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“Social dilemma” UE, quanto Facebook & Co influenzano le nostre decisioni politiche e i nostri comportamenti?

La domanda emersa nel famoso documentario “Social dilemma” di Jeff Orlowski se l’è posta anche il Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea, che ha pubblicato una nuova relazione su tecnologia e democrazia con l’obiettivo di esaminare nel dettaglio l’influenza delle piattaforme social sui comportamenti politico sociali e sul processo decisionale in generale.

Il pericolo, evidenziato da più parti, non solo al cinema, è che i social media come Facebook, Twitter, YouTube, Tinder, Instagram, Snapchat o Tik Tok, non essendo sottoposte a nessun tipo di controllo pubblico o governance democratica, possano in diversi modi produrre un impatto notevole sulla società (e sulla nostra psiche, o anche personalità), sul nostro modo di vedere ed intendere il mondo, sui nostri comportamenti non solo a livello di consumi, ma soprattutto di decisioni politiche (tra cui intenzioni di voto, sostegno o meno al Governo, partecipazione a manifestazioni).

Il Rapporto della Commissione UE

Non si tratta solo di ipotetici rischi, ma di minacce reali alla stabilità e sicurezza della nostra democrazia. Le fake news e la disinformazione sistematica possono produrre comportamenti sociali e politici dannosi per chi li mette in pratica e pericolosi per la sicurezza personale degli altri.

Basti pensare alle false notizie prodotte ad arte sul Covid-19, sulle reti mobili 5G, le scie chimiche che irrorano l’atmosfera, la Terra piatta, i vaccini velenosi, fatte veicolare dai social media, che hanno raggiunto milioni di persone in tutta Europa, creando confusione, manifestazioni di piazza e reazioni anche violente.

Argomenti che in 172 pagine sono stati approfonditi ed esaminati dalla Relazione JRC dal titolo: “Technology and Democracy: Understanding the influence of online technologies on political behaviour and decision-making”.

Chi controlla le informazioni controlla i nostri comportamenti

Come recita bene la prefazione al documento: “Nei 5 minuti di tempo che hai impiegato per arrivare fin qui … abbiamo avuto 20 milioni di ricerche su Google, 6,5 milioni di accessi a Facebook, 95 milioni di messaggi WhatsApp inviati, 12,5 milioni di snap creati su Snapchat, 23,5 milioni di video visualizzati su YouTube, 8 milioni di Tinder swipes, 1 milione di Tweet twittati, 7.000 download di TikTok e 3,5 milioni di visualizzazioni su Instagram. Un’enorme quantità di post, tweet, like, commenti, visualizzazioni, video e scatti fotografici, ma cosa significa tutto questo? Chi controlla questi dati, cosa ne fanno queste piattaforme e con quale autorità?”.

Le piattaforme dei social media sono strumenti preziosi che ci aiutano a fare rete e a partecipare alle nostre democrazie, ma sono anche utilizzate per diffondere messaggi polarizzanti e informazioni fuorvianti, che possono ostacolare la nostra capacità di prendere decisioni politiche informate”, ha spiegato la Commissaria per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani, Mariya Gabriel.

Questa nuova relazione descrive queste sfide e fornisce prove solide per aiutarci ad adottare le azioni giuste per salvaguardare un futuro partecipativo e democratico a vantaggio di tutti i cittadini europei“, ha precisato Gabriel.

Oggi, quasi il 48% degli europei utilizza i social media quotidianamente e interagisce politicamente online.

Dato che ci spinge a pensare che il problema non è teorico, ma reale: un europeo su due può essere fortemente influenzato dai social media.

Minaccia social alla democrazia

Sappiamo tutti benissimo che la pressione proveniente da “agenti esterni” sulle nostre intenzioni di acquisto o voto è fortissima e costante, e trova nei social media uno strumento estremamente efficace per raggiungerci e tentare di modificare i nostri comportamenti e le nostre decisioni.

Lo studio europeo delinea proprio questo tipo di minacce a partire dal fatto che queste piattaforme online sfruttano le informazioni raccolte sulle personalità degli utenti per catturare e mantenere la loro attenzione o che utilizzano tecniche comportamentali per incoraggiare le persone a partecipare e a condividere costantemente informazioni, in gran parte false o poche hanno poco a che fare con la realtà.

Spesso, infine, gli utenti sono poco consapevoli dei dati che forniscono e di come sono utilizzati e che a selezionare le informazioni visualizzate dagli utenti online sono algoritmi complessi, poco trasparenti e non compresi fino in fondo, che possono incoraggiare un discorso polarizzato, un comportamento violento o impedire di ricevere informazioni affidabili.

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