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Sicurezza energetica europea: resilienza by design, più interconnessioni e maglie fitte di cavi sottomarini

Infrastrutture energetiche europee troppo esposte alle minacce ibride

Le infrastrutture energetiche europee, tra cui i cavi sottomarini, i gasdotti e le centrali, possono essere colpite in qualsiasi momento da attacchi ibridi. Non è che serve individuare il possibile nemico, la guerra è alle porte a Est e in Medio Oriente e la faglia critica tra il blocco occidentale e quello asiatico passa proprio lungo i confini orientali dell’Unione europea (Ue).

Tra i possibili responsabili si pensa ovviamente alla Russia e suoi alleati. Dall’inizio della guerra in Ucraina abbiamo sentito e letto di numerosi attacchi che prendono di mira cavi elettrici e gasdotti nel Mar Baltico, sempre attribuiti direttamente o indirettamente a Mosca (coinvolgimento non sempre dimostrato da prove inconfutabili, vedi come sta andando il caso del sabotaggio al gasdotto Nord Stream), che hanno messo in luce profonde vulnerabilità nel cuore del sistema energetico del continente.

Secondo Jean-Charles Ellermann-Kingombe, assistente del Segretario Generale della NATO, nel giugno 2025, non si tratta di un’ipotesi, ma di una minaccia concreta: “L’invasione russa dell’Ucraina mostra chiaramente che le infrastrutture energetiche europee sono un obiettivo prioritario per la Russia“.

Eppure, nonostante la propaganda di guerra, gli interessi economici che ruotano attorno a questo ricco mercato e una pur obbligata consapevolezza della minaccia, si legge nella pubblicazione dello European Union Institute for security studies (Euiss), dal titolo “On a war footing: Securing critical energy infrastructure”, di fatto, le vulnerabilità del nostro sistema energetico esistono e persistono.

Le infrastrutture critiche affrontano non solo debolezze strutturali, ma anche crescenti rischi geopolitici, in particolare nella rete di trasmissione offshore e subacquea. Finché questa situazione non cambierà, l’Unione europea rimarrà sotto la costante minaccia di attacchi a basso rischio, con potenziali serie conseguenze dal punto di vista civile, economico e finanziario.

Un sistema obsoleto e vulnerabile, superare l’efficienza a breve termine

A partire dalle minacce sopra esposte, passando per i disastri naturali spesso innescati dall’estremizzazione del nostro clima e il dissesto idrogeologico dei territori, pochi oggi metterebbero in discussione la necessità di infrastrutture energetiche resilienti, che si tratti di centrali elettriche, gasdotti o cavi sottomarini.

La normativa dell’Ue in materia di sicurezza dell’approvvigionamento riconosce il pericolo degli attacchi e la Preparedness Union del marzo 2025 propone misure reattive, come lo stoccaggio di attrezzature per la riparazione e una maggiore cooperazione con la NATO.
Tuttavia, queste soluzioni, secondo l’analisi proposta da Caspar Hobhouse dell’Uiss, seppur utili, non risolvono il problema alla radice.

Le vulnerabilità del sistema attuale sono profonde e derivano da un approccio storico alla pianificazione e alla costruzione delle infrastrutture che ha privilegiato l’efficienza a breve termine, trascurando la sicurezza e i rischi geopolitici. Questo modo di pensare ha portato a due sfide principali.

La prima è la minaccia fisica. Dal 2022, secondo quanto riportato dal documento dell’Istituto europeo, diversi incidenti hanno visto cavi sottomarini tranciati da navi affiliate alla Russia. Nel dicembre 2024, il peschereccio Eagle S, appartenente a una “flotta ombra” russa, è stato fermato dalle autorità finlandesi dopo aver danneggiato EstLink 2, un cruciale interconnettore elettrico tra Finlandia ed Estonia.
La nave era equipaggiata con hardware di rilevamento di grado militare, a testimonianza di un attacco deliberato e premeditato. Questo non è un caso isolato, ma parte di una strategia russa volta a minare la sicurezza energetica europea, replicando le tattiche usate in Ucraina contro centrali e linee di trasmissione.

La seconda sfida è l’urgente necessità di modernizzare ed espandere la rete elettrica. Con un’età media di 40 anni, la rete europea necessita di investimenti massicci. La transizione energetica, con l’espansione dell’eolico offshore e del solare, sta alterando la geografia della produzione energetica. Questo richiede un ripensamento fondamentale su dove e come l’elettricità viene generata e trasmessa.

