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Smart mobility, marcia indietro di Roma sul Grab

Una doccia fredda per i sostenitori della mobilità intelligente a Roma, per chi (a suo rischio e pericolo) ogni giorno si sposta su due ruote per andare a lavoro, a fare la spesa, all’università. Durante l’incontro tenuto ieri con le associazioni dei ciclisti della Capitale, l’assessore ai Trasporti della città di Roma, Stefano Esposito, ha lasciato tutti senza parole affermando perentorio: “Del Grande raccordo per le bici non se ne farà niente, per come è stato pensato, semmai va progettato da capo“.

Sì, il destino del cosiddetto Grab, quel grande progetto per il raccordo anulare delle biciclette, di cui avevano parlato giornali e televisioni di tutto il mondo, sembra adesso improvvisamente appeso ad un filo sottile. “I lavori si sono interrotti perché non ci sono i soldi – ha affermato Esposito nel botta e risposta con le associazioni riunite in Campidoglio, di cui BikeItalia ha fornito un dettagliato resoconto – io sono arrivato e ho trovato i conti a zero”.

Casse vuote, insomma. Eppure fino a qualche giorno fa sembrava tutto a posto, con le rassicurazioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino, e le conferme del ministro dei Trasporti, Graziano Del Rio. A mancare, secondo quanto affermato dall’assessore, sono i soldi, ma anche le competenze generali e un piano serio sulla sicurezza stradale: “Ho dato indicazioni agli uffici, rivedere la progettazione e averne una di qualità: non mi interessa ‘vendermi’ la realizzazione di un Grab fatto con due strisce per terra”, si legge in una nota sul sito personale dello stesso assessore, arrivato a Roma a luglio 2015 al posto del dimissionario Guido Improta.

Stesso discorso per le bike lines, che dovevano percorrere Roma per 30 chilometri: “Non possiamo fare a Roma delle ciclabili non protette…Non intendo avere altri morti sulle strade”. Il Grab e tutti i progetti collegati delle piste ciclabili sono, senza giri di parole, degli annunci ‘a tempo’, come li ha definiti Esposito, immaginati per di più: “su piste impossibili da percorrere perchè dovrebbero passare per parchi e giardini che di notte sono chiusi. Il Grab alla fine è questo, un percorso spezzato e a tempo, che no potrà mai essere pronto per dicembre e di cui certamente parleremo ancora, anche con il ministro dei Trasporti Del Rio, per il suo futuro completamento”.

Il problema di Roma si chiama traffico congestionato, eccessivo ricorso alle auto private e mancanza di una cultura dei trasporti pubblici. In assenza di soluzioni efficaci a questi problemi, ribadisce Esposito: “Le biciclette non possono andare in strada come accade ora, è troppo pericoloso e lo spazio ‘sicuro’ per le bike lines non c’è”.

L’unica via rimane quindi realizzare “Ciclabili protette, fuori dal contesto Grab”, trovando degli spazi ‘praticabili’, senza andare a pesare ulteriormente sulla viabilità privata “che già è insostenibile e caotica di suo e a cui non possiamo al momento offrire un’alternativa valida ed efficiente in termini di trasporti pubblici”.

Ad essere messo in discussione, però, non è solo il Grab, ma addirittura l’intera idea di smart mobility, di mobilità dolce/alternativa/sostenibile a Roma: “Con il Giubileo un po’ di soldi li troviamo per fare delle zone 30. Ma non c’è un vero piano. C’è solo la segnaletica verticale. Ma in realtà le Zone 30, se non le controlli in maniera elettronica, non le fai. C’è una certa ritrosia ad usare gli autovelox e una cultura al non rispetto delle regole da parte dei cittadini”.

Eppure le Zone 30 (aree urbane con limite di velocità, appunto, a 30 chilometri orari) erano previste dal Piano Generale del Traffico Urbano deliberato ad aprile di quest’anno dalla Giunta capitolina. Così come le aree pedonali, per le quali, ha sentenziato l’assessore: “Si può solo fare un piano di rifacimento della segnaletica a terra, ma non ci sono progetti per realizzare attraversamenti rialzati, ci vogliono inoltre i fondi per installare i controlli elettronici, ma qui nasce anche un problema di sicurezza in chiave antirerrorismo, e ci vogliono infine più vigili urbani, ma io non ne ho a disposizione”.

Un quadro desolante, con un assessore che parla chiaramente e senza mezzi termini (anche se, sul sito personale, afferma che il senso delle sue affermazioni ‘è stato completamente stravolto’) e una città che ormai sprofonda sempre più nell’immobilismo e nell’arretratezza culturale, soprattutto se confrontata con le grandi città del resto d’Europa.

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