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Smart data, migliorare le città con i satelliti: le best practice di Bologna, Firenze e Trieste

Grazie ai dati satellitari, sempre più numerose e più definite, è possibile ricavare una grande mole di dati e quindi di informazioni relative ad un intero Paese, ma anche alle città di ogni dimensione.

Per questo motivo, la Commissione europea ha investito crescenti risorse finanziarie per realizzare, sviluppare ed utilizzare sempre nuove infrastrutture dedicate ai satelliti per applicazioni civili, dal monitoraggio dei trasporti a quello delle strade, dal controllo della qualità dell’ambiente a quello della qualità dell’aria respirata in città, dalle telecomunicazioni ai sistemi di navigazione e molto altro.

Stando alle ultime informazioni relative al programma quadro “Horizon Europe”, per il periodo 2021-2027, l’Europa dovrebbe spendere in tecnologie spaziali e satellitari più di 16 miliardi di euro.

Si pensi al programma “Galileo”, con la sua flotta di 24 satelliti in orbita terrestre, dal costo approssimativo di oltre 8 miliardi di euro, o “Copernico”, con una flotta di 6 “sentinelle” (5 miliardi di euro di costo), per la gestione dei disastri naturali e il monitoraggio degli oceani, della vegetazione e dell’atmosfera.

I dati raccolti dal cielo e le smart city

In diverse città del mondo si utilizzano i dati raccolti dai satelliti per sviluppare nuovi servizi smart city da offrire ai cittadini, ai turisti, alle imprese, alla protezione civile.

Parliamo quindi di miglioramenti nel sistema dei trasporti, della gestione dei rifiuti, nella distribuzione delle risorse idriche ed energetiche, nella protezione delle infrastrutture critiche e delle persone, nella comunicazione tra cittadini e Pubblica Amministrazione, solo per fare qualche esempio.

In un documento Eurisy, associazione non-profit dell’Ente spaziale europeo (Esa), si raccolgono alcune best practice per smart city e tra queste troviamo le città di Londra, Amsterdam, Lione, ma anche Bologna, Firenze e Trieste.

Nella grande Capitale inglese ci si può affidare ai dati satellitari per ottenere in tempo reale ogni giorno il livello di inquinamento ambientale e la qualità dell’aria, così da decidere quale sia il momento migliore per uscire ed evitare di esporsi agli agenti nocivi.

Il servizio AirTEXT, infatti, comunica con ogni canale, sia via messaggi su smartphone, sia via email, dati ed indicazioni sui possibili effetti dell’inquinamento sulla salute dei cittadini (anche incrociando i dati clinici dei singoli con quelli degli agenti inquinanti presenti nell’area).

Ad Amsterdam si usano i dati satellitari per valutare il livello di usura delle infrastrutture viarie, strade, ponti, muri di contenimento, edifici, di modo che sia possibile pianificare gli interventi di ristrutturazione/potenziamento.

A Lione, invece, i satelliti sono sfruttati per monitorare il regolare funzionamento delle strutture fotovoltaiche, con avviso in caso di disservizi lungo la rete.

Le best practice delle città italiane

In Italia, poi, come ha riportato Arpat Toscana, c’è l’esperienza di Firenze, che ha lanciato “una app per i turisti che combina il gioco digitale alla visita della città”.

Il gioco, si legge nella presentazione in rete, oltre a “permettere agli utenti di creare un proprio avatar e sfidare gli amici”, dà anche la “possibilità di aggiungere nuove carte al proprio mazzo muovendosi per la città, vicino a piazze, monumenti e musei. Con questa applicazione si riescono a monitorare e gestire i flussi turistici nella città”.

Bologna ha installato sugli autobus sistemi di posizionamento satellitare che consentono il via libera ai semafori verdi, dando così priorità ai trasporti pubblici locali e alla mobilità sostenibile, mentre Trieste ha sviluppato un sistema per affrontare in modo efficiente le questioni quotidiane della città, dalle perdite di condutture alle strade danneggiate, monitorandole in tempo reale e mettendo in contatto diretto cittadini e PA.

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