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Silenzio sulle nuove Commissioni ministeriali per lo spettacolo dal vivo. Il caso David di Donatello, ovvero dell’ipocrisia della sinistra?

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Qualcosa non quadra, nel giornalismo italico che si interessa di politica culturale: il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano (Fratelli d’Italia) nomina le nuove commissioni ministeriali che debbono orientare le scelte dello Stato in materia di sostegno allo spettacolo dal vivo (teatro, musica, danza, circhi…) e nessuno ne scrive.

Si ribadisce: nessuno, né sui quotidiani cartacei né nelle versioni digitali, né su web: soltanto “Key4biz” nell’edizione di ieri della rubrica IsICultilprincipenudo” (si veda il nostro intervento, “Sangiuliano nomina le nuove commissioni ministeriali per lo spettacolo dal vivo (che beneficia di un fondo di 420 milioni di l’anno)” ed un articoletto su “Exibart”, oltre al sito specializzato “Ateatro”.

L’informazione sulla politica culturale è ormai definitivamente assonnata?

Non importa niente a nessuno?

Silenzio dei media su decisioni importanti… ed invece quasi una paginata del quotidiano “la Repubblica”, ieri l’altro, martedì 16 gennaio 2024, che si scatena con un articolo firmato da Giovanna Vitale, “Blitz di Sangiuliano ‘Anche il Ministero nell’Accademia che decide sui David’”.

In questo caso, la ricaduta è quasi nulla, ma questo avviene, spesso, in Italia, allorquando una testata propone uno “scoop” (o qualcosa di simile), e le altre testate tendono a non rilanciarlo… In effetti, la notizia viene ripresa soltanto dall’edizione web di “The Hollywood Reporter Roma” (diretto da Concita Di Gregorio, che è peraltro firma alta de “la Repubblica”) e l’indomani, ieri giovedì 17, dal quotidiano (“comunista”, come ancora recita la testata) “il Manifesto”, seppur soltanto con un trafiletto.

In questo caso, emerge quella ipocrisia che spesso caratterizza parte della sinistra italica: si leggono espressioni come “egemonia culturale” ed “occupazione” destrorsa. Vitale scrive che il Ministro Sangiuliano vorrebbe addirittura “espugnare il cinema italiano”.

La querelle sarebbe stata scatenata da un’epistola che il Direttore Generale del Cinema e dell’Audiovisivo, Nicola Borrelli (per anni fiduciario dell’ex Ministro Dario Franceschini, ma confermato dal successore Gennaro Sangiuliano), ha inviato all’Accademia del Cinema Italiano (l’ente che gestisce il David di Donatello), ovvero alla Presidente Piera De Tassis (ex Direttrice del mensile “Ciak”), chiedendo di inserire nell’ordine del giorno della prossima assemblea dei soci una proposta di modifica statutaria, che prevede nel Consiglio Direttivo dell’Accademia venga cooptato anche “il Ministro della Cultura o un suo delegato”.

Nel Direttivo dei David siede già da tempo un rappresentante del dicastero, ovvero giustappunto il Dg Borrelli.

Non ci sembra che l’istanza sia così assurda.

Il Ministero della Cultura sostiene il David di Donatello con 740mila euro (dato 2022), a fronte di poco più di 1 milione di ricavi. Netflix il principale sponsor, con 150mila euro

Si tratta di un ente molto ben sostenuto dallo Stato, privilegiato assai, finanziato prevalentemente giustappunto dal Ministero della Cultura: nel 2022, 740mila euro, su un totale di ricavi di 1,05 milioni di euro.

Il Direttivo è peraltro attualmente formato da ben 13 persone, e quindi l’innesto di 1 altro membro non andrebbe certo a modificare granché gli equilibri in essere.

Eppure, Giovanna Vitale sostiene che sarebbe in corso una sorta di aggressione politica nei confronti del “sancta sanctorum dell’audiovisivo, che stabilisce le regole di ingaggio e le giurie dei premi “made in Italy”.

Non si pone, la illustre collega, quesiti sulla effettiva capacità del David di Donatello di promuovere il cinema italiano: evidentemente, per lei, questa capacità è scontata.

Ed invece non lo è per niente. Questo andrebbe detto (scritto) a chiare lettere.

Il David è un ente molto autoreferenziale, che brilla per autocompiacimento, a fronte di una totale assenza di verifiche sia sulla efficienza sia sulla sua efficacia.

Non ci risulta sia mai stata realizzata una valutazione di impatto sulle ricadute (quelle reali, non quelle teoriche, ovvero quelle… decantate) del David di Donatello.

