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Smart mobility, il futuro dei trasporti è nell’internet delle cose integrata ai satelliti

Il settore dei trasporti privati e pubblici, della mobilità sostenibile in ambito smart city, saranno caratterizzati in un futuro prossimo dall’integrazione di più tecnologie, tra cui internet delle cose e i satelliti.

Secondo uno studio di Frost & Sullivan, New Mega Trends impacting the Future of Mobility, presentato ieri a Chengdu in Cina, nell’ambito del Michelin Challenge Bibendum, entro il 2020 avremo più di 80 miliardi di dispostivi connessi in rete (Internet of Things) e più di 1200 satelliti che consentiranno la comunicazione Machine to Machine (M2M) di cui saranno dotati mezzi di trasporto pubblici e privati come l’automobile.

In tale contesto, i servizi di car sharing e car pooling, ad esempio, saranno promossi in rete grazie alla diffusione di nuove app mobili in grado di calcolare ed elaborare il flusso di dati (big data) che ogni minuto, grazie al lavoro di centinaia di migliaia di sensori digitali e dispositivi connessi in rete, sarà generato in tempo reale.

”Il futuro ci porterà molte più soluzioni integrate di mobilità, anche door to door – ha detto all’Ansa Sarwant Singh, senior partner di Frost & Sullivan – che permetteranno di far interagire il sistema di trasporto pubblico con quello individuale. Soluzioni che faranno crescere ancora la disponibilità e l’ampiezza dei servizi di car sharing nel mondo”.

Solo a Londra, ha spiegato Singh, si avranno nel 2020 non meno di 800 mila utilizzatori di car sharing, con 120 mila veicoli privati eliminati dalle strade, con la conseguente riduzione del 4,2% delle congestioni stradali, il taglio del 5,6% della CO2 emessa e del 5,7% di PM10.

La stessa manutenzione delle automobili avverrà in maniera diversa, da remoto anche, con sistemi di ‘remote fixing’ già in uso per gli hardware in ufficio, magari con semplici applicazioni mobili anche in questo caso.

Lo studio ‘New Mega Trends impacting the Future of Mobility’, infine, disegna uno scenario in rapida evoluzione, conseguenza della sempre più diffusa utilizzazione di internet (nel 2020 ci saranno 5 miliardi di utilizzatori del web) e della crescente disponibilità di device mobili collegati alla rete (saranno 500 ogni chilometro quadrato della superficie terrestre entro il 2020).

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