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Smart working, quanto se ne parla in Italia? L’analisi dai social

Premessa

L’emergenza sanitaria provocata dal Coronavirus ha costretto il Governo Italiano a decidere una stretta nei contatti sociali. Il drastico abbattimento degli spostamenti casa-lavoro unito alla permanenza forzata nei propri domicili ha indotto molte aziende, così come enti pubblici, ad un ricorso generalizzato alla modalità di lavoro cosiddetta smart working per i propri dipendenti e collaboratori. I numeri certificano quasi il raddoppio dei lavoratori in modalità smart working.

Infatti, prima del diffondersi dell’epidemia i lavoratori in Italia che facevano ricorso allo smart working erano circa 570.000 (circa il 2%) mentre ora, con le disposizioni governative a seguito del diffondersi del contagio da Covid-19, gli smartworkers sono quasi raddoppiati (+ 554.754 dati Ministero del Lavoro al 13 marzo). Sono quindi oltre un milione e rappresentano il 5,1% della platea dei lavoratori.

In Europa, lo smart working è molto più utilizzato (anche senza Covid-19): 20,2 % nel Regno Unito, 16,6% in Francia e 8,6% in Germania.

La situazione di emergenza sanitaria in cui si trova l’Italia ha portato il Paese a fare un salto in avanti di parecchi anni in poco tempo, sia dal punto di vista dell’approccio al lavoro, sia da quello dell’utilizzo di tecnologie abilitanti, oltre che da quello dell’utilizzo intensivo della banda internet che rende fruibili al lavoratore e al cittadino servizi online e i dati dei server aziendali.

Nella prima settimana di smart working al tempo di Coronavirus, il traffico della rete internet è aumentato del 50%.

Infatti, molte persone costrette a casa, e magari cessata la loro giornata lavorativa, hanno utilizzato molto di più i servizi di streaming delle varie piattaforme online per fruire dei contenuti di entertainment.

Abbiamo analizzato il sentiment degli utenti della rete dopo le prime due settimane di adozione dello smart working.

Risultati sullo smart working

I risultati presi in considerazione sono circa 9.300 e corrispondono alle conversazioni online degli utenti che hanno contribuito in lingua italiana, relativi allo smart working in relazione al Coronavirus (Covid19) durante il periodo di due settimane che va da lunedì 9 marzo 2020 a lunedì 23 marzo 2020.

Come sopra evidenziato la distribuzione delle menzioni nel tempo ha avuto un andamento ciclico su base settimanale con un picco sabato 21 marzo in concomitanza con l’intervento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte su Facebook per annunciare le ultime misure prese dal Governo per contrastare il diffondersi dell’epidemia da Covid-19.

Di seguito, l’andamento delle menzioni su base mensile: si vede come a partire dalla settimana del 9 marzo, in cui è stato esteso in modo più intensivo lo smart working in tutto il territorio nazionale, anche il numero delle risultanze su web e social network si sono amplificate, rispetto al periodo precedente, sia per i picchi che per i volumi raggiunti.

Andando ad analizzare l’andamento delle menzioni in funzione del media utilizzato notiamo che i contributi sono distribuiti in maniera abbastanza uniforme eccetto per due momenti: uno il 16 marzo e l’altro il 21 marzo.

Volendo raffigurare la suddivisione per tipo di media delle conversazioni registrate nelle due settimane troviamo che il 33.6% è stato generato dai Blog, il 27.1 % dalle Notizie Online, il 26.6% da Twitter e il 7.1 % dai Quotidiani.

Sentiment

Analizzando il sentiment otteniamo che la maggior parte delle conversazioni sono in campo neutro mentre quelle con un orientamento positivo sono pari al 13.4% e quelle con un orientamento negativo sono pari al 6.2%.

Osservando l’andamento del sentiment nel tempo, si nota come la positività si è concentrata soprattutto intorno al 16 marzo a seguito del tweet che invitava a mantenere lo smart working anche dopo la fine dell’emergenza Coronavirus.

Il Net Sentiment è pari al 37.1% su base bisettimanale calcolato sui 9.300 risultati raccolti.

Performance

L’andamento dell’Engagement in funzione del sentiment porta a considerare i tre seguenti grafici:

Engagement positivo

L’engagement dei risultati positivi evidenzia un picco pari a 33.400 sul totale di 48.400 (in due settimane) in corrispondenza del 14 marzo quando è uscita la storia su un quotidiano nazionale di un imprenditore che chiudeva la propria azienda riorganizzando al meglio il lavoro, tra smart working, rimodulazione degli spazi e turnazioni.

Engagement Neutro

Per quanto riguarda l’engagemente dei risultati neutri si hanno due picchi: uno in corrispondenza del 12 marzo e uno del 23 marzo.

Il primo con 174.200 interazioni (su un totale bisettimanale di 720.500) a seguito di un articolo uscito su un quotidiano nazionale in cui viene descritto tra le modalità di lavoro lo smart working mentre il secondo con 121.400 interazioni quando è stata pubblicata la notizia di una grossa azienda nazionale che ha deciso di stipulare una polizza assicurativa a favore di tutti i dipendenti, compresi quelli in smart working, in caso di contagio da Covid-19.

Engagement negativo

Infine, l’engagement dei risultati negativi rileva un picco il 20 marzo pari a 59.900 (su un totale di 84.400 in due settimane) in corrispondenza di un articolo su un quotidiano nazionale che parla dell’obbligo di smart working e risarcimenti ai datori di lavoro che non si adeguano.

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I principali temi (con una parola) che ruotano attorno allo smart working a causa del Coronavirus sono i seguenti.

Andando a raggruppare ulteriormente i temi per coppie di parole che si presentano con maggiore incidenza si ottiene.

Ordinandoli per incidenza decrescente otteniamo la seguente tabella.

Da cui si evince che lo smart working al tempo di Coronavirus, ha coinvolto sia i lavoratori autonomi sia i dipendenti di aziende pubbliche e private. In genere, chi sta lavorando in modalità smart lo sta facendo con la consapevolezza che sono state prese misure eccezionali per fronteggiare l’emergenza sanitaria da Covid-19 conseguentemente al Decreto Legge Cura Italia che ne garantisce la compatibilità e la sostenibilità.

Conclusione

Gli italiani stanno affrontando un’emergenza, quella dell’epidemia da Coronavirus, che mai prima d’ora si erano trovati a fronteggiare dal secondo dopo guerra ad oggi. Lo stanno facendo dimostrando sensibilità verso il proprio dovere di lavoratori accettando di buon grado di lavorare da casa in modalità smart con coraggio e non senza difficoltà: strumenti informatici per la comunicazione non sempre così smart come sembrano, connessioni di rete con colli di bottiglia dovuti al sovraccarico di traffico e immancabili doveri casalinghi che si sovrappongono.

Nelle persone che, lavorando da casa in modalità di smart working al tempo di Coronavirus, hanno espresso la loro opinione in rete, si è osservata la propensione ad utilizzarlo in modo anche più intensivo sia rispetto a questo momento di emergenza sia in generale, indipendentemente dal Covid-19, da un più alto numero di aziende.

Nonostante tutte le difficoltà è evidente anche il desiderio, da parte di molti, di poter mantenere lo smart working anche dopo la fine dell’emergenza da Coronavirus.

Magari passata questa emergenza sanitaria il nostro paese, da questo punto di vista, assomiglierà di più ai paesi europei dove si fa ampio ricorso allo smart working a prescindere delle emergenze.

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