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Social, UK valuta divieto per i minori di 16 anni e zero smartphone a scuola

Il Regno Unito valuta il divieto dei social media ai minori di 16 anni

La Gran Bretagna ha avviato una consultazione pubblica per valutare un possibile divieto dell’uso dei social media ai minori di 16 anni nel Paese. L’iniziativa rientra in un pacchetto più ampio di misure che, secondo l’esecutivo guidato da Keir Starmer, mira a “proteggere il benessere dei giovani” in un contesto digitale sempre più pervasivo e difficile da governare.

La proposta arriva in un momento delicato, segnato da un acceso dibattito pubblico e politico sul ruolo delle piattaforme social nella vita di bambini e adolescenti. Un precedente importante è quello dell’Australia, dove nel dicembre 2025 è entrato in vigore il primo divieto al mondo sui social media per i più giovani. Una scelta che ha fatto scuola e che ora spinge altri Paesi, incluso il Regno Unito, a interrogarsi sulla strada da seguire.

Cosa prevede la consultazione e i punti chiave

Secondo il Dipartimento per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia (DSIT), la consultazione “richiederà il parere dei genitori, dei giovani e della società civile” per valutare se un divieto basato sull’età possa essere uno strumento efficace per tutelare i minori online.
Non si tratta quindi di una decisione già presa, ma di un processo di ascolto che dovrebbe portare a una risposta del governo entro l’estate.

Tra i punti chiave della consultazione c’è anche la possibilità di imporre alle società tecnologiche controlli sull’età più rigorosi rispetto a quelli attuali.
Su questo, anche la Commissione europea ha proposto un prototipo di applicazione per la verifica dell’età, con l’obiettivo di garantire che bambini e adolescenti possano accedere al mondo digitale in modo sicuro, creativo e formativo, senza essere esposti a rischi inaccettabili come contenuti dannosi o contatti indesiderati.
Il prototipo è in fase di test in Danimarca, Grecia, Spagna, Francia e Italia.

Latro punto chiave della consultazione è che le piattaforme potrebbero inoltre essere obbligate a rimuovere o limitare quelle funzionalità che “inducono all’uso compulsivo dei social media, come i feed infiniti, le notifiche aggressive o i sistemi di raccomandazione algoritmica, pensati soprattutto per massimizzare il tempo di permanenza online.

La consultazione si inserisce anche in un contesto legislativo più ampio: la Camera dei Lord dovrebbe votare a breve un emendamento al Children’s Wellbeing and Schools Bill che propone un divieto simile, oltre a un’altra proposta che introduce classificazioni per età sul modello dei film, applicate alle app social.

Il messaggio del governo, nelle parole della segretaria alla Tecnologia Liz Kendall, è chiaro: l’Online Safety Act “non è mai stato pensato come un punto di arrivo”. L’obiettivo dichiarato è fare in modo che la tecnologia “arricchisca la vita dei bambini, non la danneggi”.

Scuole “phone-free” e nuovo ruolo di Ofsted

Il pacchetto di misure non riguarda solo le piattaforme. Il governo intende rafforzare anche il ruolo di Ofsted, l’ente ispettivo dell’istruzione in Inghilterra, che avrà il potere di verificare le politiche sull’uso degli smartphone nelle scuole.

L’obiettivo dichiarato in questo caso è rendere gli istituti “phone-free by default”, scoraggiando l’uso dei telefoni durante la giornata scolastica. Le nuove linee guida potrebbero arrivare fino a raccomandare agli insegnanti di non usare i propri dispositivi personali davanti agli studenti.

Laburisti in prima linea nella difesa dei minori online e sui social

La proposta gode di un forte sostegno all’interno del Partito Laburista. Più di 60 parlamentari hanno scritto al Primo ministro per chiedere un divieto esplicito dei social media per gli under 16.
Tra le voci più ascoltate c’è anche quella di Esther Ghey, madre di Brianna Ghey, l’adolescente transgender uccisa nel 2023. In una lettera visionata dalla BBC, Ghey ha respinto l’idea che i social media siano sempre uno spazio di supporto per i giovani vulnerabili.

Nel caso di Briannasi legge nella testimonianza della signora riportata dalla BBCi social media hanno limitato la sua capacità di impegnarsi nelle relazioni reali. Aveva amici veri, ma ha scelto di vivere online”.

L’ex ministra per gli standard scolastici Catherine McKinnell, tra i firmatari della lettera, ha sottolineato come molti genitori si sentano “impreparati di fronte alla velocità con cui i social media sono cambiati”. Pur riconoscendo l’importanza di restare connessi, McKinnell ha criticato un ecosistema digitale dominato da algoritmi progettati “per fare profitto, non per il benessere dei ragazzi”.

Le posizioni degli altri partiti e delle organizzazioni a difesa dei minori

Anche l’opposizione conservatrice si dice favorevole a un divieto. La leader Tory Kemi Badenoch ha dichiarato che il suo partito introdurrebbe una misura simile se fosse al governo, accusando però Labour di “indecisione e ritardi”. Di segno diverso la critica dei Liberal Democratici: la portavoce per l’istruzione Munira Wilson ha avvertito che una lunga consultazione rischia di “prendere tempo” mentre i rischi per i minori sono già evidenti.

Dal mondo della scuola arrivano reazioni in parte positive. Il National Education Union parla di una “svolta benvenuta”, sottolineando come i social media influenzino identità e capacità di attenzione dei ragazzi ben prima degli esami.

Una posizione nettamente contraria arriva da numerose organizzazioni per la tutela dei minori, tra cui NSPCC, Childnet e la Molly Rose Foundation. In una lettera congiunta, 42 enti e esperti hanno definito il divieto “la soluzione sbagliata”, sostenendo che potrebbe creare un “falso senso di sicurezza” e spingere bambini e rischi verso altri spazi online meno controllabili.

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