ambito dei servizi cloud, a partire dal 2015 il CSI lavora alla realizzazione di Nivola (www.nivolapiemonte.it), una piattaforma completamente open source per tutta la Pubblica Amministrazione che mette a disposizione potenza di calcolo, storage, rete e database e molto altro. Il risultato è quello di offrire a ogni Ente la completa autonomia nella creazione del proprio sistema informativo e nella migrazione delle applicazioni, in assoluta sicurezza.

 

Sul fronte cultura infine il mese scorso è stata presentata ufficialmente Mèmora (www.memora.piemonte.it), la nuova piattaforma per catalogare e valorizzare i beni culturali piemontesi. Realizzata per la Regione Piemonte, Mèmora si basa sul software open source CollectiveAccess, utilizzato da musei, archivi e biblioteche in tutto il mondo e, anche grazie alla community internazionale che lavora attorno al software, sono garantiti alti standard tecnici, aggiornamenti continui, facilità di personalizzazione e interoperabilità.

 

Questo incontro – ha sottolineato Claudio Artusi, Presidente del CSI Piemonteè un momento importante di confronto su un tema di particolare interesse per i nostri Consorziati. Il CSI è impegnato da anni sulla promozione e sull’utilizzo del software libero e lo dimostra il fatto che progetti significativi sono stati sviluppati per i nostri Enti adottando soluzioni open source. Oltre l’80% dei nostri applicativi è realizzato con linguaggi aperti e i portali e i siti web realizzati per le Amministrazioni piemontesi utilizzano quasi esclusivamente soluzioni non proprietarie. Credo che il Consorzio su questo tema possa mettere a disposizione del territorio competenze e professionalità, con una ricaduta positiva anche per le piccole e medie imprese del settore”.

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