Lo scenario

Smart city, il 2018 è l’anno dell’urban cloud. Dai dati nasce la nuova mappa digitale della città

Le città più innovative porteranno tutto sulla nuvola. Nasce una nuova geografia urbana basata sui dati, quelli generati soprattutto dall’Internet delle cose. Il cloud as a service vale già oggi più di 260 miliardi di dollari.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

Parlare di smart cities significa tutto e niente. Ogni città segue un percorso di modernizzazione, innovazione e crescita e per ogni strategia ci sono delle apposite tecnologie da poter impiegare. Il 66% delle città degli Stati Uniti ha affermato di aver lanciato almeno un progetto smart city, mentre il 25% si sta preparando ad investire in questi nuovi servizi e prodotti.

 

L’unico comun denominatore tra i diversi piani smart city annunciati in giro per il mondo è la connettività.

 

Le città del futuro saranno tutte iperconnesse e soprattutto si affideranno alle piattaforme cloud, tanto che già col nuovo anno ci sarà un ulteriore ricorso alla nuvola e alle sue soluzioni più efficaci nella raccolta dei dati provenienti dalle migliaia di oggetti intelligenti disseminati sul tessuto urbano.

 

La chiamano “urban cloud” ed è di fatto la nuova geografia digitale delle nostre città, che si realizza a partire dal flusso continuo di dati e informazioni generato dall’interconnessione dei device attivi, sia personali, sia automatici.

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È il cloud as a service, che già vale come mercato mondiale qualcosa come 260 miliardi di dollari.

 

Big data, analytics, Internet of Things, sensoristica, intelligenza artificiale, tutto converge nel cloud urbano sotto forma di dati, anche l’efficienza energetica, il ricorso alle fonti energetiche rinnovabili, lampioni e semafori intelligenti, i servizi e le tecnologie per la sanità digitale, la mobilità sostenibile ed alternativa, la scuola digitale, le imprese 4.0.

Attualmente, sono attivi 9 miliardi circa di oggetti intelligenti e interconnessi a seguito di progetti smart city realizzati in giro per il mondo, secondo dati Gartner.

 

Entro il 2030, secondo l’IHS Markit Smart Cities Database, le spedizioni di apparecchiature per progetti smart city raggiungeranno le 2 miliardi di unità. Progetti che lo studio ha calcolato in aumento tra il 2016 ed il 2017 del 64%.

 

Circa un terzo del mercato smart city è rappresentato dalle soluzioni per l’Internet of Things, si legge in un recente studio GrowthEnabler & MarketsandMarkets, per un valore globale approssimativo di 340 miliardi di dollari entro la fine di quest’anno (la voce più grande, su un totale stimato di 1.300 miliardi di dollari).

 

Tecnologie avanzate che consentono di raggiungere diversi risultati, in un lasso di tempo relativamente breve: riduzione dei consumi energetici ed idrici, riduzione del traffico urbano, miglioramento della qualità della vita dei cittadini, risparmi per le casse pubbliche, abbattimenti degli inquinanti ambientali, ottimizzazione delle risorse disponibili e molto altro.

 

Basti pensare che l’utilizzo di lampade a LED per l’illuminazione pubblica ci consente di risparmiare fino al 70% di energia elettrica e fino all’80% in bolletta, per una durata del prodotto lunga mediamente 20 anni.

In termini di emissioni di CO2, invece, si parla del 50% in meno.

 

Quattro le criticità individuate dallo studio IHS: risorse finanziarie, piattaforme, Internet delle cose e l’integrazione dell’ambiente digitale esterno con quello interno delle nostre abitazioni.

Nel primo caso, i ricercatori e gli esperti ritengono che le partnership pubblico-privato funzionano bene e in futuro sempre meglio, garantendo risorse finanziarie sufficienti ai processi di trasformazione digitale urbana.

Riguardo le piattaforme, divise in orizzontali e verticali, per applicazioni dette olistiche e più concentrate invece su specifici aspetti della smart city, tutti sono d’accordo sul ruolo chiave che queste giocano nello sviluppo dei progetti, nel raggiungimento di elevati livelli di efficienza e nella promozione dell’innovazione e della cultura digitale.

Grazie all’Internet of Things si avrà un boom di applicazioni avanzate. Il machine learning e l’intelligenza artificiale, l’edge computing, i droni e la blockchain, cresceranno nel 2018 e avranno un ruolo determinante nella futura smart city.

Per quanto concerne la casa intelligente o smart home, infine, in un nuovo Report di Zion Market Research si stima che questo mercato tecnologico potrebbe raggiungere il valore di 53 miliardi di dollari nel 2022, con un intermedio di quasi 28-30 miliardi entro la fine del 2018.

E questo grazie alla connettività domestica in crescita dal 2017 e legata alla diffusione della banda ultra larga fissa e mobile.

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