L’Accademia del Cinema Italiano: prevale autorereferenzialità e narcisismo, in totale assenza di valutazioni di impatto

L’Accademia del Cinema Italiano non pubblica un proprio “bilancio sociale”, ma un semplice “bilancio”, (peraltro assai sintetico, come se si trattasse di una piccola srl) ed una “relazione artistica” (molto autocompiaciuta, dalla quale emerge che nel 2022 sono stati presi in considerazione “167 film distribuiti”: e qui ci si domanda che fine hanno fatto tutti gli altri “film cinematografici” finanziati dal Ministero, ma questo è un altro discorso…). Si legge nella relazione: “alla sera i candidati si sono tutti ritrovati sul Roof panoramico dell’Hotel della Ville dove hanno brindato, dopo una pioggia torrenziale, alla luce di uno splendido tramonto. Evento offerto dalla Rocco Forte Hotels, partner dell’Accademia per l’ospitalità anche con l’offerta di 10 sistemazioni Vip per i candidati al premio”. Ciò basti, per comprendere tono ed atmosfere… Narcisismo senza dubbio esaltato dalla benedizione dell’“Alto Patronato” del Presidente della Repubblica…

Nel 2022, il totale dei ricavi dell’Accademia è stato di 1.051.411 euro, di cui ben 740.000 euro vengono dal Ministero della Cultura. Negli anni 2019-2021, il totale dei ricavi oscillava tra 813mila e 884mila euro.

I ricavi da sponsorizzazione sono cresciuti, passando dai 40.119 euro del 2019, scesi a 20.000 euro nel 2020, saliti a 55.431 euro nel 2021. Il salto vero avviene nel 2022, con un incremento a 223.421 euro. Fondamentale il ruolo assunto da Netflix: : il progetto “Becoming Maestre” ha visto incrementato il contributo da parte di Netflix per la seconda edizione, da 150mila euro a 185mila euro. Crediamo che la multinazionale di Los Gatos abbia identificato il David come elegante strumento delle proprie attività di lobbying verso il Ministero della Cultura.

I dipendenti dell’Accademia sono 6 soltanto (5 impiegati ed 1 dirigente), ed il costo per il personale assorbe nel 2022 circa 192mila euro.

Il principale centro di costo è rappresentato dai “servizi”, che assorbono ben 783mila euro, e rispetto ai quali non viene proposto alcun dettaglio.

Non si contesta certo che i David siano storicamente il premio più prestigioso per il cinema nazionale, fondati dall’Accademia del Cinema Italiano nel 1956, sono giunti nel 2023 all’edizione n° 68 (la manifestazione si è tenuta nei Lumina Studios il 10 maggio 2023, con la conduzione di Carlo Conti e di Matilde Gioli, trasmessa in prima serata da Rai1 alle 21:30).

Ci si domanda semplicemente se non sarebbe naturale e sano studiare come è strutturato il David e che ruolo reale ha ormai rispetto al mercato “theatrical” (quanto stimola veramente la fruizione in sala, se quasi sempre premia titoli che non sono più nei cinematografi?!), con quali criteri vengono cooptati i giurati (la procedura non ci sembra brilli per trasparenza e, se si legge l’elenco della “eletta schiera”, qualche dubbio emerge, soprattutto tra i giurati classificati come “Cultura e società” – sic – e sarebbe interessante analizzare il peso delle varie componenti professionali), se le risorse che lo Stato alloca a favore dell’Accademia sono congrue (certo, 740mila sono bei danari, ma si tratta pur sempre di una sovvenzione inferiore a quel quasi 1 milioncino di euro che il Ministero assegna ormai al Festival di Giffoni Valle Piana…)

Nonostante ciò, una parte della sinistra risponde alla “chiamata” del quotidiano diretto da Maurizio Molinari, e subito insorge, quasi ritualmente… In verità, stupisce la reazione un po’ banale e stereotipata del Responsabile Informazione e Cultura del Partito Democratico, Sandro Ruotolo (che pure è osservatore certamente attento, oltre che giornalista appassionato), che ha dichiarato all’Ansa: “dopo aver votato per un libro che non ha letto e dopo aver messo le mani sul Centro Sperimentale di Cinematografia, il Ministro della cultura Gennaro Sangiuliano vuole dire la sua anche sui David di Donatello, puntando a insediarsi nel consiglio direttivo che candida ai premi… È un’operazione grave, di controllo ulteriore dell’esecutivo sulla cultura. Questa destra è così ossessionata dall’egemonia culturale della sinistra, che vuole controllare tutto. Ma la cultura o è libera o non è”.

