Copyright e AI

Seattle Times e Newsday fanno causa a OpenAI e Microsoft. Ma il Governo Usa difende l’addestramento sui testi protetti

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I due quotidiani accusano le aziende di aver copiato senza autorizzazione anche articoli dietro paywall per alimentare ChatGPT, Copilot e Bing. Il nuovo contenzioso arriva mentre il Dipartimento di Giustizia interviene nelle cause sul copyright sostenendo che l’addestramento degli LLM su opere protette non costituisce, di per sé, una violazione del diritto d’autore.

Il Seattle Times e Newsday hanno citato in giudizio OpenAI e Microsoft davanti alla Corte distrettuale federale per il Southern District of New York, accusando le due società di aver utilizzato senza autorizzazione il loro lavoro giornalistico per addestrare e far funzionare sistemi di AI.

Secondo la causa, OpenAI e Microsoft avrebbero effettuato lo scraping dei siti web delle testate, compresi contenuti protetti da paywall, incorporando gli articoli nei dataset utilizzati per prodotti come ChatGPT, Microsoft Copilot e le funzionalità AI di Bing.

Il nuovo procedimento arriva però in un momento particolarmente delicato per la battaglia sul copyright. Il 1° settembre il Dipartimento di Giustizia americano è intervenuto in un altro grande contenzioso contro OpenAI sostenendo una posizione netta: addestrare un modello linguistico su testi protetti dal diritto d’autore non dovrebbe essere considerato, di per sé, una violazione del copyright.

L’accusa: ChatGPT può sostituire la visita ai siti degli editori

Seattle Times e Newsday sostengono che i sistemi di OpenAI e Microsoft possano riprodurre parti dei loro reportage, parafrasare fedelmente gli articoli e fornire direttamente agli utenti informazioni che altrimenti richiederebbero l’accesso ai siti delle testate. Secondo gli editori, questa capacità rischia di ridurre traffico, ricavi pubblicitari e incentivi a sottoscrivere un abbonamento.

“Siamo fermamente convinti di dover difendere i nostri contenuti, per la cui produzione spendiamo milioni di dollari ogni anno, dall’essere utilizzati senza il nostro consenso o senza un compenso”, ha scritto ai dipendenti Alan Fisco, presidente e amministratore delegato del Seattle Times.

Le due testate chiedono anche un’ordinanza che imponga la distruzione delle copie delle proprie opere e dei dataset di addestramento o dei modelli AI che le contengono.

OpenAI invoca il fair use

OpenAI non ha commentato specificamente la nuova causa, ma ha ribadito la propria posizione generale: i modelli vengono addestrati su dati pubblicamente disponibili e questo utilizzo rientrerebbe nel principio americano del fair use.

“Sebbene siamo sorpresi dalla causa, riconosciamo l’importanza del giornalismo locale e siamo sempre lieti di confrontarci per esplorare soluzioni a questo tipo di controversie”, ha dichiarato un portavoce di Microsoft. Il nodo centrale resta quindi lo stesso che attraversa ormai decine di procedimenti negli Stati Uniti: copiare opere protette per addestrare un modello costituisce una nuova forma di utilizzo trasformativo oppure richiede il consenso e il pagamento dei titolari dei diritti?

Il governo Usa: addestrare un modello non significa sostituire l’articolo

Il 1° settembre il Dipartimento di Giustizia ha depositato uno Statement of Interest of the United States nel procedimento riunito In re: OpenAI, Inc. Copyright Infringement Litigation, nel quale sono confluite, tra le altre, le cause del New York Times, Intercept, Tribune Media, Ziff Davis, autori ed editori.

La posizione dell’amministrazione è esplicita: gli Stati Uniti hanno “un forte interesse” affinché il tribunale respinga la tesi secondo cui l’addestramento degli LLM su testi protetti costituisce automaticamente una violazione del copyright.

Il governo distingue nettamente la fase di training da ciò che il modello restituisce successivamente agli utenti. Secondo il Dipartimento, durante l’addestramento un articolo non viene copiato per sostituirne la lettura, ma per estrarre regolarità statistiche, vocabolario, struttura e sintassi necessarie al funzionamento del modello.

Il ragionamento si basa sul fair use e, in particolare, sul carattere trasformativo dell’utilizzo e sull’assenza di una sostituzione diretta dell’opera originale durante il training. Diverso, invece, è il problema delle risposte generate dal modello: il governo ha scelto di non estendere a questa fase la propria tesi generale, lasciando aperta la questione di cosa accada quando un chatbot riproduce o parafrasa materiale protetto.

Washington critica anche la teoria del “danno al mercato”

La memoria del Dipartimento di Giustizia contesta inoltre la teoria secondo cui l’addestramento sarebbe illecito perché i modelli potrebbero successivamente generare opere capaci di diluire il mercato dei contenuti originali. Il governo definisce “profondamente viziata” questa impostazione, sostenendo che confonda due momenti distinti: l’utilizzo dei testi per addestrare il sistema e quello che il modello produce dopo essere stato interrogato. La memoria critica anche una precedente decisione californiana e una parte del rapporto pubblicato nel 2025 dall’U.S. Copyright Office sull’intelligenza artificiale.

Dietro la posizione giuridica emerge anche una precisa scelta di politica industriale. Washington sostiene che imporre licenze obbligatorie per il training potrebbe favorire soltanto le aziende tecnologiche più grandi, le uniche in grado di sostenere costi elevati per accedere a enormi archivi di contenuti, riducendo la concorrenza nel mercato dell’AI.

Il precedente del New York Times

La nuova causa di Seattle Times e Newsday segue la strada aperta dal New York Times nel 2023 contro OpenAI e Microsoft. Il quotidiano aveva accusato le due società di aver utilizzato milioni di articoli senza autorizzazione per addestrare i propri sistemi. Quel procedimento è ancora in corso ed è ora confluito nel più ampio contenzioso sul quale è intervenuto anche il governo americano.

Nel frattempo si sono moltiplicate le cause intentate da editori, scrittori e altri titolari di copyright contro società come OpenAI, Anthropic e Meta.

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