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“Signor Watson, venga qui”, 150 anni fa a Boston la prima telefonata al mondo (ma l’idea del telefono è italiana)

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Il primo apparecchio telefonico prende vita negli Stati Uniti, grazie a Alexander Graham Bell, ma l'idea del telefono è tutta italiana. Manzetti e Meucci non avevano i soldi per il brevetto e persero l'appuntamento con la storia.

Il 10 marzo 1876 la prima chiacchierata al telefono

Signor Watson, venga qui. Voglio vederla”. Sono queste le prima parole pronunciate ad un apparecchio telefonico nella storia dell’umanità. Accadde il 10 marzo 1876 nei laboratori Bell di Boston. A pronunciarle è stato lo scozzese Alexander Graham Bell, che in quel momento stava chiamando il suo assistente Thomas Watson, che rispondeva dalla stanza accanto. Nasce così la straordinaria storia del telefono.

Il funzionamento di questa sorprendente tecnologia era legato alla trasformazione delle oscillazioni acustiche generate dalla voce umana in oscillazioni elettriche trasmesse tramite cavo telegrafico. L’innovazione è stata possibile, inoltre, grazie ai primi cavi sottomarini che collegavano l’Irlanda del Nord al Nord America e la Gran Bretagna al continente europeo.

La disputa sull’invenzione del telefono

La tecnologia del telefono fu brevettata da Bell il 7 marzo del 1876 (US174465A), ma non senza problemi, perché attorno ad essa era nata una disputa tra lo stesso Bell e altri inventori, principalmente l’ingegnere elettrico americano Elisha Grey.

Grey, infatti, stava lavorando sulla stessa tecnologia e su linee simili. La storia racconta che entrambi presentarono un avviso di deposito del brevetto (una notifica della loro intenzione di presentare una domanda completa) a distanza di un’ora l’uno dall’altro, il 14 febbraio 1876.
La tempistica a volte segna profondamente il percorso della storia, soprattutto a livello burocratico.

Bell Telephone Company: la prima azienda telefonica al mondo, da cui nacque la AT&T

L’invenzione di Bell, comunque, iniziò a muovere i suoi primi passi nel mondo grazie all’Esposizione del centenario di Filadelfia, sempre nel 1876, in occasione della quale due giudici, gli eminenti scienziati Joseph Henry e William Thomson, assegnarono a Bell una delle ambite medaglie della mostra. Thomson, di origine irlandese, il primo scienziato ad essere elevato alla camera alta del Parlamento britannico con il nome di Lord Kelvin, avrebbe poi raccontato agli scienziati in patria che “la cosa più meravigliosa d’America… la più grande di tutte le meraviglie del telegrafo elettrico si deve a un giovane nostro connazionale, il signor Graham Bell“.

La lunga e gloriosa storia del telefono partirà ufficialmente a livello commerciale nel 1877, quando Bell e il suo futuro suocero Gardiner Greene Hubbard, ricco avvocato e finanziere americano (tra l’altro fondatore della National Geographic Society), diedero vita alla società per azioni Bell Telephone Company.
Ben presto iniziarono a produrre apparecchiature telefoniche su progetto di Bell e due anni dopo fondarono la International Bell Telephone Company per commercializzarle in Europa. Nel 1885, questa sarebbe diventata l’American Telephone and Telegraph Company, oggi meglio conosciuta oggi come AT&T, un colosso da 195 miliardi di dollari.

Telefono, un’idea tutta italiana di Innocenzo Manzetti nel 1843

E aveva ragione il giudice di Filadelfia, una vera meraviglia questa tecnologia e lo si deve ad un americano, solo che l’idea del telefono è in realtà legata ad un altro inventore, poco noto al grande pubblico e per giunta italiano: Innocenzo Manzetti.

Manzetti concepì l’idea di un telefono già nel 1843 e potrebbe averne realizzato uno nel 1864, come miglioramento di un prototipo da lui costruito nel 1849.

A quanto pare, negli anni 1864-1865, creò un vero e proprio “telefono elettrico”, in grado di trasmettere la voce umana ad oltre mezzo chilometro di distanza. L’apparecchio fu notevolmente perfezionato, tanto che venne presentato alla stampa nell’estate del 1865. I giornali di tutto il mondo, per la prima volta in assoluto, annunciarono che era stata trovata la possibilità pratica di trasmettere la parola a distanza per mezzo dell’elettricità.

Una nota curiosa. Nei primi giorni di agosto del 1864, l’ex ministro della Pubblica Istruzione Matteucci, di passaggio ad Aosta, ebbe modo di provare il telefono Manzetti. Il notabile ne rimase meravigliato, sebbene espresse più di un dubbio sulle possibilità di successo di un apparecchio simile, “perché avrebbe potuto favorire la cospirazione contro lo Stato”. Infatti, l’assenza di un operatore intermedio, come avveniva con il telegrafo, avrebbe reso incontrollabili le comunicazioni tra le persone. Un timore, per caso, che qualcuno percepisce anche oggi?

Manzetti vs Meucci

Anche in questo caso (e il XIX secolo è forse il momento storico più eccitante in termini di scoperte e invenzioni, anche se molte non videro mai la luce o erano solo ipotesi strampalate), non mancarono le dispute e Manzetti ha dovuto affrontare un altro concorrente, sempre italiano, Antonio Meucci.

Meucci, infatti, immigrato a New York, aveva concepito un apparecchio simile. Ma a causa del costo dei brevetti, né l’uno né l’altro certificarono le loro invenzioni, ossia il “telettrofono” per Meucci e il “télégraphe vocal” (telegrafo vocale) per Manzetti.

Meucci, già nel 1871, aveva pensato a registrare un “caveat” del suo prototipo valevole per due anni, furono solo le sue precarie condizioni economiche e sociali (Meucci viveva grazie ad un sussidio e non sapeva parlare l’inglese) che gli impedirono di spedire i 10 dollari necessari per rinnovare il “brevetto provvisorio”.

Per un pugno di dollari (tanti, però, per l’economia di allora) ebbe la meglio il signor Bell.
Tardivo, il riconoscimento è comunque arrivato. Forse Manzetti ne rimarrebbe doppiamente amareggiato, ma con la Risoluzione n. 269 del Congresso statunitense del 2002 è sancito che “se Meucci avesse avuto la tassa di 10 dollari per mantenere il caveat dopo il 1874, il brevetto di Bell non sarebbe stato rilasciato“.

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