Domandiamo a Ruotolo: ma è veramente convinto che la cooptazione di Sergio Castellitto alla guida del Csc da parte di Gennaro Sangiuliano sia stata una “degenerazione” qualitativa rispetto alla Marta Donzelli scelta da Dario Franceschini?!

La destra sta riequilibrando, non sta occupando le istituzioni culturali italiane

Or bene, la tesi di Ruotolo (che è stato cooptato nella segreteria personalmente da Elly Schlein) è senza dubbio sacrosanta (“la cultura è libera o non è”), ma non ci sembra che la terribile “destra” stia controllando alcunché o stia procedendo con modalità illiberali: sta semplicemente riequilibrando gli orientamenti, usando esattamente le stesse logiche (nobili? ignobili?) e le stesse pratiche (alte? basse?!) che la stessa “sinistra” ha messo in atto, per decenni, nella gestione delle istituzioni culturali nazionali. Oscillando tra “intuitu personae” e “spoils system”, esercitando discrezionalità.

Con quale coraggio si grida al terribile… “scandalo”?!

Siamo onesti: non si tratta di “occupazione”, ma più semplicemente di “riequilibrio”.

Lo ha spiegato bene ieri Giordano Bruno Guerri (Presidente del Vittoriale degli Italiani e già candidato a guidare il Collegio Romano, ma Giorgia Meloni preferì Gennaro Sangiuliano) in un’intervista (firmata da Luca Roberto) al quotidiano “il Foglio”: “è chiaro che bisogna partire da un riequilibrio. E in questo caso un riequilibrio passa anche dall’occupazione di certi spazi… Il grande equivoco è che si tende a credere che gli uomini e le donne di destra siano degli incolti, perché non li si è sperimentati, non hanno avuto la possibilità di esprimersi. In questi anni gli intellettuali si sono nascosti, spesso hanno fatto finta di stare dall’altra parte. Ma ci sono. Lo spoils system esiste ovunque, guardate come funziona negli Stati Uniti. È un sistema che va benissimo, a patto però che si premino persone di qualità”.

E giustamente conclude: “il Ministero della Cultura è il principale finanziatore del cinema italiano. E allora non c’è nessuno scandalo nel fatto che voglia poter decidere. E poi, secondo: questo non significa che la norma varrà solo per la destra e per questo governo. Perché si applicherà anche al prossimo ministro della Cultura. Chiunque esso sia”.

Però il Partito Democratico ha anche presentato un’interrogazione parlamentare, nella persona della Capo Gruppo in Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi.

Molto chiara la risposta del Sottosegretario delegato Gianmarco Mazzi (Fratelli d’Italia): “L’articolo 10 dello statuto della Fondazione Accademia del Cinema Italiano-Premi David di Donatello prevede quale componente del Consiglio Direttivo il Direttore Generale pro tempore per il Cinema del Mic che esercita sulla Fondazione controlli contabili e amministrativi in relazione al contributo annuale. La modifica statutaria proposta è tesa a prevedere la partecipazione nel direttivo di un componente nominato dal ministro in luogo del direttore generale pro tempore, al pari di quanto accade in moltissimi istituzioni culturali, una tra tutte le Fondazioni lirico-sinfoniche. Si tratta di una questione di carattere esclusivamente amministrativo e totalmente scevra da valutazioni di carattere politico”.

La risposta è formale (e comunque anch’essa un po’… ipocrita, suvvia!), ma precisa che, invece del Dg, il membro “in rappresentanza” del Ministero sarebbe giustappunto il Ministro, ovvero un suo delegato: potrebbe essere – quindi – lo stesso Direttore Generale, potrebbe essere un Sottosegretario (secondo logica, dovrebbe trattarsi della Sottosegretaria delegata al Cinema e Audiovisivo, ovvero la leghista Lucia Borgonzoni, che, da qualche tempo, è curiosamente piuttosto silenziosa), potrebbe essere un esperto designato dal Ministro…

Nessuno scandalo, insomma.

Eppure la deputata Manzi sostiene che si tratterebbe di un ennesimo (ovviamente) “tentativo di controllare e occupare i luoghi della cultura”. Il Sottosegretario Mazzi risponde: “il Mic respinge questo genere di preoccupazione e rassicura sull’assoluto e indiscusso rispetto dei principi di indipendenza e autonomia degli enti e degli istituti culturali ai quali il dicastero informa totalmente la propria azione amministrativa a tutti i livelli in cui si estrinseca la propria attività”.

Il Direttivo del David: questa eletta schiera rappresenta al meglio il sistema imprenditoriale e creativo del cinema italiano di oggi?

