clima che cambia

Siccità, danni stimati in 6 miliardi di euro. Poi gli incendi, che ci costano 10 mila euro per ogni ettaro bruciato

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I fenomeni climatici estremi, il gran caldo, la mancanza di acqua e gli incendi sempre più frequenti, sono dei fattori critici che minacciano sempre di più le imprese della terra, del settore agricolo e dell’allevamento. I nuovi dati diffusi da Coldiretti parlano di un 10% del PIL agricolo a rischio quest’anno. Fondamentale accelerare la transizione ecologica.

L’Italia in secca

L’estate italiana è sempre più la cronaca di ondate di calore intense e persistenti, di incendi devastanti e di siccità prolungata. Quest’anno il gran caldo è arrivato già agli inizi di maggio e attualmente, a fine luglio, non accenna a dare segni di ritirata.

Insieme al riscaldamento anomalo del Mediterraneo e dell’intera Europa occidentale, si è presentato già durante l’inverno passato un lungo ed intenso periodo di siccità, con una riduzione delle precipitazioni perdura tutt’ora e che in Italia è stata stimata tra il 40 ed il 60% in meno a seconda delle zone (dati Isac Cnr).

Siccità e danni alle imprese agricole

Secondo stime Coldiretti, l’emergenza idrica è una grave minaccia per l’intero comparto agricolo nazionale, in particolare potrebbe riguardare il 30% almeno della produzione nazionale.

Ad essere seriamente in pericolo è il 10% del PIL agricolo italiano, per danni complessivi al momento calcolati attorno ai 6 miliardi per le imprese del settore, soprattutto del Nord Italia.

Secondo Confagricoltura il danno sarebbe molto più ridotto, attorno ai 2 miliardi di euro, per un 6% del PIL agricolo nazionale.

Il flagello della siccità

Di fatto, “la siccità ha un impatto devastante sulle produzioni nazionali che fanno segnare cali del 45% per il mais e i foraggi che servono all’alimentazione degli animali, del 20% per il latte nelle stalle con le mucche stressate dal caldo afoso, del 30% per il frumento duro per la pasta nelle regioni del sud che sono il granaio d’Italia”, si legge nel comunicato.

In diminuzione di oltre 1/5 le produzioni di frumento tenero, ma crollano del 30% pure la produzione di riso, del 15% quella della frutta ustionata da temperature di 40 gradi, e del 20% cozze e vongole uccise dalla mancanza di ricambio idrico nel Delta del Po, dove – ha precisato la Coldiretti – si allargano le zone di “acqua morta”, assalti di insetti e cavallette che solo in Sardegna hanno già devastato quasi 40mila ettari di campi”.

A soffrire è anche l’industria alimentare più in generale, perché la siccità e il gran caldo mettono a rischio più del 50% delle imprese di allevamento di animali da carne e latte.

La distruzione degli incendi

Come se non bastasse, sempre Coldiretti (su dati Effis) ha stimato che per ogni incendio appiccato (la stragrande maggioranza dei rochi è di origine umana o dolosa) si crea un danno economico di oltre 10 mila euro per ettaro in fumo.

Sono già 243 gli incendi in Italia dall’inizio del 2022. Negli ultimi 15 anni la media è stata di 263 per l’intera stagione delle fiamme. Ad oggi sono bruciati 27.704 ettari, contro una media storica doppia pari a quasi 54.000 ettari.

Facendo due calcoli siamo quindi a circa 280 milioni di euro di danni stimabili nei primi sette mesi dell’anno in corso.

Il danno si calcola fra spese immediate, per lo spegnimento e la bonifica, e quelle a lungo termine sulla ricostituzione dei sistemi ambientali ed economici delle aree devastate.
Per ricreare il bosco bruciato ci vogliono in media 15 anni.

Transizione ecologica da accelerare assieme all’elettrificazione

Uno scenario questo che inquieta, preoccupa e fa temere il peggio per i prossimi anni. A meno che non si intervenga subito, si rafforzino la transizione ecologica e i piani di contrasto e mitigazione dei cambiamenti climatici.

La caduta del Governo Draghi lascia sicuramente imprese e cittadini in un’atmosfera di profonda incertezza sul futuro di decarbonizzazione del nostro Paese, ma qualcuno inizia a muoversi anche in autonomia.

Come nel caso dell’accordo annunciato oggi tra le Regioni Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria per lavorare in sinergia su alcuni temi fondamentali, pilastri della transizione ecologica, come rifiuti, fonti di energia rinnovabile, siccità e idrogeno.

Gli italiani non vogliono abbandonare il percorso green

D’altronde, secondo un’indagine dell’Area studi Legacoop, ben 7 italiani su dieci ritengono urgente la transizione ecologica (con punte dell’83% tra gli under 30 e dell’80% al Sud), definendola “giusta” nel 50% delle risposte.

E poi c’è la transizione della mobilità che deve puntare forte sull’elettrificazione. Secondo un sondaggio della Banca europea per gli investimenti, il 78% degli italiani è convinto che la sua prossima auto sarà elettrica, sia a batteria, sia ibrida (ben vista dal 51% degli intervistati)