Rafforzare la sicurezza dei cavi sottomarini, ma la difesa militare non è sufficiente

La proposta della Commissione europea per rafforzare la sicurezza dei cavi sottomarini, presentata nel febbraio 2025, si concentra principalmente su soluzioni reattive:

Difendere militarmente le infrastrutture è una battaglia in salita. La “flotta ombra” russa conta oltre 1.000 imbarcazioni, mentre la forza militare congiunta incaricata della difesa nel Baltico, nel giugno 2024, contava solo 28 navi. Le soluzioni reattive, in sostanza, non sono strutturalmente sufficienti a garantire la sicurezza.

Resilienza “By Design”: pianificazione e progettazione

Per affrontare la minaccia in modo efficace, il sistema energetico europeo deve essere resiliente fin dalla sua progettazione. Un sistema del genere dovrebbe avere una maggiore interconnessione, una trasmissione ibrida flessibile e molteplici punti di connessione diffusi. La chiave è una pianificazione spaziale coordinata, che integri i criteri di sicurezza fin dall’inizio.

Attualmente, la pianificazione energetica a livello Ue è frammentata. Diverse direttive e piani si sovrappongono senza una visione d’insieme chiara che consideri la sicurezza fisica. La complessità è ulteriormente aggravata dal fatto che l’energia rimane una competenza nazionale, con 27 approcci diversi.

Una pianificazione spaziale coerente offrirebbe tre vantaggi principali:

  1. processo unificato: permetterebbe di integrare il parere di diverse agenzie, incluse quelle militari, fin dalle prime fasi. Questo velocizzerebbe progetti strategici e creerebbe percorsi di investimento più chiari.
  2. unificazione dei settori: riconoscerebbe l’interdipendenza tra elettricità, gas e idrogeno. Un guasto in un settore può bloccare gli altri, come dimostrato dall’interruzione delle operazioni dei terminal GNL in Spagna a seguito di un blackout.
  3. maggiore efficienza: consentirebbe di posizionare le infrastrutture e la capacità di generazione dove sono più efficienti, creando un sistema energetico continentale ottimizzato.

L’obiettivo finale: più infrastrutture di prossimità, maggiore interconnessione e una rete a maglie fitte di cavi sottomarini

La pianificazione spaziale è il mezzo. L’obiettivo finale è costruire molte più infrastrutture energetiche, e farlo in fretta. Un numero limitato di punti di connessione sarà sempre un facile bersaglio per un attore ostile.

La sicurezza energetica europea dipende dalla produzione domestica. Una soluzione proposta, come delineato nello studio Pathway 2.0, è la creazione di una rete a maglie fitte di cavi sottomarini di minor valore. Questo permetterebbe ai singoli parchi eolici di connettersi a più hub e di collegarsi tra loro, consentendo di reindirizzare l’elettricità se un cavo venisse interrotto.

Inoltre, espandere le interconnessioni più piccole in più località, anziché fare affidamento solo su grandi connessioni transfrontaliere, e incoraggiare progetti energetici locali, aumenterebbe la resilienza creando migliaia di punti di connessione critici.

La guerra ibrida sarà sempre più cyber

Quando si parla di attacchi ibridi, infine, è bene ricordare che i cyber attacchi sono una componente fondamentale e centrale. L’espressione “guerra ibrida” si riferisce a una strategia di conflitto che combina metodi convenzionali e non convenzionali, militari e non militari, con l’obiettivo di destabilizzare e indebolire un avversario senza ricorrere a una guerra aperta e dichiarata.

I cyber attacchi sono diventati uno degli strumenti più efficaci e “a basso rischio” nella cassetta degli attrezzi della guerra ibrida. Sono rapidi, potenti e offrono la possibilità di colpire a distanza, senza il dispiegamento di truppe o armamenti convenzionali, ma con un impatto potenziale devastante sulla società e sull’economia del paese bersaglio.

Non serve che la Russia e la Cina (o altri Paesi magari oggi nostri alleati) inviino caccia e navi da guerra per colpire in profondità infrastrutture energetiche e gettare nel panico cittadini, imprese e mercati.

Space & Underwater, il videoreportage della 1^ edizione della Conferenza internazionale dedicata ai domìni Spazio e Subacqueo, promossa e organizzata dal giornale Cybersecurity Italia.
La 2^ edizione si terrà il 3 dicembre 2025.

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