Si ricorda che attualmente il Consiglio Direttivo dell’Accademia del Cinema Italiano è formato da Piera Detassis (Presidentessa e Direttrice Artistica), da Nicola Borrelli, Francesca Cima, Edoardo De Angelis, Domenico Dinoia, Francesco Giambrone, Valeria Golino, Giancarlo Leone, Luigi Lonigro, Mario Lorini, Francesco Ranieri Martinotti, Francesco Rutelli.

Ci limitiamo ad osservare che, su 12 componenti, soltanto 2 sono riconducibili alla sfera artistico-creativa: l’attrice Valeria Golino ed il regista e sceneggiatore Edoardo De Angelis (che peraltro è anche produttore).

Perché questa asimmetria?!

La “Assemblea dei Soci” è invece così formata: oltre alla Presidentessa:

Agis:

Anica:

Autori:

Società:

Soci Fondatori Sostenitori:

Non entriamo nel merito di coloro che sono “in quota” della cosiddetta “Società” (lo stesso Dg Nicola Borrelli?!), ma ci domandiamo (e domandiamo alla comunità professionale del settore): questa eletta schiera del Direttivo del David rappresenta al meglio il sistema imprenditoriale e creativo del cinema italiano?

O è semplicemente espressione prevalente, questo Consiglio Direttivo, delle due lobby imprenditoriali del cinema italiano, ovvero la potente Anica e la assai meno potente Agis (ovvero Anec)?! Queste due associazioni (Anica ed Agis) esprimono ben 6 dei 12 membri del Direttivo. D’altronde, il Premio è nato per iniziativa degli imprenditori soprattutto, e basti osservare la sequenza dei Presidenti: Italo Gemini (1955-1970), Eitel Monaco (1971-1977), Paolo Grassi (1978-1980), Gian Luigi Rondi (1981-2016), Giuliano Montaldo (2016-2017), Piera Detassis (2018-in carica)… I primi tre erano espressione diretta dell’Anica e dell’Agis. Ma nel corso degli anni il “sistema cinema” è cambiato, s’è evoluto con dinamiche policentriche…

Si osserva che nel Direttivo non siede 1 critico cinematografico uno.

E non ci sembra che il rapporto tra l’anima imprenditoriale e l’anima creativa del cinema sia equilibrato (vedi supra): soltanto 2 membri del Direttivo su 12… Volendo essere generosi, potremmo “contare” che sono in fondo 4, dato che Salvo Nastasi e Andrea Micciché sono in rappresentanza di associazioni di autori (rispettivamente la Società Italiana Autori e Editori ed il Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori), ma sono anche loro dirigenti apicali, esponenti dell’anima burocratica del settore, non direttamente dell’anima creativa…

E che dire dei professionisti del settore (direttori della fotografia, scenografi, eccetera)? Assenti.

E che dire degli accademici universitari (il David non si fregia di essere appunto una “Accademia”)? Zero.

E che dire dei direttori di festival cinematografici? Zero.

E che dire delle film commission?! Zero.

E che dire – last but not least – della Rai, che pure fornisce una importante vetrina (l’unica vetrina, va rimarcato) ai David di Donatello (l’ultima edizione ha registrato un non entusiasmante share del 10 % su Rai1, ed un totale di ascoltatori di 1,7 milioni, ma va segnalato che era purtroppo in concorrenza con Champions su Tv8)?! Zero.

E non può mancare una critica, netta, al “gender gap”: come è possibile che su 13 componenti del Direttivo dei David di Donatello le donne siano soltanto 2 (includendovi anche la Presidentessa)?! E poi si critica “la destra al governo”?!

Si ricordi che l’eletta schiera (…) dei “giurati” è formata da complessivamente oltre 1.500 persone (prima della riforma voluta nel 2019 da Piera Detassis, era stata superata la soglia dei 2.100 membri!). Il voto della giuria cosiddetta “Cultura e società” vale per il 20 %, mentre quello degli ex candidati per l’80 % (votano infatti la giuria “Cultura e società” ed i professionisti del cinema che nelle scorse edizioni hanno ricevuto almeno 1 “nomination”)…

Torneremo presto sul tema…

Conclusivamente, riteniamo che il segnale manifestato dal Ministro Gennaro Sangiuliano vada nella direzione giusta: se non scardinare giustappunto un “sancta sanctorum” del cinema italiano (un po’ polveroso e conservativo, e certamente troppo egoriferito), metterne in discussione la… “santità”, ovvero almeno… analizzarla, studiarla, valutarla.

[ Nota: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ](*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

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