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Decreto ‘Cura Italia’, lo smart working diventa ordinario nella PA fino alla fine del virus

Smart working anti-Coronavirus, le soluzioni di Lepida e Liguria Digitale

È una rivoluzione digitale nella Pubblica amministrazione. Il lavoro agile diventa la modalità ordinaria nella Pubblica amministrazione fino alla fine dell’emergenza Coronavirus. È una delle misure adottate nel decreto-legge ‘Cura Italia‘ varato oggi dal Governo.

Nel dettaglio è stabilito che “fino alla fine dell’emergenza Coronavirus lo smart working, cui si può far ricorso in modo semplificato e persino con strumenti del dipendente, è la forma ordinaria” di lavoro nella Pa.

Dadone, ministra PA: “In ufficio solo chi non può svolgere il lavoro da remoto”

“In ufficio le presenze vanno limitate esclusivamente alle attività indifferibili e che non si possono svolgere da remoto”, ha precisato la ministra della Pubblica amministrazione Fabiana Dadone.

Se non è possibile il lavoro agile?

Qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile, le amministrazioni utilizzano gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo, della banca ore, della rotazione e di altri istituti analoghi. Esaurite eventualmente tali opzioni, i datori pubblici possono esentare il lavoratore dal servizio che però risulta prestato con tutte le prerogative di retribuzione e contribuzione, esclusa, se prevista, l’indennità sostitutiva di mensa.

Smart working per genitori di figli con disabilità

Il comma 3 dell’articolo 46 del decreto-legge facilita il più possibile il ricorso allo smart working per chi abbia nel proprio nucleo familiare una persona con disabilità che abbia perso la possibilità di essere accudita in uno dei centri la cui attività è sospesa. Per cui il testo prevede che il datore di lavoro sia comunque tenuto ad autorizzarlo, e quindi impone al datore di lavoro l’obbligo di un eventuale diniego espresso e motivato.
Nel caso di figlio minore, a carico del datore di lavoro vi è obbligo di concedere lo smart working, che può essere negato solo nel caso in cui lo stesso sia incompatibile con le caratteristiche dell’impresa ed è in tal caso a carico del datore di lavoro l’onere di dimostrarlo. 

“Abbiamo previsto la sospensione per due mesi di tutte le prove dei concorsi pubblici, con l’eccezione di quelli in cui la valutazione dei candidati sia effettuata solo su basi curriculari o in modalità telematica”, ha aggiunto la ministra della P.a Fabiana Dadone.

Il lavoro agile che viene “istituzionalizzato” nella Pa durante l’emergenza da COVID-19 potrebbe essere la “prova del 9” per far maturare al Governo la consapevolezza che lo smart working può diventare la modalità ordinaria nella pubblica amministrazione anche dopo la fine della pandemia. I vantaggi sociali, ambientali ed economici sono notevoli. Certo ne perderebbe tutto l’indotto che lavora grazie alla presenza in ufficio dei dipendenti pubblici.

Lo smart working nel settore privato

Nell’articolo 38 del decreto-legge ‘Cura Italia’ si legge che “ai lavoratori del settore privato affetti da gravi e comprovate patologie, è riconosciuta la priorità nell’accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità di lavoro agile”.

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